Visualizzazione post con etichetta Béla Hamvas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Béla Hamvas. Mostra tutti i post

domenica 17 marzo 2013

Sull'amicizia



Se qualcuno ti dice "poi, una volta, dobbiamo andare a cena insieme", oppure "un giorno ci prenderemo un caffé", di solito significa il contrario. Se quel qualcuno davvero vuole cenare con te o anche solo a prendere un caffè insieme, perché non ti dà un appuntamento, perché lo rinvia? Lo stesso vale quando qualcuno ti chiama "amico". Quella persona pensa di farti le scarpe, se non l'ha già fatto, o vuole danneggiarti in qualche modo. Se poi ti dice "Amico mio, non hai motivo di preoccuparti", scappa a gambe levate.

Il segreto dell'amore è unire due per farli diventare uno, quello dell'amicizia è separare uno e farlo diventare due.

Le vere amicizie non deteriorano mai. A volte diventano solo più semplici, altre volte più complesse.
Bulcsu Bertha



martedì 21 agosto 2012

Béla Hamvas, DICKENS

Charles Dickens

Una volta qualcuno paragonò Sofocle a Dickens senza indicarne il motivo. Forse perché Sofocle non aveva mai perdonato nulla alla vita, mentre Dickens le aveva perdonato tutto. Ne aveva, da perdonarle. Non aveva avuto una vita diversa dalle nostre, aveva sofferto al buio e era stato più volte travolto dalle onde. L'atmosfera dickensiana è pacificazione con il più difficile. China la testa davanti all'insopportabile e sorride. Il sorriso significa: non mi arrendo.

(Da "I cento libri" di Béla Hamvas; trad. A. Rényi)

mercoledì 25 aprile 2012

Béla Hamvas, Boccaccio

Béla Hamvas (1897-1968)
Non conosciamo più il buonumore, quello autentico, sereno. Tutto il ridere, quello di Sterne, di Joyce, di Dickens, di Molière, è una pagliacciata un po' (molto?) amara, lacrimevole, forzata e forse disperata. La fine di queste risate penose è la spiritosaggine del vecchio Karamazov e di Foma Fomic. Con il Medioevo è finita l'epoca della serenità pura, senza riserve. Boccaccio ci insegna come sapevano ridere gli antichi.

(Da "I cento libri"; trad. A. Rényi)