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domenica 2 novembre 2014

Tradurre la poesia




"Tradurre è sempre difficile. Anche il poeta traduce qualcosa: dal mondo apparentemente razionale trae folgorazioni liriche che apparentemente sembrano allontanarsi da una razionale corrispondenza tra realtà e parola, ma che in realtà scoprono rapporti prima segreti e in effetti più veri, anche se la novità della loro rivelazione turba la visione consueta delle cose. I traduttori che non comprendono ciò, che si rifugiano in “operazioni lessicalizzanti”, e che “trasferiscono” semplicemente, sciogliendo i nodi che il poeta ha stretti, riconducono la folgore nella nuvola, aboliscono il gesto creativo e liberatore."

Gianni Toti  

giovedì 10 aprile 2014

Marinka e piccoli misteri

I girasoli, dipinto di Marinka Dallos
Da più di anno ogni settimana trascorro alcune ore molto piacevoli in compagnia di Marinka Dallos alla bellissima, accogliente e ben organizzata Casa Totiana diretta da Pia Toti Abelli. Scoprii casualmente questa casa museo dedicata a Gianni Toti, partigiano poeta giornalista e videoartista, e a Marinka Dallos, la sua prima moglie, traduttrice e pittrice italo-ungherese, e mi incuriosì subito.

Sapevo che insieme a suo marito, e in seguito con Jole Tognelli, un'amica scrittrice e drammaturga, Marinka aveva tradotto i poeti ungheresi più importanti e stralci di opere di scrittori contemporanei. "Scritto verso la morte", una delle prime raccolte italiane dei versi del poeta magiaro Miklós Radnóti, fu salutata con entusiasmo non solo dal pubblico ma da poeti della grandezza di Salvatore Quasimodo e Ingeborg Bachmann. Sapevo che Marinka era stata anche una celebre pittrice naif che aveva esposto in mostre collettive e individuali in tutta l'Europa. Marinka Dallos dominava la scena culturale ungherese a Roma già molti anni prima del mio arrivo, e per molti anni ancora, fino alla sua scomparsa prematura nel 1992, ma io non frequentavo l'ambiente italo-ungherese della Capitale e non ebbi l'occasione di incontrarla di persona. Con una sola eccezione.

Non ricordo l'anno ma era la prima metà degli anni '80 del secolo scorso, quando la mia mamma veniva a trovarmi da Budapest ancora con il treno proveniente da Mosca, che impiegava ventiquattro ore e più, permettendo o costringendo, secondo il caso, i viaggiatori a fare amicizia. Andai a prenderla alla stazione Termini, lei scese allegra e volle subito presentarmi la persona con la quale aveva condiviso lo scompartimento. Era Marinka Dallos, che ci invitò ad andarla a trovare, ma non riuscimmo a metterci d'accordo su un appuntamento. Verso casa la mia mamma raccontò che sul treno aveva aiutato Marinka, non molto volentieri per i rischi che ciò comportava, a nascondere alcune bambole di porcellana d'antiquariato che Marinka aveva acquistato in Ungheria per la sua collezione. Sarebbe stato difficile ottenere l'autorizzazione per portarle fuori dall'Ungheria, e per non farle scoprire dai doganieri Marinka dovette trovare un nascondiglio per loro, infilandone tre o quattro anche nella cuccetta di mia madre.

Marinka Dallos (1929-1992)
Nei decenni passati ogni tanto tiravo fuori - ora so che lo facevo distrattamente -, l'antologia Ungheria antiromantica, che Marinka aveva tradotto e redatto con Jole Tognelli per i tipi di Sciascia Editore nel 1971. Quel volume era una delle poche fonti di poesie ungheresi tradotte in italiano. Come dicevo prima, da un anno collaboro con la Casa Totiana per sistemare il lascito letterario di Marinka, mentre della sua pittura si sta occupando una bravissima e giovanissima storica dell'arte ungherese, Mirjam Dénes, per coincidenza originaria della cittadina natale di Marinka, Lőrinci.

Per puro caso il mio primo giorno alla Casa Totiana coincise anche con l'ottantaquattresimo compleanno di Marinka, e questo potrebbe già essere interpretato come un segnale. Ma da allora sono accaduti altri piccoli eventi significativi e soprattutto portatori di forti emozioni.

Marinka Dallos, Isola Tiberina
Imre Bertalan era il vice caporedattore di Nők lapja, l'unica rivista femminile nell'Ungheria degli anni '60. Era anche il papà di Anna, la mia amica di più antica data; siamo amiche per la pelle dalla quinta elementare. Ricordavo del viaggio di suo padre a Roma nel 1966, perché la sua intervista a Moravia aveva fatto scalpore, ma scartabellando fra i ritagli di giornali della Casa Totiana ho trovato anche un'intervista fatta da lui a Marinka nello stesso periodo. Il momento più sorprendente è stato quando ho preso in mano di nuovo l'Ungheria antiromantica di Marinka, e per la prima volta il libro si è aperto alla prima pagina, dove ho trovato, incredula e sconcertata, la firma di Imre Bertalan con la data: 30 marzo 1972. Data che mi ha fatto venire la pelle d'oca, perché Imre Bertalan sarebbe scomparso poco dopo. Per oltre 40 anni ero stata sicura di aver trovato questo libro al mio arrivo a Roma, regalo di un suo amico a noi, coppia italo-ungherese. E non avevo mai notato la firma. Né io né Anna ricordiamo nulla, lei non ricorda il libro che suo padre probabilmente aveva ricevuto dalla stessa Marinka, meno che mai di avermene fatto dono.

