mercoledì 26 agosto 2015
Ancora su "Ritratto di madre, in cornice americana"
"… la casa editrice Voland si regala e regala un nome che non stona in compagnia dei più belli della letteratura magiara di oggi, György Konrád, Péter Nádas, Péter Esterházy, Imre Kertész, Giorgio Pressburger (italiano e ungherese, limpidi e insuperati i suoi primi racconti)" dice la recensione di Salvatore Lo Iacono pubblicata oggi.
giovedì 13 agosto 2015
Monumento Vivente - Palcoscenico della Libertà
Il 20 agosto, festa nazionale ungherese in quanto il giorno di Santo Stefano (considerato il fondatore dell'Ungheria nell'anno 1000), un gruppo di tenaci resistenti si riunirà per la cinquecentesima volta (!) in piazza
Szabadság/della Libertà a Budapest, di fronte al monumento
intento a commemorare l'invasione nazista dell'Ungheria iniziata il
19 marzo 1944. Davanti al monumento si possono notare candele, fotografie e
documenti, tutti sistemati lì da cittadine/i che hanno perso dei congiunti
nell'Olocausto/nella Shoah.
Il progetto del monumento
promosso dal governo di Viktor Orbán è il frutto di un progetto
molto controverso, in quanto raffigura l'Arcangelo Gabriele, simbolo
dell'Ungheria che innocente, viene soggiogato dall'aquila imperiale
tedesca, mentre l'Ungheria, governata in quel momento dall'ammiraglio
Miklós Horthy, era alleata della Germania di Hitler.
Il monumento rappresenta
quindi il tentativo di Fidesz, il partito di maggioranza attualmente
al governo, di riscrivere la Storia attribuendo l'intera
responsabilità dell'Olocausto, costato la vita a circa mezzo milione
fra ebrei, rom e omosessuali ungheresi, alla Germania, negando la
collaborazione ungherese.
Da 500 giorni membri dei gruppi Monumento Vivente/Eleven Emlékmű, Memoria Pulita/Tiszta Emlékezet, Tolleranza/Tolerancia, Piattaforma Umana/Humán Platform, insieme all'Associazione Raoul Wallenberg e a numerosi cittadini, chiedono al Presidente Viktor Orbán di riaprire il dialogo, come aveva promesso, con l'intera società ungherese. Porteranno avanti la protesta – iniziata il 9 febbraio 2014 – finché Viktor Orbán non avrà riconosciuto la necessità di tale dialogo. Per questo motivo decine di persone si incontrano in piazza nel tardo pomeriggio di tutti i giorni, per assistere a dibattiti, conferenze, brevi spettacoli, organizzati e finanziati dagli organizzatori e partecipanti.
Questo, mentre il monumento è costato
ai contribuenti 317 milioni di fiorini ungheresi pari a circa 1
milione di euro.
Intervista in italiano a uno degli organizzatori, Gábor Sebő
Per sapere di più su Miklós Horthy: http://it.wikipedia.org/wiki/Miklós_Horthy
Per sapere di più su Miklós Horthy: http://it.wikipedia.org/wiki/Miklós_Horthy
domenica 9 agosto 2015
"I ragazzi della via Pál" in tre minuti
"I ragazzi della via Pál" di Ferenc Molnár in tre minuti
Il filmato, tratto da una serie dedicata alla narrativa internazionale per ragazzi realizzata con la tecnica del cartone animato, riassume I ragazzi della via Pál, il celebre romanzo di Ferenc Molnár (Budapest 1878 - New York 1952).
Il maestro interroga tre alunni sugli scontri avvenuti tra due bande di ragazzi, le camicie rosse e le camicie verdi, per il possesso del campo da gioco di Via Pál, vicino alla segheria. Durante le battaglie con lance e bombe di sabbia si distingue il coraggioso Nemetcec, che morirà di polmonite. Le lotte e l`ardore di tutti, insieme alla morte di Nemecsek, si riveleranno però inutili: presto al posto del campo da gioco di via Paal verrà costruito un palazzo di tre piani.
Il filmato, tratto da una serie dedicata alla narrativa internazionale per ragazzi realizzata con la tecnica del cartone animato, riassume I ragazzi della via Pál, il celebre romanzo di Ferenc Molnár (Budapest 1878 - New York 1952).
Il maestro interroga tre alunni sugli scontri avvenuti tra due bande di ragazzi, le camicie rosse e le camicie verdi, per il possesso del campo da gioco di Via Pál, vicino alla segheria. Durante le battaglie con lance e bombe di sabbia si distingue il coraggioso Nemetcec, che morirà di polmonite. Le lotte e l`ardore di tutti, insieme alla morte di Nemecsek, si riveleranno però inutili: presto al posto del campo da gioco di via Paal verrà costruito un palazzo di tre piani.
venerdì 7 agosto 2015
Miklós Vajda, Ritratto di madre, in cornice americana - recensione
Scrive Gianluigi Bodi su senzaudio.it (e che gioia per me leggerlo! - http://senzaudio.it/vajda-miklos-ritratto-di-madre-in-cornice-americana/
"E’ inutile girarci intorno. Il rapporto tra madre e figlio è quanto di più complesso esista al mondo e, in quanto complesso, può essere raccontato in milioni di modi diversi.
