lunedì 27 ottobre 2014

Miklós Radnóti, Scritto verso la morte


Cinquant’anni fa, nel novembre del 1964, correva il ventesimo anniversario della morte di una delle più belle voci poetiche ungheresi, Miklós Radnóti, e per la ricorrenza in Italia furono pubblicati ben due volumi di sue poesie, selezionate e tradotte da due coppie di poeti e traduttori italo-ungheresi: Edith Bruck con Nelo Risi, e Marinka Dallos con Gianni Toti.
Miklós Radnóti (Budapest, 5 maggio 1909 – Abda, 10 novembre 1944) fu uno dei massimi poeti ungheresi, a lui i lettori ungheresi sono grati anche per le ottime traduzioni di poesie francesi. In seguito alle leggi razziali dovette abbandonare la cattedra di insegnante, fu perseguitato, rinchiuso in campi di concentramento e infine ucciso. Rintracciato in una fossa comune, nella tasca del suo cappotto fu trovato il suo ultimo taccuino di versi.
Scritto verso la morte, la raccolta di Marinka Dallos e Gianni Toti, ebbe numerose recensioni, fra le quali quella molto favorevole del Premio Nobel Salvatore Quasimodo. Negli anni ’60 era opinione diffusa che la letteratura dell’antifascismo avesse prodotto solo testimonianze documentarie, ma non opere letterarie vere e proprie. Ne era convinta anche Ingeborg Bachmann, prima di ricevere una copia di Scritto verso la morte; Bachmann la apprezzò al punto di farne avere una copia anche a Hans Magnus Enzensberger, il quale rimase profondamente colpito e decise di promuovere la traduzione tedesca dei versi del grande poeta ungherese. Le poesie di Miklós Radnóti suscitarono l’entusiasmo anche del più importante poeta e romanziere islandese dei nostri tempi, Thor Vilhjálmsson, e il poeta irlandese Desmond O’Grady, che all’epoca viveva a Roma, usò termini superlativi per descrivere il genio di Radnóti.
I Dragomanni ripubblicano oggi questo volume sotto forma di ebook, per il 70° anniversario della morte del poeta e per il 50° anniversario della prima edizione, con l’aggiunta di una nuova prefazione di Andrea Rényi, che ricostruisce la storia della prima edizione e anche quella umana e professionale dei due traduttori, la cui memoria oggi è conservata nella casa-museo romana La Casa Totiana.
Il volume è scaricabile gratuitamente seguendo questo link: http://www.dragomanni.it/2014/10/27/scritto-verso-la-morte-di-miklos-radnoti/

giovedì 23 ottobre 2014

Valerio Magrelli, Ricevo da te questa tazza

RICEVO DA TE QUESTA TAZZA

Ricevo da te questa tazza
rossa per bere ai miei giorni
uno ad uno
nelle mattine pallide, le perle
della lunga collana della sete.

E se cadrà rompendosi, distrutto,
io, dalla compassione,
penserò a ripararla,
per proseguire i baci ininterrotti.
E ogni volta che il manico
o l’orlo si incrineranno
tornerò a incollarli
finché il mio amore non avrà compiuto
l’opera dura e lenta del mosaico.

Valerio Magrelli

martedì 21 ottobre 2014

Sulla società ungherese - da un'intervista a Péter Nádas

Da un'intervista a Péter Nádas
- La nostra società è sgretolata, malmostosa, e priva di solidarietà. Ci sono delle cause storiche?
– Le cause storiche vivono in forma personale in ciascuno di noi. Ognuno deve provvedere alla propria storia personale. Se non lo fa, ne risulta una lacuna al livello collettivo. Di fatto viviamo in una società borghese, in cui non ci sono borghesi. Non è solo la caratteristica della società ungherese ma di tutta la nostra regione di appartenenza. E' difficile immaginare l'ordine democratico senza borghesia. A causa dei regimi e delle dittature che si sono susseguiti, e della ripetuta privazione ed annichilamento delle classi abbienti, la società ha perso l'alta borghesia. Non funzionano più i modelli strutturali classici, ossia organizzativi, della società, e non ci sono nuovi modelli. L'unico modello classico della borghesia benestante è l'aristocrazia.
Nelle due dittature l'aristocrazia è scomparsa senza lasciare nemmeno quei modelli culturali i quali ora potrebbero essere scimmiottati almeno dai politici e dagli oligarchi. Nella parte occidentale dell'Europa il modello classico di struttura della società è rimasto ben radicato. Nella Francia liberatasi piuttosto radicalmente del potere politico dell'aristocrazia il presidente della Repubblica si comporta ancora oggi come se fosse il re. E' molto importante, seppure è un po' ridicolo. La mancanza di struttura in una società ha sempre gravi conseguenze.

