domenica 9 giugno 2013

La rapina di Tbilisi

Tblisi, piazza Yerevan
A Tiflis, l'odierna Tbilisi, il 13 giugno 1907 ebbe luogo la più spettacolare e famosa delle rapine bolsceviche, progettata e diretta dall'uomo di Lenin nel Caucaso, il "compagno Koba", all'anagrafe Iosif Džugašvili, che qualche anno dopo avrebbe cominciato a farsi chiamare Stalin. Ad attuarla fu un selezionato gruppo di venti banditi-terroristi, guidato sul campo dall'armeno Simon Tr-Petrosjan, detto Kamo, che si sarebbe rivelato il più efficace killer del partito. 

Alle undici di mattina a piazza Yerevan di Tiflis era affollato da un crogiolo di etnie: mercanti asiatici, russi, europei, ebrei, armeni, tutti intenti agli affari. Sulla Golovinskij Prospekt Anna Sulakvelidze e Pacia Goldava, due belle ragazze, poco più che ventenni, passeggiavano con ombrellini parasole fiorati, e cercavano di distrarre i militari cosacchi dal loro lavoro di sorveglianza. Nessuno immaginava che sotto le vesti nascondevano potenti pistole. Giunse una diligenza trainata da sei cavalli che trasportava sacchi di denaro destinati alla locale filiale della banca di stato russa. La seguiva una vettura con la scorta armata, circondata da un drappello di cosacchi a cavallo. All'improvviso si scatenò un lancio di bombe che piovvero dai tetti delle case, altre granate vennero scagliate dai terroristi in strada, alcuni dei quali erano vestiti da poliziotti. Il caos era totale: i veri poliziotti e i cosacchi vedendo i finti poliziotti che gli spararono addosso non sapevano contro chi reagire. I terroristi, invece, avevano idee chiare, ciascuno aveva un bersaglio preordinato. Le due donne erano fra le più efficaci: eliminarono all'istante i cosacchi a cavallo. I terroristi prelevarono velocemente i sacchi e si tuffarono nei vicoli della città, lasciando indietro un numero imprecisato di morti (fra i venti e i quaranta) e molti feriti. Il bottino fu di 341.000 rubli, secondo la polizia, ma nelle casse del partito bolscevico ne vennero registrati solo 250.000. La differenza rimase nelle mani di Stalin o costituì un fondo personale di Lenin, che era non solo a conoscenza della rapina, ma ne fornì anche la copertura politica? 

Fonte: "Scacco allo zar" di Gennaro Sangiuliano, Mondadori, 2012

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