venerdì 25 maggio 2012

Péter Popper, Sette riflessioni sgradevoli sulle pene d'amore


Péter Popper, psicologo e psichiatra ungherese
(1933-2010)


  1. La storia dell'umanità inizia con un fratricidio: Caino uccide Abele perché Dio gradisce solo il sacrificio di suo fratello. La Bibbia sembra voler dire che il dolore più grande nella vita di un essere umano è il rifiuto. Perché i rifiuti comprendono anche giudizi: non sei alla mia altezza, non sei degno di me o degno di qualcosa, non ti voglio, c'è di meglio ecc. Se questo rifiuto riguarda una passione, un'ammirazione o anche solo un desiderio fisico dettato dagli istinti, il dolore si moltiplica e diventa una furia incommensurabile. Di conseguenza chi rifiuta un amore sottopone l'altro a grande sofferenza e gioca con un fuoco pericoloso.
  2. La saggezza millenaria dice che anche il viaggio di mille miglia inizia con un passo. Allo stesso modo la costruzione degli edifici di dieci piani comincia con la posa di una prima fila di mattoni. Non si deve mai giocare con la passione di un altro essere umano. Non va fatto il primo passo. Non va posta la prima fila di mattoni. In quel momento tutto può ancora essere risolto al costo di una piccola ferita, di un dolore lieve. Ma se non sistemiamo la faccenda perché siamo poco coraggiosi, perché pensiamo di risparmiare all'altro il dolore o perché siamo pigri e vogliamo affidare al tempo la soluzione delle situazioni fastidiose, insomma se ci lasciamo trascinare dalla corrente, il tempo non solo non sistemerà la questione ma ci farà precipitare in grandi tragedie.
  3. Credo nell'autosuggestione dell'essere umano. Capita molto raramente – di solito nei libri – di vedere qualcuno e innamorarsene di colpo. Gli autori mediocri ne parlano come di un fulmine che attraversa entrambi. Sarebbe bello se fosse vero, ma succede molto di rado. Accade invece che si ha voglia di amore e ci si apre davanti alla passione. Non per caso il famoso scrittore ungherese Milán Füst avrebbe voluto pubblicare quest'annuncio: “Si cerca oggetto per passione già esistente”.
  4. Un anziano psicologo – interpellato per lo più per delusioni amorose e per relazioni in crisi – tenderebbe a pensare che più delle volte gli innamorati non abbiano la più pallida idea dell'oggetto del loro amore. Perché prima di tutto vogliono amare e se finalmente compare un marcantonio o una sirenetta, vi proiettano tutte le loro fantasie erotiche, tutti i loro desideri immaginari e sogni relativi alla Persona cercata e si innamorano di un essere immaginario. Sapendo ben poco della persona reale dietro l'immagine della loro fantasia. Arrivano però i momenti drammatici della delusione e non se la prendono con se stessi ma con il partner: perché non sei quello o quella che immaginavo? Senza parlare del grandioso spettacolo teatrale dell'amore al culmine della passione, quando tutti danno il meglio di sé. Rimangono celati però i veri volti, i veri caratteri, le deviazioni presenti in tutti noi, le fissazioni, le abitudini a volte difficilmente sopportabili.
    Mi vergogno ma voglio ugualmente ammettere di non fare il tifo per le unioni d'amore. La simpatia reciproca, l'amicizia o la comunanza di interessi permettono una migliore conoscenza del partner. 
  5. Il regno dell'amore è pieno di inganni. Cinquecento anni fa un drammaturgo inglese raccontò la storia di un amore vero. Ancora oggi la gente va al teatro per assistere al destino di Romeo e Giulietta. L'amore esiste ma è un fenomeno raro. Oggigiorno qualcuno ha inventato però che un uomo retto, una donna decente vanno a letto solo per amore. E allora bisogna chiamare amore tutto, il piacere del momento, il desiderio, l'attrazione, il flirt, l'eccitazione. Che senso ha?
  6. Sotto sotto la pigrizia uccide l'amore. La sicurezza della felicità acquisita distrugge la vita quotidiana. Quando siamo pigri per fare la corte, per conquistare, per renderci desiderabili, compresa la pulizia della persona, l'uso del profumo, dell'abbigliamento e della biancheria attraenti. Perché? Tanto è ormai è nostro/nostra. Suona allora la campana a morto della relazione fra uomo e donna. Perché nel nostro cuore dovrebbe essere scritto a lettere cubitali che L'ESSERE UMANO NON E' PROPRIETA' DI NESSUNO.
  7. Il vero amore è passione, estasi, felicità. Tutto questo però non è mai permanente, sono solo momenti. E quando sono passati? Dobbiamo far finta del contrario? O cercare nuove eccitazioni? Eravamo abituati ad averle, ne “abbiamo diritto”. Dicono che l'amore si trasforma in affetto. A volte. Ma per lo più diventa indifferenza, alienazione, odio come dimostrano i divorzi e le lotte spregevoli per i figli, per la divisione dei beni.
    Cosa possiamo fare? L'importante è non ascoltare nessuno, neppure l'anziano “specialista”, lo psicologo. Nessuno deve dare retta a nessuno, né ai genitori né agli amici, che vorrebbero tarpargli le ali quando vuole volare verso il cielo e il sole per raggiungere l'uccello azzurro della felicità. Innanzitutto perché la passione è più forte delle parole sagge. Poi perché l'uccello azzurro è imprevedibile. Qualche volta si lascia catturare, qualche altra si posa lui stesso sulla spalla dell'eletto, e comunque non esiste.
    Devo darvi una notizia triste. Non esiste La Persona. Non c'è. Non esiste una donna o un uomo che ci appartenga, che potremmo incontrare. Una persona fortunata incontra due o tre persone nel corso della propria esistenza che potrebbero fare per il suo caso. Ci vuole però molta pazienza, rinuncia, comprensione, abnegazione, perché alla fine possa nascere un rapporto in cui l'altro o l'altra diventi indispensabile, ovvero La Persona.