lunedì 13 ottobre 2014

Per i 72 anni di Péter Nádas - 14 ottobre 2014


"La mia situazione non era semplice, anche perché avevo osato protestare contro la sorveglianza della polizia a cui tutti i miei amici scettici erano stati sottoposti subito dopo l'invasione della Cecoslovacchia, e di conseguenza mi fu fatto divieto assoluto di pubblicare alcunché per sette anni. Ma anche dopo, e per decenni, mi controllavano severamente e decidevano quando potevo pubblicare, che cosa e in quante copie. Mi avrebbero autorizzato a fare viaggi all'estero solo se avessi accettato di lavorare come agente segreto, ovvero se mi fossi prestato a spiare e denunciare i miei amici e se avessi presentato relazioni dettagliate dei miei viaggi. Poiché risposi con un no deciso, per molto tempo mi fu negato il passaporto. Fino alla caduta del muro di Berlino le mie opere non potevano essere trasmesse alla radio e non potevo rilasciare interviste in televisione. Lavoravo senza la speranza di poter pubblicare, ma non avevo altra scelta. Ero tormentato dall'idea di dovermi dare al lavoro febbrile per mettere a frutto la calma mortale che regnò per ben due decenni su quell'estesa regione, privata di ogni libertà." Péter Nádas

Dalla prefazione inedita dell'autore a La Bibbia e altri racconti, BUR, 2009, traduzione di A. Rényi

sabato 4 ottobre 2014

La bellezza e l'orrore


La testimonianza di un ufficiale ungherese dopo l'offensiva di Caporetto, un trionfo senza pari per la Monarchia Austroungarica

Da "La bellezza e l'orrore" di Peter Englund, Einaudi, 2012, traduzione di Katia De Marco e Laura Cangemi

Giovedì 1° novembre 1917

Pál Kelemen vede un battaglione di fanteria tornare dalla prima linea sull'Isonzo

Una pioggerellina continua cade da un cielo grigio sopra una montagna grigia. Sono le prime ore della sera, e un battaglione della fanteria austroungarica sta per tornare dal fronte dopo l'ennesimo periodo in prima linea… Il battaglione che scende dalle montagne non ha preso parte direttamente all'attacco, ma è comunque segnato. Kelemen annota sul suo diario:

   Che i soldati continuano a scendere o si fermino, bloccati da quelli che hanno davanti, o che si sdraino sul ciglio della strada, sembra impossibile che sia con il loro contributo che gli statisti e i generali difendono la monarchia. Che questi uomini sparuti e macilenti, con le barbe lunghe e le uniformi stazzonate, sporche e bagnate, gli stivali logori e i volti stanchi siano ciò che viene abitualmente definito "la nostra prode fanteria".
   Adesso si fa una sosta. L'intero battaglione si accascia sul pendio. Alcuni soldati tirano fuori barattoli di conserva dagli zaini e si portano il cibo alla bocca con l'aiuto delle lunghe lame dei coltelli a serramanico. Hanno le mani nere di sudiciume, callose e goffe. Mentre masticano, le rughe appaiono e scompaiono sui loro volti. Sono seduti sulle rocce bagnate e fissano senza espressione le lattine aperte che hanno in mano.
   Le uniformi sono in un tessuto di qualità inferiore a quanto prescritto dal regolamento. Le suole degli stivali sono di cartone,  fatte per il profitto dei fornitori dell'esercito, esentati dal servizio militare.
   Nello stesso momento in patria, in case non toccate dalla guerra, si sta apparecchiando per la cena. Le lampade elettriche brillano. Tovaglioli bianchi, bicchieri di vetro sottile, forchette e coltelli d'argento scintillano alla luce. Uomini puliti in abiti civili accompagnano le signore a tavola. Forse c'è perfino una piccola orchestra che suona in un angolo. Il vino spumeggia nei calici. Con sorrisi lievi la gente parla di frivolezze, perché in compagnia la conversazione dev'essere leggera e piacevole.
   Pensano mai, in serate simili, ai soldati cenciosi che portando un fardello sovrumano fanno sì che così tante cose in patria rimangano le stesse di un tempo? Anzi, per molta gente la vita è addirittura migliorata.