martedì 22 gennaio 2013

Letteratura ungherese e I Dragomanni

Qualche mia parola su Strade Magazine:


Grazie alla traduttrice Andrea Rényi i Dragomanni hanno potuto far conoscere un racconto di Róbert Hász e, all’interno dell’antologia Uccelli di fango, due di Endre Ady; e sono in arrivo ancora altre perle della letteratura ungherese:
“Permettetemi una banalità: spesso la vita è un bravo regista e l’incontro con i Dragomanni ne è la dimostrazione. Premetto che per la letteratura ungherese questo è un momentaccio, non ho potuto fare il conto preciso ma credo che nel 2012 il numero dei libri tradotti dall’ungherese all’italiano non sia arrivato alla dozzina. Da qualche tempo proporre testi ungheresi è diventato molto difficile persino nel caso di autori ben noti e tradotti nelle lingue principali; di conseguenza fare il giro delle case editrici con un libro senza l’appeal del nome famoso è solo una frustrante perdita di tempo. Prima della nascita dei Dragomanni stavo infatti abbandonando la speranza di vedere pubblicato il piccolo volume ibrido – la traduzione di una lunga novella e una pre- o postfazione di ricostruzione storica -, sul quale stavo e sto ancora lavorando, e che per motivi personali mi sta particolarmente a cuore. Ma la funzione ‘deus ex machina’ dei Dragomanni è ben più importante ed evidente nel caso dell’antologia Uccelli di fango, che ha visto la luce l’8 dicembre. In mancanza di fondi, promessi ma non più erogati alla Casa delle Traduzioni, i tredici racconti e la pantomima che compongono la raccolta rischiavano di non poter essere più pubblicati e rimanere nei cassetti delle sette traduttrici che li avevano tradotti nell’arco di un anno, vanificando il tentativo di far conoscere autori di buon livello ma inediti e fuori diritti, quindi con qualche speranza di trovare editori interessati."

mercoledì 16 gennaio 2013

Gianni Toti, Cinque regole irregolari

Dipinto di Marinka Dallos

Gianni Toti,


Cinque regole irregolari

regola prima
            non prendere
la malinconica abitudine del successo
appena l'hai ottenuto buttalo via
e ricomincia da capo

seconda
       quando sei tutto mondano 
tutto su questa faccia della medaglia
tutto sull'orlo esterno della moneta
gettala in alto e ricomincia da capo

terza
       battiti sempre non stancarti della stanchezza
contro gli ultimi draghi del potere
sia tuo che degli altri: ricorda
che tutto ciò che innalza un uomo ne umilia un altro
e ricomincia da capo

quarta
        la realtà è più misteriosa
del mistero
        occorre molta fantasia per trovarla
ti dicono: questo è reale - e tu buttalo
e ricomincia da capo a cercare

quinta
        nulla ha più insuccesso
del successo (iterazione inutile)...


da L'ultimo scritto. Sciascia, Caltanissetta-Roma 1965

martedì 15 gennaio 2013

István Örkény, Memorie di una pozzanghera



Il 22 marzo 1972 piovve tutto il giorno e io mi raccolsi in un punto molto piacevole. Ve lo indico: di fronte al numero civico 7 di via Dràva, nel tredicesimo distretto di Budapest (capitale dell'Ungheria), dove il marciapiede ha degli avvallamenti. 
Vissi, campicchiai lì. Molti entrarono in me e usciti, si girarono per rimproverarmi, vituperarmi e per rivolgermi parole dure che non ripeto. Fui pozzanghera per due giorni e sopportai le offese senza una lamentela. Com'è noto, il 24 uscì il sole. Oh, che esistenza paradossale! Con l'arrivo del bel tempo mi prosciugai.
Cosa raccontare ancora? Feci bene il mio dovere? Mi comportai come si deve? Quelli del 7 di via Dràva si aspettavano altro da me? Non fa più differenza ma sarebbe utile saperlo perché si formeranno altre pozzanghere dopo di me. Abbiamo vita corta, i giorni contati, e mentre trascorrevo il tempo per strada è già cresciuta una generazione pronta all'azione, potenziali pozzanghere sognatrici, ambiziose che mi tartassano di domande, vogliono sapere da me che cosa succederà in quella buca tanto promettente.
Ma io sono stata pozzanghera solo per due giorni e in base alla mia esperienza posso solo dire che i toni erano quasi drastici, la via Dràva è spazzata dal vento e il sole riprende a splendere a ogni piè sospinto, quando non dovrebbe, ma almeno non dovetti scorrere giù per il canale... Ma che buchi, che avvallamenti! E che perdite d'acqua dai tubi! Pavimenti con crepe! Sono cose importanti, oggigiorno. Giovani, se volete darmi ascolto vi dico: avanti! Direzione via Dràva!

