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sabato 3 novembre 2018

Quando i miti si ribellano: storia di Anna Édes

L'articolo su Il Sole 24 Ore

Quando i miti si ribellano: storia di Anna Édes

Ci può essere un testo in cui è chiaro sin dalla prima riga che qualcosa di terribile accadrà, eppur non avere alcuna ansia di scoprirlo, ma aver piuttosto voglia di godersi ogni riga, sillaba per sillaba? Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1937 (Baldini & Castoldi) è da qualche mese di nuovo in libreria per le Edizioni Anfora Anna Édes di Dezső Kosztolányi, nella traduzione di Andrea Rényi e Mónika Szilágyi, con la postfazione di Antonella Cilento ( pp. 272, 17 euro) . L’edizione del 1937 era infatti uscita in versione ridotta forse per motivi di censura.
È questo un vero gioiello della letteratura ungherese che aiuta a riscoprire il valore di un maestro assoluto. Di Kosztolányi, Magda Szabó ha detto: «Ha fatto magie. Era come un mago che connetteva mondo a mondo, un vero Merlino». E Sándor Márai: «È stato Kosztolányi a dire che un capolavoro deve essere scritto come si porta a termine un delitto. E ogni giorno lui commetteva un delitto del genere, più o meno grande».
La trama: siamo a Budapest, quartiere tranquillo, che conserva i segni di un antica ricchezza, l’eco di una pregressa nobiltà. Il tempo è quello del primo dopoguerra; tempi incerti e instabili. Tempi i cui l’appartenza è mutevole come la politica. L’identità sociale è determinata dal potere di turno e dalla capacità degli individui di plasmarsi. Come sa bene Kornél Vizy.
«Era già una persona diversa. Non si reputava martire del bolcevismo, forse piuttosto vittima del vecchio regime che, ingrato, più volte lo aveva messo da parte. Tastò la tessera del sindacato nella tasca della giacca. Fortunamente non l’aveva strappata come aveva pensato di fare nel pomeriggio».
Tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un contesto in cui tutto è mutevole, in cui il passaggio dalla pace alla guerra, dalla ricchezza alla povertà si può consumare nel volgere di una notte, l’angoscia principale di Vizy e della moglie sembra essere l’urgenza di trovare la cameriera perfetta. Tutto crolla, ma nell’appartamento dei Vizy gli eventi sono condizionati dai patemi della signora Vizy e dalla sua ansia di trovare la miglior serva. Nessuna è all’altezza. Nessuna è docile abbastanza. Nessuna è brava abbastanza. Fino a quando il custode del palazzo di casa Vizy non suggerisce il nome di Anna, una parente cresciuta in campagna. Del perché l’uomo insista tanto ad imporre la ragazza poco sappiamo, intuiamo forse una smania di controlla. Una tensione tutta politica . Chissà. Capiamo solo che a lui e alla famiglia poco importa di Anna, se non nel considerarla una strumento. Per spiare i Vizy?
«Li univa la parentela priva di emozioni della gente povera, per la quale significava assai poco il legame di sangue per mancanza di bei ricordi condivisi, si viveva solo l’uno accanto all’altro, presi sempre dal lavoro, chiusi in se stessi, lontani e impenetrabili l’uno per l’altro».
L’ingresso di Anna a casa Vizy segna una trasformazione. Ancora più eclatante perché non è segnata da grandi eventi ma da una quotidianità che scorre con lentezza e con crudeltà. La giovane perfetta nei suoi gesti subisce la vessazione di chi crede di poter tutto e che la ricchezza determini il possesso della vita altrui. Anna è lodata e tenuta al guinzaglio. Anna riceve regali (di riciclo) ma viene considerata come il migliore, il più bello, il più funzionale, degli oggetti di casa. In breve tutti parlano delle virtù di Anna, ma altrettanto in breve della vita di Anna non resta nulla. Arriva l’amore ed è solo fulmineo. Non che Anna non sia accorta abbastanza - e consapevole - per non sapere di non avere speranze (innamorarsi del nipote dei padroni), è che quando l’unico accudimento svanisce il gelo penetra nelle ossa. Allora la volontà di Anna prende una piega insospettabile. E accade - senza dramma - la tragedia.
«Quando la vennero a prendere per la prima volta, Anna si fece il segno della croce, raccomandò l’anima a Dio credendo che l’avrebbero subito condotta al patibolo e impiccata immediatamente. La portarono davanti a un signore magro e leggermente calvo che sulla cravatta comprata confezionata portava una spilla e sul pollice peloso una fede d’oro. Anna credeva che quel funzionario diligente e poco remunerato della giustizia fosse un signore molto importante e molto ricco. In seguito capì che non era una persona malvagia. Le si rivolgeva con delicatezza e benevolenza e lei si abituò a lui, anzi lo trovava persino noioso perché le faceva tante domande».
La bellezza di queste pagine è tanto nella capacità di mostrare quanto in quella di alludere. Ciò che non vediamo è chiaro ed incisivo al pare di quel che vediamo. L’efficacia del mistero è nella sua sostanza ma anche ed altrettanto nella capacità di Kosztolányi di costruirlo. Narrazione che procede per particolari, in cui gli oggetti sulla scena contano quanto i protagonisti che li animano.
La pubblicazione anzi la ri-pubblicazione di Anna Édes fa parte di un progetto molto affascinante e che merita spazio e cura in libreria: volgere lo sguardo ad Est e portare in Italia le voci più interessanti di quel mondo. «Idealmente ci riferiamo al concetto geografico di Centro Europa dello storico polacco Oscar Halecki. Se riportassimo quei confini sulle carte attuali, considerando i paesi che hanno subito l'influenza di questa conformazione, i paesi di nostro interesse divengono quindi: Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Slovenia, Ungheria, Romania (Transilvania), Croazia, Serbia, Ucraina, Lituania, Bosnia Erzegovina» .
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mercoledì 4 aprile 2018

