Mio
padre, Kazimir Rényi, prestò servizio come medico internista
all'ospedale di via Vas di Budapest dal 1948 fino al cambio di
destinazione della struttura avvenuto nel 1950. Quella che prima
della seconda guerra mondiale era stata l'elegante casa di cura Pajer, in
quegli anni fu trasformata in un ospedale da campo per partigiani
greci feriti durante la guerra civile, tutti ricoverati sotto falsa
identità ungherese al fine di garantirne la clandestinità. Per
curarli in modo efficace mio padre imparò il greco moderno,
facilitato anche dalla coabitazione con i malati, perché lui, e dal
marzo del 1949 anche mia madre, alloggiavano in una stanza d'ospedale
messagli a disposizione. Fra gli altri medici in quell'ospedale c'era
anche la madre della psicanalisi ungherese nonché del giornalista
Miklós
Gimes,
Lilly Hajdu Gimes (1891 - 1960), il cui compito sarebbe stato offrire
sostegno psicologico ai ricoverati prevalentemente di origine
contadina, a volte analfabeti, persone che non erano mai state oltre
i confini della propria regione, quindi alle prese con problemi non
solo fisici, ma anche di natura psicologica. La professoressa Gimes
non era però in grado di aiutarli perché malgrado gli sforzi, non
imparò che due parole di greco. Dopo qualche mese abbandonò
l'incarico per andare a dirigere il grande ospedale psichiatrico
della capitale ungherese. Nel 1956 suo figlio prese parte alla
rivoluzione come caporedattore del primo quotidiano indipendente, e
dopo la sconfitta condivise prima l'esilio, poi il processo con Imre
Nagy; con lui fu anche condannato a morte e giustiziato nel 1958.
Lilly Hajdu Gimes cadde in grave depressione e si tolse la vita nel
1960.