Ieri fra le carte di Marinka ho ritrovato una lettera della mia professoressa di disegno delle medie, una storica dell'arte, che era stata anche amica della mia mamma.

L'avventura continua, ogni volta vado sempre più incuriosita alla Casa Totiana dove ho ancora una montagna di carte da vedere e da archiviare, e chissà quante altre sorprese mi attendono ancora.






venerdì 28 giugno 2013

L'amore immortale per Marinka


Dall'11 dicembre 1992, data della morte di Marinka Dallos, pittrice naif e traduttrice dall'ungherese, per più di tre anni suo marito, Gianni Toti, giornalista, saggista, scrittore, "poetronico", buttò un sasso nello stagno dell'assenza pubblicando l'11 di ogni mese un necrologio-omaggio su l'Unità in memoria della donna conosciuta nel 1949 in Ungheria e che gli è stata accanto per 42 anni nell'evocativa casa-manifesto: migliaia di libri, tante luminose opere di Marinka, e disegni, cartoline, locandine, foto, biglietti, dediche, inviti che tappezzano pareti, stipiti, porte, infissi, fino a coprire il soffitto. Ne riporto uno, di toccante bellezza:

Trentatré mesi, mille giorni e quattro, senza, senza, senza, MARINKA e l'uomo che è vissuto con lei quarantadue anni d'amore e rispetto per la donna, la compagna coSmunista e l'artista non imitabile – Gianni Toti – non sa ancora come sottovivere o soprammorire, sa soltanto testimoniare così, a se stesso, a quel che resta, e a quegli amicompagni che resistono all'altra morte, che Marinka Dallos è stata, per sempre [.]
Roma, 11 settembre 1995
Alcuni quadri di Marinka Dallos
Fonte: www.lacasatotiana.it


domenica 23 giugno 2013

Per il compleanno di Gianni Toti

Gianni Toti (Roma, 24 giugno 1924 - Roma, 8 gennaio 2007)

Domani sarà l'ottantanovesimo anniversario della sua nascita. Lo ricordo con una sua poesia tratta dal suo Un poeta scriblerrante (El Bagatt, Bergamo, 1995)

La volta

c'ero una volta vi giuro che c'ero
 voi non mi credete lo so che è incredibile
  ma c'ero una volta non tutte le volte ci sarò
   stato ma c'ero più di tanti altri che ancora
    ci sono propagandati dal silenzio dell'oro

     ho visto che avevo capelli e neri e che ridevo forte
      di nulla-tutto felice d'essere infelice
       d'amore di non so più quale stupito sorriso
        lucescritto mi hanno qualche volta per memoria
         di me a me che dimenticavo di esistere

          e adesso che la vita si è ricordata di me che c'ero
           e più non dovevo esserci sento che ci sono stato
            e per sempre confitto nell'epoca albero sensibile
             ad ali a foglie a venti e cielomoti ma ditemi
              anche voi che c'ero ci sarò stato per sempre

               una volta per tutte le volte delle rivolte


Le due pagine dedicate a Gianni Toti e alla Casa Totiana - www.lacasatotiana.it
sull'Alias del Manifesto il 23 giugno 2013

giovedì 23 maggio 2013

Budapest, 1949, raduno internazionale

Un ospite dalla pelle nera, arrivato da lontano, concede autografi nelle vie di Budapest. Diecimila giovani da 84 Paesi hanno partecipato al Secondo Raduno Internazionale  della Gioventù, la cui organizzazione quest'anno l'Unione Democratica Giovanile Internazionale ha affidato ai giovani ungheresi 
I raduni internazionali dei giovani comunisti (acronimo ungherese: VIT -  Világifjúsági Találkozó) erano formidabili eventi politici negli anni della guerra fredda. Il primo fu organizzato nel 1947 a Praga, con la partecipazione di 17mila giovani provenienti da 71 Paesi. Due anni dopo, nel 1949, fu la volta di Budapest: in quell'occasione arrivarono 10mila ragazze e ragazzi da 84 nazioni. Nascevano amori, si consolidava la fede, direi fanatica, nell'ideologia comunista, e soprattutto si trascorrevano giorni spensierati, in grande allegria.

Una figura importante di questi miei ultimi tempi, Gianni Toti, incontrò proprio in quell'occasione a Budapest la ventenne Marinka Dallos; fra i due scoccò la scintilla, l'anno dopo Marinka era già sua moglie, e non molto dopo lei iniziò a dare il suo contributo fondamentale nella diffusione della cultura ungherese in Italia.

Una simpatica testimonianza di questo raduno è la tessera rilasciata a uno studente universitario italiano (nato nel 1925) per l'accesso gratuito a tutti gli stabilimenti balneari di Budapest.




mercoledì 16 gennaio 2013

Gianni Toti, Cinque regole irregolari

Dipinto di Marinka Dallos

Gianni Toti,


Cinque regole irregolari

regola prima
            non prendere
la malinconica abitudine del successo
appena l'hai ottenuto buttalo via
e ricomincia da capo

seconda
       quando sei tutto mondano 
tutto su questa faccia della medaglia
tutto sull'orlo esterno della moneta
gettala in alto e ricomincia da capo

terza
       battiti sempre non stancarti della stanchezza
contro gli ultimi draghi del potere
sia tuo che degli altri: ricorda
che tutto ciò che innalza un uomo ne umilia un altro
e ricomincia da capo

quarta
        la realtà è più misteriosa
del mistero
        occorre molta fantasia per trovarla
ti dicono: questo è reale - e tu buttalo
e ricomincia da capo a cercare

quinta
        nulla ha più insuccesso
del successo (iterazione inutile)...


da L'ultimo scritto. Sciascia, Caltanissetta-Roma 1965