Dezső Kosztolányi, Anna Édes

scritto da Andrea Rényi

La giovane campagnola davanti alla stazione Orientale di Budapest, in questa foto degli anni ’30, mi ha colpita sia per la bellezza dell’immagine sia per l’associazione immediata con la protagonista di uno dei più bei romanzi ungheresi in assoluto, Anna Édes di Dezső Kosztolányi, cui ho anche lavorato e che sta per uscire nella seconda edizione sempre a cura delle Edizioni Anfora, con la prefazione di Antonella Cilento. Dezső Kosztolányi (1885-1936) è uno dei più grandi scrittori del Novecento ungherese, molto apprezzato da Sándor Márai e da Thomas Mann.
Anna Édes è probabilmente il romanzo più maturo di Kosztolányi, scritto nel 1926 ambienta la trama fra il 1919 e il 1922, subito dopo la sconfitta e la fuga del primo governo comunista ungherese, preceduta dalla fine della Prima Guerra Mondiale e dalla dissoluzione della Monarchia Austro-Ungarica. La giovane Anna arriva dalla provincia ungherese a Budapest e trova servizio presso l’alto funzionario Vizy e sua moglie. Si rivela una cameriera perfetta, eppure tutto finisce in tragedia, in apparenza inspiegabilmente.
In questo romanzo Kosztolányi dimostra un’impareggiabile capacità di usare l’ambiguità per raccontare una sorprendente storia, che è anche un raffinato affresco di una società e di un’epoca, e per farci capire che l’essere umano è sfuggente e lo è anche la sua vita, sempre carica di mistero.

