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giovedì 5 settembre 2013

György Somlyó, Favola sulla pioggia




Il pomeriggio sul corpo metallico della caffettiera. Attravreso le tende appena spostate il muro giallo di fronte è colorato in grigio dalla pioggia sottile. Sul balcone una gialappa si arrampica sul filo teso. Una è più avanti dell'altra. Come tanto tempo fa nel Parco Inglese le navi spinte dall'acqua. Ma l'estremità delle piante si separa dal filo senza foglie, un po' inchinata, come la testa del serpente; quasi quasi si sente il sibilo. Piove. Piove anche qua dentro, anche se qui dentro la pioggia non ci bagna. Assorbiamo il suo colore, il suo peso, come se impercettibilmente tutto fosse inzuppato d'acqua. Anche l'aria. Il crepuscolo che sprofonda lentamente. Le note soavi del pianoforte, che traboccano umilmente, come se fossero pieni d'acqua. Piove.
Quante volte ho già detto che mi piace fissare la pioggia lenta. Chi sa, se irrimediabilmente riesco ad amare soltanto cià che è lontano da me? O di tutto riesco soltanto a credere che lo amo?
Desidero grandi cieli che si aprono, con il grande colore rosso della sera liberata dalla pioggia. E desidero che almeno per un momento io non debba vedere sullo scintillio opaco del corpo di metallo della caffettiera,
che il tempo sta passando.
Traduzione di Nóra Pálmai
("Favole contro la favola", Lithos, 2007)

mercoledì 8 febbraio 2012

György Somlyó, Favola sull'amore e sull'affetto

C'è chi crede di poter fare qualsiasi cosa perché lo amano.
C'è chi crede di poter fare qualsiasi cosa perché ama.
C'é chi pensa di dover badare a tutto ciò che fa perché ama.
C'é chi pensa di dover badare a tutto ciò che fa perché lo amano.
C'é chi pensa che l'amore è ai limiti dell'odio.
C'é chi pensa che l'amore è ai limiti dell'affetto.
C'é qualcuno che confonde l'amore con l'affetto e non comprende che altri, per risposta, confondono l'odio con l'amore.
C'é chi ama come una lepre finita in autostrada e caduta nella trappola delle luci.
C'é chi è come il leone che sbrana ciò che ama.
C'é chi ama come il pilota la città su cui lancia le bombe.
C'é chi è come il radar che guida gli aerei nell'aria.
C'é chi ama pacificamente come la capra che permette al bambino affamato di succhiare il latte.
C'é chi va alla cieca come l'ameba che ingoia l'altra nella sua esistenza informe.
C'é chi in modo insensato come la farfalla notturna ama la favilla.
C'é chi saggiamente come l'orso il letargo.
C'é chi ama se stesso nell'altro,
e chi in se stesso quell'altro che diventerà attraverso l'altro.

(Trad. di Andrea Rényi)

Dell'autore (in inglese)