    (Trad. Andrea Rényi)




martedì 15 maggio 2012

Attila Jòzsef, Saluto a Thomas Mann



Come un bambino bisognoso di riposo
che già ha raggiunto il quieto letto
ancora chiede: "Non andar via, racconta" -
(perché la notte non gli piombi subito addosso)
e fin che il cuoricino batte ansioso
e non sa cosa desideri di più:
se il racconto o che tu sia qui,
parimenti ti chiediamo: Siedi tra noi, e narra.
Di' ciò che dici sempre (e noi l'abbiam scordato)
parlaci del fatto di essere con noi
e noi tutti quanti insieme a te,
tutti coloro che hanno pensieri degli dell'uomo.
Tu lo sai bene, il poeta mai mente,
dice il vero, non solo il genuino,
la luce che ci illumina la mente
ché, senza l'uno dell'altro siamo al buio.
Come Hans Castorp sul corpo di madame Chauchat
stasera possiamo vederci in trasparenza.
Nella felpa della tua parola non passa il rumore -
Raccontaci del bello e di ciò che è problematico
alzando il nostro cuore dal lutto al desiderio.
Abbiamo appena seppellito il povero Kosztolànyi
e sull'umanità come su lui il cancro
non rode lo stato-orrore,
rabbrividendo ci chiediamo cos'altro può accadere
quali nuove idee annientatrici si scateneranno
che nuovo veleno bolle che penetri tra noi -
fin quando avremo un posto dove tu puoi leggere?...
Se tu parli, non ci scoraggiamo,
noi maschi restiamo maschi
e le donne libere, gentili
e tutti gli esseri umani, di cui c'è sempre penuria...
Accomodati. Inizia ben bene il racconto.
Siamo in ascolto, e ci sarà chi semplicemente
ti guarda, perché felice di vedere
oggi qui tra i bianchi un europeo.

(Trad. di Edith Bruck)