mercoledì 25 febbraio 2015

Anna Édes su Amazon

Fotogramma tratto dal film ungherese Anna Édes di Zoltán Fábri
Non so chi sia FM, di lei o lui so solo che un lettore forte, perché su Amazon si è collocato nella classifica "Top 500 recensioni". E so anche che a Anna Édes di Dezső Kosztolányi ha dato cinque stelle su cinque esprimendo il seguente giudizio: La storia è ambientata subito dopo la fine della prima guerra mondiale, in un periodo politicamente turbolento dell'Ungheria, paese la cui storia è pressoché sconosciuta in Italia.
Con grandissima finezza psicologica e grande maestria nella scrittura, l'autore crea un ritratto affascinante e disturbante delle crudeltà di cui siamo capaci, in particolare quelle travestite ipocritamente da diritti e da giustizie, attraverso la storia di una povera ragazza catapultata dalla campagna nella capitale a servire come domestica in famiglie borghesi, che nell'ultimo posto accumula passivamente una serie di subdoli torti fino ad esplodere tragicamente e follemente nell'omicidio.
Spietato il contestuale ritratto della politica ungherese dell'epoca che mette in luce le gravi colpe di ogni parte politica.
Sorprendente l'espediente nel capitolo di epilogo, con cui la comparsa della figura dell'autore mostra la distanza incolmabile tra i veri colpevoli della vicenda e l'umanità.

sabato 21 febbraio 2015

C'è un Flaubert anche in Ungheria: racconta il cuore semplice di Anna

Róbert Berény (budapest, 1887 - 1953), Donna che dorme e vaso nero (1927-28, olio su tela)

                                           di Giorgio Pressburger

La casa editrice milanese Anfora ripropone Dezső Kosztolányi, grande mitteleuropeo

Le grandi letterature delle lingue egemoni, nei nostri anni sono come convitati di pietra: hanno bussato alle nostre porte per invitarci a una cena che preannunciava la nostra dannazione. Noi li abbiamo ascoltati sgomenti, non abbiamo detto nulla. Stiamo lì ad aspettare la fine di Don Giovanni, lo spalancarsi dell'inferno. Altra grande letteratura non viene ancora a visitarci, con annunci più favorevoli. Ma dalle lingue non egemoni arrivano nuovi messaggeri.

In Europa fiorisce una letteratura che chiede di essere ascoltata e non come rarità, come parola esotica, folclore: ma come inizio di un nuovo mondo. Tra queste nuove presenze c'è sicuramente la parte orientale del nostro continente: l'Est, o quella che una volta si chiamava così. Tra gli scrittori più significativi di oggi almeno cinque sei vengono da quelle parti. Gli editori italiani se ne sono accorti, e tentano di prenderne atto. Oltre agli scrittori oggi viventi, un narratore ungherese della prima metà del Novecento è tra gli autori che in questi anni vengono proposti e riproposti: si chiama Dezső Kosztolányi (1885-1936).

In questi mesi una piccola casa editrice milanese, Anfora, ha pubblicato un suo libro dal titolo Anna Édes (traduzione di Andrea Rényi e Mónika Szilágyi, pp. 220, euro 15). Quel libro parla di un mondo che è tramontato da quasi cent'anni: di quello della fine della Prima guerra mondiale. Anche noi, in Italia, di quel mondo abbiamo parlato per un anno intero, quello appena trascorso, giacché il 2014 aveva segnato il centenario dello scoppio dell'orribile Prima guerra. L'Europa, la nostra tormentata Europa, quella che noi viviamo oggi, geograficamente si è conformata proprio allora, le spartizioni, gli smembramenti, le divisioni le unioni sono cominciate in quegli anni. E' proprio con l'apocalittico volo di Béla Kun, in fuga da Budapest verso l'Unione Sovietica si apre il romanzo di cui stiamo per parlare. Siamo nella Budapest del 1919, ancora dilaniata dalla lotta tra governo comunista e l'improvviso installarsi del regime dell'ammiraglio Horthy che diventerà Reggente.

