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giovedì 1 luglio 2021

Sabrina Martinelli su "L'estate del Sessantanove" di Andrea Rényi

 Scrive Sabrina Martinelli sotto lo pseudonimo di Sabri Bibi su Facebook:

L'estate del sessantanove di Andrea Rényi, edizioni Infinito.
È appena uscito per le edizioni Infinito L'estate del sessantanove ed è stata per me una piacevolissima scoperta.
Come recita il sottotitolo, cronache ungheresi, è un affresco della storia ungherese, quella del '900, osservata dal punto di vista delle esistenze quotidiane dei singoli che spesso subiscono la Storia pur partecipando al suo divenire. Il racconto si apre in una giornata del '69 per seguire, tornando indietro nel tempo, la storia della famiglia di Guzü e dei loro conoscenti, per poi procedere attraverso la rivoluzione del '56 fino alle soglie del nuovo millennio.
Il filo conduttore, la storia della giovane Guzü, non è però che un'occasione, la narrazione si dirama in realtà in tante direzioni e si sofferma ora qui ora là, regalando al lettore un romanzo corale, composto da tanti attimi fermati nel tempo e da tante storie che nel loro insieme si intersecano ed evocano le atmosfere di giorni lontani, restituendole al lettore intatte e suggestive.
L'autrice ha il raro dono di saper narrare la Storia con pochi tocchi, senza calcare la penna, suggerendo immagini, fissando in poche frasi un'epoca e, soprattutto, con il talento che sa dar conto delle ricadute dei grandi eventi nella vita degli individui, ma anche con la sensibilità necessaria a trasmettere lo stato d'animo dei singoli. La sua è una scrittura delicata e poetica che, sul filo della memoria, non si esaurisce nel semplice ricordo né nella sola cronaca, ma si presenta composita e ricca, come una melodia capace di indurre nell'ascoltatore una pluralità di sensazioni.
È un libro colto che testimonia la ricchezza della cultura ungherese e che sa incuriosire con i suoi spaccati di vita, oltre a toccare grandi temi, come l'antisemitismo e la disillusione nei confronti, non del comunismo e dei suoi valori, ma della sua realizzazione che ne ha tradito le potenzialità.
Per la ricchezza dei rimandi, per il tessuto sul filo della memoria e per quella sapienza nel coniugare le storie con la Storia nella consapevolezza del continuo scambio tra macro e microcosmo, L'estate del sessantanove mi ha riportato alla mente l'indimenticabile Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, un'associazione di emozioni.
Andrea Rényi ha scritto un libro prezioso, pervaso da una profonda dignità, che va a coprire un vuoto, quello della storia ungherese, così poco rappresentata nel panorama letterario italiano.
Ve lo consiglio.
Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante una o più persone e il seguente testo "Andrea Rényi L'ESTATE DEL SESSANTANOVE Cronache ungheresi Prefazione di Patrizia Rinaldi infinito edizioni"

giovedì 12 novembre 2020

L’agonia dell’impero austro-ungarico raccontata da Miroslav Krleža

 Autore: Andrea Rényi

L’agonia dell’impero austro-ungarico raccontata da Miroslav KrležaMiroslav Krleža (1893-1981) è il più grande intellettuale croato del XX secolo e uno dei più importanti letterati mitteleuropei. Mitteleuropeo, perché pur essendo nato e morto a Zagabria, e nel dopoguerra fosse considerato ormai solo il più grande nome della cultura croata, le sue opere precedenti erano nate ancora sotto l'egida della monarchia austro-ungarica o per effetto della dissoluzione di quello che per secoli era stato l'impero, l'anello di congiunzione dei popoli dominati dagli Asburgo. In quella prolifica fase produttiva nacquero alcuni dei suoi capolavori assoluti come il dramma In agonia che grazie a Infinito Edizioni e Anita Vuco ora possiamo leggere anche in italiano.

In agonia è il secondo dramma del ciclo Glembay che consiste di tre pièce teatrali – I signori Glembay, In agonia e Leda -, e di una serie di novelle, saggi e frammenti. Un insieme di opere ispirate dalla drammaturgia di Ibsen e Strindberg, un grande affresco familiare innovativo nella forma, per narrare l'ascesa e la caduta di una grande famiglia di Zagabria, che al contempo è anche la metafora dello splendore e della decadenza della Monarchia. Con affermazioni drammatiche che investono lo spettatore con la forza di una lavina, con dialoghi dinamici e monologhi interminabili, I signori Glembay è un'istantanea prima della catastrofe, In agonia fotografa la catastrofe,Leda immortala invece la fuga.

 


 

Questa trilogia rappresenta anche l'abbandono della sperimentazione da parte dell'autore che, come dice la traduttrice Anita Vuco nella Prefazione, lascia la via quantitativa per quella qualitativa. Sono indubbiamente drammi sociali, la vita dei protagonisti risente del mutare delle condizioni socio-politico-economiche, ma più dell'effetto delle circostanze i loro destini risentono dei conflitti interiori che non riescono a risolvere. Così come non è possibile sciogliere il nodo delle loro incapacità di comunicare con efficacia fra di loro.

L’agonia dell’impero austro-ungarico raccontata da Miroslav Krleža

La trilogia fu portata in scena per la prima volta nel 1928a Zagabria. Nel 1932 Krleža aggiunse sei novelle, e cinque anni dopo completò il ciclo con altre cinque. In particolare In agonia ancora oggi è una delle pièce teatrali più frequentemente rispolverate sui palcoscenici dell'Europa centrale. Nel 1928 In agonia si svolgeva in due atti, trent'anni più tardi Krleža ne aggiunge un terzo, che mette il punto finale, definitivo, intuibile fin dalle prime battute, eppure di forte effetto drammatico.Di comprensione immediata, una testimonianza, quasi uno stereotipo del microcosmo che la Monarchia e la sua estinzione rappresentavano anche nella psiche, oltre che nelle pratiche di vita e nell'uso della lingua. Quest'ultimo è uno specchio del multilinguismo che caratterizzava quell'area geografica e che ha messo la traduttrice di fronte al compito complesso di un testo che alterna il croato d'epoca con locuzioni austriache d'inizio Novecento. Quindi l'edizione italiana di In agonia è anche una curiosa trasposizione linguistica: la traduzione non da una, ma da due lingue, come d'altronde prevedeva la consuetudine della buona borghesia e dell'aristocrazia nella Monarchia, qualunque fosse la lingua madre.

 


L’agonia dell’impero austro-ungarico raccontata da Miroslav Krleža

Leggere un testo teatrale spesso è comparato alla lettura di un libretto musicale: poco godibile senza gli attori o i cantanti, e un palcoscenico, la recitazione è un contributo essenziale per ottenere l'effetto pieno. Eppure leggere In agonia sa appagare i sensi anche senza il teatro, perché i monologhi e i dialoghi delle parti sono plastici, mettono in moto la fantasia del lettore. Fino al punto di arrivare persino a sentire la recita con la sola forza della carta. La prefazione di Anita Vuco e la postfazione di Silvano Ziliotto offrono strumenti preziosi per rendere la lettura consapevole, dunque più agevole e molto più piacevole; vale davvero la pena dedicare loro qualche minuto di attenzione. E poiché il libro non è solo nutrimento dello spirito e della mente ma è anche un oggetto, la bella e armonica copertina di Giulia Pasqualin rende In agonia un volume attraente anche dal punto di vista estetico.


L'articolo su SUL ROMANZO