lunedì 7 maggio 2012

István Örkény, Un lettore scrupoloso



  • Vorrei parlare con Mihály Szlávik.
  • Non posso passarglielo ora ma le dico subito che se si tratta di un incidente, la macchina la possiamo prendere in consegna solo nel mese prossimo.
  • Mi ha cercato lui.
  • Perché non ha detto subito che vi conoscete? Che cosa ha la macchina che non va?
  • Non si tratta di un incidente. Sono appena tornato a casa e ho trovato un biglietto con il nome di Mihály Szlávik e un numero di telefono.
  • La prego di richiamare fra venti minuti, adesso tutta l'officina è in intervallo per il pranzo.
    *
  • Vorrei parlare con Mihály Szlávik.
  • Glielo passo subito.
  • Pronto, sono Mihály Szlávik.
  • Mi ha lasciato lei il suo numero?
  • Sì, mi sono permesso di farlo per domandarle una cosa.
  • Prego.
  • Ha tradotto lei il romanzo di Truman Capote, vero?
  • Sì, sono io il traduttore di Altre voci, altre stanze. L'ha letto?
  • L'ho letto e mi è piaciuto molto, ma ho notato qualcosa. Vorrei sapere perché i neri nel libro parlano diversamente rispetto agli altri?
  • Parlano diversamente?
  • Parlano come se fossero stranieri. Vorrei solo capire meglio, per questo glielo sto chiedendo.
  • Mi sembra di ricordare qualcosa. Vede, la traduzione risale a tre anni fa, l'ho dimenticata un po' ma mi ricordo di una cameriera con una cicatrice sul collo. Si sta riferendo a lei?
  • Anche a lei.
  • Allora si tranquillizzi pure. Mi ricordo molto bene che questa ragazza anche nel testo originale parla in un inglese stentato.
  • Cosa significa stentato?
  • Stentato è stentato. O no?
  • Non del tutto. Parliamo in modo stentato una lingua che non conosciamo bene. Può parlare male anche la propria lingua madre chi non ha studiato, chi è ignorante o è limitato. Ma sono due cose ben distinte.
  • Come parla allora quella nera?
  • Parla come una straniera che non conosce bene l'inglese. Questo mi ha colpito e mi sono permesso di chiamarla. I neri vivono negli Stati Uniti, in un ambiente anglofono, sono dunque di lingua madre inglese.
  • Ho incontrato degli zingari che vivono qui, in Ungheria, eppure parlano un ungherese stentato come se fossero stranieri.
  • Questo ragionamento sembra corretto ma non dimostra nulla. Gli zingari hanno infatti una loro lingua, ma non i neri.
  • Capisco. Non so cosa dire. Vorrei che mi credesse che sono un traduttore molto preciso, persino maniacale. Può ben credermi che la ragazza anche nel testo originale parla male l'inglese. In più, i revisori controllano la traduzione parola per parola...
  • I revisori possono commettere errori. La prego di dare un'occhiata a Hook Finn. Se non erro, l'ha tradotto Karinthy. In ogni caso, in Hucklebbery Finn il nero parla come un analfabeta, un uomo primitivo e non come uno straniero. Oppure quest'aspetto è irrilevante per un traduttore?
  • No, ma non ho tradotto io Huckleberry Finn. Che tra l'altro un romanzo di cent'anni fa.
  • Mi deve perdonare, ma questo conferma solo che ho ragione io. A cent'anni di distanza i neri  hanno imparato a parlare l'inglese solo meglio, e non peggio.
  • Credo che lei abbia ragione anche su questo.
  • Spero di non averla offesa.
  • Affatto. Ha detto cose su cui riflettere.
  • Purtroppo non parlo l'inglese, non ho potuto controllare il testo originale ma quei dialoghi mi hanno colpito. Volevo parlare con lei perché per me la chiarezza viene prima di tutto.
  • Ha fatto bene a chiamarmi.
  • Devo lasciarla perché il capoofficina mi sta bussando sul vetro. Per il resto la traduzione è ottima.
  • Arrivederci.
  • Le faccio tanti auguri.

    (Da "Novelle da un minuto", trad. di Andrea Rényi)


venerdì 4 maggio 2012

István Örkény, Sondaggio

Anche in Ungheria è stato istituito ed è già attivo il primo istituto di sondaggi dell'opinione pubblica.
Contiamo sulla vostra gentile collaborazione.
A scopo dimostrativo comunichiamo i risultati del primo sondaggio relativo all'opinione dei nostri cittadini sul passato, presente e futuro del nostro Paese. Per l'affidabilità del risultato, abbiamo chiesto a 2975 persone dalle più varie estrazioni, posizioni sociali, occupazioni e fedi religiose, di rispondere ai quesiti del seguente modulo:

1. Com'è il sistema attuale?
a) Buono
b) Cattivo
c) Non è né buono, né cattivo, ma potrebbe essere un tantino migliore
d) Vorrebbe emigrare a Vienna

2. Percepisce la solitudine dell'uomo del XX secolo?
a) Si sente molto solo
b) Si sente quasi del tutto solo
c) Per così dire, si sente completamente solo
d) A volte scambia due parole con il portiere dello stabile

3. Le sue esigenze culturali
a) Frequenta i cinema, le partite di calcio e le osterie
b) Qualche volta guarda fuori dalla finestra
c) Non si affaccia neppure alla finestra
d) Non è d'accordo con le tesi di Mao Tse-tung

4. Che formazione filosofica possiede?
a) Marxista
b) Antimarxista
c) Legge solo romanzi di Jenő Rejtő
d) E' alcolizzato

Risultato:
1. Negli ultimi vent'anni tutto è andato a meraviglia.
2. Anche ora va tutto benissimo, soltanto le corse della linea 19 sono rare.
3. Il futuro sarà persino migliore se infittiscono le corse della linea 19. 

(Dalle "Novelle da un minuto"; trad. di Andrea Rényi)