La protagonista del libro è Anna Édes, una contadina di vent'anni che trova lavoro come domestica presso una famiglia borghese di Budapest. La storia di questa ragazza dolce (édes vuol dire dolce), umile, mite, diventerà simbolo dell'Ungheria di allora, ancora mezza rurale, mezza borghese, mezza feudale. Il libro di Kosztolányi è davvero enigmatico, riguardo a questo simbolo. Ma qui sta anche la sua modernità, e diciamo subito che questo eccentrico scrittore è davvero una delle grandi figure intellettuali di quegli anni: figura di portata europea, e anche mondiale. Alla stregua di Flaubert e del suo Un cuore semplice, racconto tra i più esemplari di tutta la letteratura del nostro continente, lo scrittore ungherese dà una descrizione dell'interiorità di questo "cuore semplice" della sua nazione, elevandone la portata e il significato a vero grande simbolo. C'è una notevole differenza, però, rispetto a Flaubert: la dolce Anna, verso la fine del romanzo, diventa assassina feroce dei suoi padroni. Senza nessun precedente, senza alcuna preparazione narrativa (sì, viene sedotta dal nipote degli "illustrissimi" e ne è anche secondo gli schemi, abbandonata), ma non pare essere questa la causa del suo delitto. Si tratta di sentimenti secolari, primordiali, che improvvisamente si scatenano. Qualcosa come quelli che sono descritti da Tolstoj nel dramma La potenza delle tenebre, Ma c'è ancora una nuova sorpresa: al processo la ragazza viene difesa da uno dei testimoni, un dottore diabetico, che si regge appena in piedi. E' questo dottore a perorare la causa di Anna. Ed è davvero un colpo narrativo eccezionale quando l'autore stesso incita il suo personaggio a parlare. "Cosa fai disgraziato, taci? Su, parla, sforzati!". C'è una lunga scena tra l'autore e il dottore. Così, dopo un tormentoso dibattimento, Anna non viene condannata alla forca, ma a quindici anni di carcere.

Nell'ultimo capitolo del libro due personaggi laterali, non protagonisti, passeggiando, vedono un signore allampanato su una veranda: è lo scrittore stesso, Kosztolányi. I due ne dicono di tutti i colori, lo tacciono di essere un voltagabbana, chi lo reputa comunista, chi un fautore della dittatura di destra, chi un cristiano di facciata, chi ebreo. Ma lui è semplicemente un uomo che rivendica la sua libertà mentale, niente altro. In un'Europa che prepara la Seconda guerra mondiale, come del resto nella nostra, di oggi, non è da poco.

Lo so che un articolo non basta per lanciare un libro che non sia un puro oggetto di intrattenimento. Ma io mi permetto di perorare la causa di romanzi come questo, di autori come questo. Di letterature come quella ungherese che tutt'oggi sono capaci di produrre opere esemplari e non restano solo convitati di pietra.