In questo libro di Miklós Vajda, “Ritratto di madre in cornice americana” è il titolo stesso a suggerirvi quale approccio sia stato utilizzato dall’autore per parlare del proprio problematico rapporto con la madre. L’approccio autobiografico.
Nella notte di capodanno 1956 le strade di madre e figlio si separano. La madre ha avuto problemi con la giustizia, problemi di natura politica ed è stanca di entrare ed uscire dalla prigione. La scarcerano e l’occasione e propizia, fugge dal paese e si rifugia in america. Il figlio invece, convinto che fuggire sia un tradimento imperdonabile contro il proprio paese decide di rimanere a Budapest. La separazione è dolorosa e il libro di Miklós Vajda ce la racconta con uno sguardo limpido, volto a non abbellire o rendere artificiosa la realtà dei fatti.
Il rapporto tra scrittore e la madre Judit Csernovics è burrascoso, odio e amore che il figlio nutre nei confronti della madre, per essere scappata e per aver scelto una meta agli antipodi rispetto alla natura ungherese. In realtà, quello che salta subito agli occhi, attraverso la descrizione dei piccoli vezzi della madre e delle noie quotidiane è soprattuto la grande tenerezza che Vajda nutre nei confronti della madre. Empatizzando riesce a comprendere lo sforzo immane che questa ha dovuto fare per separarsi dal figlio, riesce a comprendere il dilemma interiore che l’ha portata alla fuga per non soccombere in carcere.
Il rapporto tra scrittore e la madre Judit Csernovics è burrascoso, odio e amore che il figlio nutre nei confronti della madre, per essere scappata e per aver scelto una meta agli antipodi rispetto alla natura ungherese. In realtà, quello che salta subito agli occhi, attraverso la descrizione dei piccoli vezzi della madre e delle noie quotidiane è soprattuto la grande tenerezza che Vajda nutre nei confronti della madre. Empatizzando riesce a comprendere lo sforzo immane che questa ha dovuto fare per separarsi dal figlio, riesce a comprendere il dilemma interiore che l’ha portata alla fuga per non soccombere in carcere.
Miklós Vajda avrebbe voluto che la madre fosse al suo fianco, che combattesse con lui le sue battaglie, perché per quando sembra sdolcianto dirlo, con una madre al fianco nulla sembra impossibile ad un figlio.
E’ un libro di una tenerezza che spesso tendiamo a dimenticare sovrastati dallo stress quotidiano. Un libro che può aiutarci a rimestare tra i nostri ricordi e farci venire in mente un motivo in più per ringraziare nostra madre.
Miklós Vajda però racconta pur sempre una separazione. Nonostate madre e figlio siano riusciti a ricongiungersi il peso della separazione ha prodotto delle scorie che non possono essere smaltite facilmente. Ed è forse questo il nucleo di tutto. L’impossibilità di porre rimedio a qualcosa di sepolto nel tempo. L’impossibilità di avere tempo, ancora tempo, per stare assieme. Inoltre, lo scrittore si trova a dover ri-conoscere la madre in quanto la persona fuggita da Budapest non è più la stessa che ha trovato agio e pace in terra americana.
Non riesco ad imbrigliare le anime di Voland, quanto penso che siano principalmente francofoni poi mi capita tra le mani un libro che di francofono non ha nulla ed esplora il lato est europeo della casa editrice romana. Senza contare Manacorda che con i suoi libri è uncapitolo a parte.
Chissà cosa ne potrebbe pensare il buon vecchio Miklós Vajda della traduzione di Andrea Renyi visto che egli estesso è stato un traduttore. Probabilmente saprebbe meglio di me cogliere i tratti positivi del lavoro di Renyi, basando le proprie opinioni su una solida base professionale. Ahimé, io non ho tali competenze e quindi mi devo limitare a dire che il lavoro di traduzione è svolto in maniera egregia e che se il libro scivola via sereno è anche per merito di chi l’ha tradotto.
Nato a Budapest nel 1931 Miklós Vajda è scrittore, saggista e affermato traduttore dall’inglese e dal tedesco. Ha collaborato per anni con le migliori case editrici magiare, ed è stato redattore della rivista “The New Hungarian Quarterly” fino al 2005. Scritto all’età di 78 anni, Ritratto di madre, in cornice americana è il suo primo romanzo e lo colloca di buon diritto tra i grandi maestri della prosa ungherese."
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