(Da "Novelle da un minuto"; trad. A. Rényi)

giovedì 10 gennaio 2013

Sándor Márai, Dell'amicizia

Non vi è relazione umana più toccante e più profonda dell'amicizia. Persino il rapporto fra amanti e fra genitori e figli nasconde più egoismo e vanità. Solo l'amico non è egoista, altrimenti non è amico. L'amico non è neppure vanitoso perché vuole il bene per l'amico e non per se stesso. L'innamorato vuole sempre qualcosa per sé, l'amico nulla. Il figlio vuole sempre ricevere dai genitori, vuole superare suo padre, mentre l'amico non vuole ricevere nulla, né vuole superare. Non esiste un dono più segreto e più nobile nella vita di un'amicizia di poche parole, comprensiva, paziente e pronta al sacrificio. E' anche il dono più raro.
Riflettendo sul sentimento che lo legava a La Boétie, Montaigne trasse la conclusione: "Eravamo amici... Perché lui era lui, e io ero io." Precisamente. Seneca scrisse a Lucilio: "L'amico ti vuole bene ma non tutti quelli che ti vogliono bene sono anche tuoi amici." Questa constatazione è più che precisa, è vera. Tutti gli affetti sono sospetti perché le loro ceneri covano egoismo e avarizia. Soltanto l'amicizia è altruista, priva di interessi e del gioco dei sensi. L'amicizia è servizio, un servizio forte e serio, la più grande prova e il più grande ruolo dell'uomo.


Trad. A.R.

venerdì 4 gennaio 2013

Quimby

L'Ungheria è un Paese molto portato per la musica, anche per quella cosiddetta leggera. Uno dei complessi contemporanei che preferisco è il Quimby: http://en.wikipedia.org/wiki/Quimby_(band) e questi sono due brani molto diversi fra loro per ritmo e stile, giusto un assaggio:

Quimby: Most múlik pontosan (Passa ora, puntualmente)

Quimby : Sehol se talállak (Non ti trovo)



mercoledì 2 gennaio 2013

Sándor Márai, Della nostra libertà

Sándor Márai e Thomas Mann, 1935
Di fronte ai potenti pensa sempre all'origine del loro potere. Cosa possono fare contro di te? Possono privarti dei tuoi beni, della tua libertà e della tua vita? E allora? Anche un microbo microscopico, un batterio contagioso può toglierti la vita che è fragile e fugace, come la vita degli insetti. No, neppure il più potente ha un vero potere su di te ed è per questo è impotente se tu sei nel giusto o lui nel torto. Può commettere qualcosa contro di te solo se ti trova nel peccato e lui agisce nel bene. Non pensare quindi a quello che dirai al potentato o come ti comporterai al suo cospetto; ricordati, invece, che sei libero finché sei giusto e anche il più potente è impotente davanti la giustizia. 


(Da "Füves könyv", Helikon kiadó, trad. A. R.)

martedì 1 gennaio 2013

Gli amori di Zoltán Kodály

Zoltán Kodály a 18 anni

Il settantaseienne 
Zoltán Kodály perse sua moglie Emma Sándor il 28 novembre 1958, dopo mezzo secolo di matrimonio. La scomparsa della donna, più vecchia di lui di 19 anni, lo mise a dura prova, perché avevano vissuto in una sorta di simbiosi. All'età di 23 anni incontrò Kodály, insieme a Bèla Bartók, la pianista che avrebbe preso lezioni di composizione dai due musicisti di grande talento. Emma era sposata, di mezz'età e non particolarmente bella, ma era molto colta, aveva una personalità magnetica e un eccellente senso dell'umorismo. Bartók e Kodály le fecero la corte ed Emma scelse Zoltán. Divorziò da suo marito e sposò il musicista nel 1910. Per la notevole differenza d'età gli amici pronosticarono un matrimonio di breve durata ma non ebbero ragione. La coppia si diede del lei per tutta la vita ma nella loro casa regnarono affetto profondo e armonia perfetta. Il carattere diretto e vivace della donna completava bene la natura seria e chiusa del compositore. Quando nel 1944 Emma, che era cattolica praticante ma di origine ebraica, dovette fuggire, Kodály si nascose con lei in un monastero. Anche quando Emma era ormai costretta alla sedia a rotelle, a 90 anni, Kodály la spingeva spesso in strada. Dopo la morte di lei Kodály ebbe un crollo e perse  ogni estro creativo. Qualche mese dopo i suoi amici fecero un sospiro di sollievo quando lo videro di nuovo al lavoro, ma l'illusione svanì subito quando scorsero il titolo della nuova composizione corale: "Cerco la morte". Organizzarono quindi frequenti incontri per non lasciarlo solo, e a uno di questi raduni di amici si presentò anche la dicianovenne Sarolta Péczely, figlia dello storico letterario László Péczely. Sarolta frequentava il Conservatorio e voleva diventare maestra di canto. Il compositore fu colpito dalla gentilezza e dalla loquacità della ragazza e all'età di 77 anni si innamorò di nuovo. Un anno dopo la morte di Emma chiese la mano a Sarolta, la quale acconsentì, interruppe gli studi e lo sposò.  Gli amici previdero anche questa volta un matrimonio di breve durata e si sbagliarono ancora. Nonostante i 58 anni di differenza d'età, la coppia ebbe vita felice e l'ultimo periodo fertile del compositore è dovuto proprio alla presenza di Sarolta. Dalla morte di suo marito, avvenuta nel 1967, Sarolta si è sempre dedicata alla conservazione e alla cura delle opere del grande compositore e ha preso parte attiva anche all'organizzazione del concerto commemorativo di Emma Sándor. Quest'ultima era nata nel 1863 e se avesse voluto, avrebbe potuto prendere lezioni di pianoforte da Liszt o da Erkel. Sarolta dà lezioni ancora oggi. Il secolo e mezzo fra le due donne passa attraverso l'amore di Kodály per loro.

Fonte: Nyáry Krisztián