Corriere della Sera, sabato, 21 febbraio 2015, p. 45

giovedì 8 gennaio 2015

Anna Édes, recensione di Diego Zandel

Anna Ėdes


Dezsö Kosztolànyi Anna Ėdes - NOIR - Edizioni Anfora - traduttore: Andrea Rènyi e Mònika Szilàgyi - pagine 196 -prezzo 15,00 euro - giudizio: ****
C’è qualcosa di Simenon nella storia, che assume forti tratti noir, raccontata dallo scrittore Dezsö Kosztolànyi in “Anna Ėdes”, pubblicata dalla casa editrice Anfora di Milano, specializzata in letteratura ungherese, e tradotta da Andrea Rènyi e Mònika Szilàgyi.
Dezsö Kosztolànyi, uno dei più grandi autori del 900 ungherese, morto a Budapest nel 1936, non è sconosciuto in Italia: suoi libri sono stati pubblicati da Sellerio, Edizioni e/o, Rubettino, Castelvecchi e Mimesis, ma questo romanzo in particolare, considerato il suo capolavoro, vede adesso la prima edizione integrale, dopo che la vecchia Baldini&Castoldi ne pubblicò una versione censurata nel lontano 1937.
Sono diversi i temi scottanti che affronta: il sesso, i rapporti di classe, l’epoca in cui il romanzo è ambientato, intanto, all’inizio degli anni Venti dopo la caduta della Repubblica dei Consigli ungherese di stampo comunista, guidata da Béla Kun, in una casa borghese e controrivoluzionaria. I protagonisti all’inizio sono due coniugi, lui Kornèl Vizy, alto funzionario dello stato che farà in tempo a diventare sottosegretario, e sua moglie, una signora che è sempre scontenta e sospettosa delle cameriere che vengono a lavorare da lei, sempre in tensione nei loro confronti e sempre licenziate, tutte. Finché il portiere dello stabile, Ficsor, non le propone l’assunzione di una sua nipote, Anna Ėdes, appunto, una giovane del suo paese di campagna, presentata come seria e lavoratrice.
E, in effetti, così si dimostrerà.
A parte una iniziale difficoltà di ambientazione e di armonizzazione con la pretensiosa signora Angela Vizy che la controlla in ogni momento della giornata, la rottura da parte della neoassunta di un ricordo della sua bambina morta a sei anni, Anna Ėdes un po’ alla volta non solo conquisterà la fiducia della padrona, ma avrà in lei una estimatrice da farsi vanto presso gli amici di averla in casa. Tanto che molte visite erano dettate dalla curiosità di conoscere questa giovane che si alzava all’alba per pulire casa, rifiutava i giorni di libertà per continuare a lavorare, mangiava poco ed era sempre riservata.
Ma le sorprese non mancano. Ci sarà un momento infatti in cui arriverà a casa dei Vizy un nipote giovane e bello, Jancsi, tombeur de femmes, nulla facente, un po’ scavezzacollo, accolto con gioia dagli zii ma anche criticato per la sua condotta di vita troppo spensierata. Tanto che lo zio, grazie alle sue buone conoscenze, si preoccuperà di trovargli un lavoro in banca. Non è difficile immaginare che cosa succederà tra il giovane e Anna, dopo che lui, per un certo tempo trascurata, le metterà gli occhi addosso. E l’occasione perché se ne approfitti arriva quando i coniugi Vizy se ne vanno per qualche giorno in vacanza. La sorpresa sta nella facilità e sensualità animale con la quale Anna gli si concede per una notte intera. Poco dopo, quando Jancsi, al ritorno degli zii e ormai impiegato in banca, se ne andrà ad abitare da solo in una casa in affitto, la ragazza si ritroverà incinta. Jancsi naturalmente non ne vuol sapere, tanto più che lei altro non è una cameriera, mezza contadinotta. Si preoccuperà invece perché abortisca. E Anna, innamorata del signorino, subirà tutto con estrema riservatezza, bevendo le porzioni velenose che Jancsi le procurerà mandandola quasi al creatore. Ma lei, per la sua forte fibra, resisterà.
Per il resto, la vita, soprattutto il lavoro in casa, tornerà ad essere la solita. Qualcosa cambierà quando lo spazzacamino di casa, vedovo e padre di una bambina, le farà la corte nel tentativo di sposarla. In quel caso sarà la signora Vizy ad ammalarsi: chiaramente una forma di ricatto nei confronti di Anna perché non lasci la casa. Messa alle strette Anna, sul letto da malata della padrona, l’accontenta. E lo spazzacamino dovrà cercare moglie altrove.
Quando tutto rientrerà nella normalità quotidiana e il signor Vizy avrà finalmente la tanto attesa promozione a Sottosegretario di Stato, la vita non avrebbe potuto che volgere al meglio. Invece la notte stessa in cui si festeggia con ospiti di riguardo e brindisi ufficiali la nomina, accade l’irreparabile: la buona e servizievole Anna li uccide entrambi a coltellate, prima la donna poi il marito corso in sua difesa, lasciandoli in un lago di sangue.
Perché?

