Il 13 dicembre anche in Ungheria si festeggia Santa Lucia, è "il giorno di Luca" ("c" in ungherese si pronuncia "z"). Santa Lucia in Ungheria ha due vesti: santa buona, quella delle agiografie, e strega. Alla seconda interpretazione sono legate alcune antiche usanze con profonde radici anche nella cultura popolare, come la cosiddetta "sedia di Luca": una seggiola che si comincia a fabbricare il 13 dicembre seguendo un criterio particolare, ovvero la lavorazione prevede una sola mossa al giorno. Lo sgabello deve essere pronto per la vigilia e ci si monta sopra durante la messa di mezzanotte per avvistare le eventuali streghe, per cacciare gli spiriti maligni guastafeste.
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| Sgabello di Luca |
Una seconda usanza ha trovato anche un'applicazione metropolitana: in campagna le ragazze preparano dodici grandi gnocchi di patate, con dentro dodici biglietti con dodici nomi maschili. Gli gnocchi vanno cucinati e il nome nascosto in quello che per primo sale a galla sarà il nome del futuro sposo.
In città, e soprattutto all'epoca del socialismo reale quando nelle case si cucinava poco perché si ricorreva prevalentemente alle mense aziendali e scolastiche, circolava la versione dei bigliettini da tirare a sorte.
Il gioco del nome del futuro marito lo feci anch'io. Una sola volta, a quasi diciotto anni, giusto per prendere in giro l'usanza e per farmi beffa della superstizione. Non avevo nessuno "papabile" in quel momento, solo qualche preferenza, ragazzi che mi piacevano e un amore già finito. Scrissi quindi nomi a caso, per metà nomi esistenti in natura in Ungheria e per metà nomi che mai avrei incontrato in carne e ossa a Budapest. Il biglietto vincente portava uno di questi nomi assurdi: Jeromos. Non ho mai incontrato un ungherese con questo nome. E' Girolamo, in italiano. Mio marito si chiama Girolamo.