Dall'11 dicembre 1992, data della morte di Marinka Dallos, pittrice naif e traduttrice dall'ungherese, per più di tre anni suo marito, Gianni Toti, giornalista, saggista, scrittore, "poetronico", buttò un sasso nello stagno dell'assenza pubblicando l'11 di ogni mese un necrologio-omaggio su l'Unità in memoria della donna conosciuta nel 1949 in Ungheria e che gli è stata accanto per 42 anni nell'evocativa casa-manifesto: migliaia di libri, tante luminose opere di Marinka, e disegni, cartoline, locandine, foto, biglietti, dediche, inviti che tappezzano pareti, stipiti, porte, infissi, fino a coprire il soffitto. Ne riporto uno, di toccante bellezza:
Trentatré mesi, mille giorni e quattro, senza, senza, senza, MARINKA e l'uomo che è vissuto con lei quarantadue anni d'amore e rispetto per la donna, la compagna coSmunista e l'artista non imitabile – Gianni Toti – non sa ancora come sottovivere o soprammorire, sa soltanto testimoniare così, a se stesso, a quel che resta, e a quegli amicompagni che resistono all'altra morte, che Marinka Dallos è stata, per sempre [.]
Trentatré mesi, mille giorni e quattro, senza, senza, senza, MARINKA e l'uomo che è vissuto con lei quarantadue anni d'amore e rispetto per la donna, la compagna coSmunista e l'artista non imitabile – Gianni Toti – non sa ancora come sottovivere o soprammorire, sa soltanto testimoniare così, a se stesso, a quel che resta, e a quegli amicompagni che resistono all'altra morte, che Marinka Dallos è stata, per sempre [.]

Nessun commento:
Posta un commento