Intorno a questa domanda, alla cui risposta concorrono molti fattori, da quelli di classe a quelli politici (la si fa passare per comunista), dal carattere chiuso della ragazza al mistero del suo comportamento così contradditorio, prenderà corpo la parte finale del romanzo che vedrà l’imputata in cella e alla sbarra mantenere, intatta, la sua estrema riservatezza, da spingere lo stesso lettore a chiedersi: perché?

mercoledì 31 dicembre 2014

Ancora "Anna Édes"

I migliori libri 2014: un elenco stilato dal fotogiornalista e saggista Massimiliano Di Pasquale, specializzato soprattutto in politica e cultura ucraina. Molto interessante per chi si interessa di letteratura esteuropea, e in mezzo c'è anche "Anna Édes". Piccole grandi soddisfazioni di fine anno.

lunedì 29 dicembre 2014

venerdì 12 dicembre 2014

Kosztolányi - Il male a giudizio



Onore ai piccoli. E anche ai piccolissimi. Da almeno una quindicina d'anni a garantire la diffusione italiana dell'ungherese Dezső Kosztolányi (1885-1936) ci pensano loro: i piccoli, a volte piccolissimi editori di qualità. Sellerio nel 2000 con la novella Allodola, Castelvecchi e Mimesis nel 2012 rispettivamente con il romanzo storico Nerone (che fu ammirato perfino da Thomas Mann) e con il mosaico di racconti Kornél Esti. Adesso tocca a una coraggiosa sigla milanese, Anfora, presentare in forma integrale il capolavoro Anna Édes nella curatela congiunta di Andrea Rényi e di Mónika Szilágyi (per informazioni www.edizionianfora.net). E' l'anello che mancava per apprezzare pienamente la grandezza e la complessità di uno scrittore che, nei primi decenni del Novecento, anticipò atmosfere e situazioni poi riprese dal più giovane connazionale Sándor Márai. Ma se l'autore delle Braci dispiega al meglio il suo talento nelle sottigliezze inespresse dei sentimenti maschili, la forza di Kosztolányi risalta in tutta la sua originalità nel tratteggio dei personaggi femminili. Anche Anna Édes è un romanzo prevalentemente di donne, a partire dalla protagonista, sorta di "mite" dostoevskijana scaraventata dal destino nella convulsa Budapest del primo dopoguerra. L'effimero regime comunista di Béla Kun è appena tramontato, i soldati romeni hanno occupato la capitale e intanto la borghesia locale cerca di rialzare la testa. In casa Vizy, nella fattispecie, c'è un problema con la servitù. La signora avrebbe bisogno di una buona domestica, ma che sia affidabile e lavoratrice, che non rubi né amoreggi, che non abbia pretese e non la pianti in asso troppo presto. Qualità che sembrano concentrarsi come per incanto nella dolce Anna (édes in magiaro significa appunto "dolce"), una campagnola di neppure vent'anni che sopporta più di quanto lasci trapelare. All'inizio, per esempio, resta quasi soffocata dall'odore di canfora che permea l'appartamento, ma dopo un po' finisce per adattarsi. Perché adattarsi è il talento di Anna e, nello stesso tempo, la condizione che la trascinerà nella tragedia.
Duro dramma sociale e raffinata indagine psicologica, Anna Édes non si esaurisce in nessuna di queste dimensioni, come giustamente osserva lo specialista András Veres nella nota riportata in appendice al volume. E' una meditazione sul male, piuttosto, e più precisamente sul segreto che ogni male - compiuto o subìto - nasconde dentro di sé. La trasformazione della ragazza da fedele fantesca a a spietata assassina  non è spiegata e forse, lascia intendere Kosztolányi, non è neppure spiegabile, dato che la stessa Anna pare l'enigma di cui è portatrice. Da ultimo resta spazio solo per la pietà, per l'esercizio di una misericordia che renda possibile immaginare un paese "dove tutti sono padroni e servitori insieme". Questo è il regno di Cristo, spiega uno dei personaggi, il medico Moviszter, unica voce dissonante rispetto a una società votata, sia pure con sfumature e accenti differenti, al culto della "materia onnipotente".
Anna, che ogni notte osserva incantata la luce accesa sul muro di fronte alla sua finestra, potrebbe rappresentare l'eccezione a questa regola non scritta. Nella sua semplicità, capisce subito  che "tutte le lampade sono più splendenti di una stella. Tener fede a questa intuizione, però, è più difficile di spazzare il pavimento o di preparare la cena. Anna non ce la farà e quella frase, incastonata da Kosztolányi in una prosa altrimenti asciutta e vigilata, resterà come l'indizio di un'occasione perduta per sempre. Noi tutti, infatti, siamo cattivi giudici degli altri, ma non ci inganniamo mai tanto come quando ci illudiamo di giudicare noi stessi.

Alessandro Zaccuri

Su "Avvenire", 12 dicembre 2014

martedì 2 dicembre 2014

Anna Édes, di Dezső Kosztolányi - recensione di Patrizia Rinaldi

Anna Édes

Anna Édes, di Dezső Kosztolányi

Mentre l’Europa economica e politica offre incertezze, qualcuno prova a renderla unita con la letteratura. Così mentre l’Ungheria contemporanea sta attraversando un momento politico buio e poco detto, è evidente la necessità della pubblicazione del romanzo “Anna Édes” di Dezsö Kosztolányi, traduzione di Andrea Rényi e Mόnika Szilágyi, Edizioni Anfora.
Dezsö Kosztolányi è uno dei più grandi scrittori ungheresi del primo Novecento, amato da Sándor Márai, seguito con entusiasmo da Thomas Mann. 
Kosztolányi dà inizio al romanzo con la fuga di Béla Kun che lascia Budapest e la caduta dei Rossi per passare poi a descrivere la vita e le abitudini sociali degli abitanti del quartiere borghese Krisztina a Buda dove padroni e serve conservano ruoli, cedimenti e cattivi presagi. Le vicende private dei personaggi principali accompagnano eventi storici determinanti: l’ultimo giorno della Comune, l’occupazione di Budapest da parte dell’esercito rumeno, l’entrata a Budapest di Miklós Horthy, la firma del Trattato del Trianon.
La signora Vizy, moglie di un consigliere ministeriale, cerca la cameriera sognata, che non rubi, soprattutto, che non sia individuo autonomo, che non abbia nessuna esigenza oltre quella di servirla al meglio. Il portiere del condominio, altra figura perfettamente narrata nella sua vocazione principale di seguire il vento più forte, le presenta sua nipote Anna Édes (édes in ungherese significa dolce).
La diciannovenne Anna diventa il sogno incarnato della incontentabile e avara signora Vizy. Sa produrre lavoro e pare le interessi solo questo. Sembra nata per accontentare le esigenze della signora, non ha grilli per la testa, non ruba. Non chiede.
La macchina familiare può procedere con il lavoro altrui che la alimenta, non ci sono distrazioni. Vizy può essere invidiata mentre conduce una vita immersa nell’assenza dell’attenzione dell’altro. Anna rinuncia addirittura a sposarsi e conferma il sogno di Vizy. La richiesta erotica di Jancsi, il nipote della padrona, ospite temporaneo degli zii, in fondo partecipa ai suoi compiti. La descrizione attenta degli incontri sessuali tra serva e padrone sono l’ennesimo monito del romanzo alla nostra contemporaneità. Eppure di Anna il lettore non sa: non coglie cosa la anima, i misteri dei suoi meccanismi in apparenza semplici. Forse l’unico dato è la lontananza dalla passione che poi la raggiungerà violenta, in un crescendo di gesti, di vortice inatteso.
Questo romanzo di grande valore, che preferisce in ogni pagina l’impressionismo alla retorica, ci annuncia e non svela il mistero dell’esplosione sottesa dei fatti privati e storici. La tensione, in apparenza distante, ci avverte che in ogni possibile apparenza antalgica si cela l’esplosione minuziosa del presente come nella disgregazione notissima della sequenza di Zabriskie Point.
Recensione di Patrizia Rinaldi

Pubblicata su MeLoLeggo il 2 dicembre 2014