martedì 16 luglio 2013
Sándor Weöres, Sessantasei
66
Ho compiuto sessantasei anni. Non vado all'asilo solo perché potrei prendere la tosse.
Sono in vita perché non sono ancora morto. Non mi ucciderò, aspetterò la mia fine.
Si avvicina il momento, in cui gli occhi mi impediranno di vedere, le orecchie di sentire, le gambe di camminare, e le mani di afferrare. Allora mi ritirerò dentro di me, passeggerò dentro me stesso, osserverò che cosa ha in serbo il mio interno. Basta non trovarlo poco accogliente.
Sándor Weöres, poeta ungherese (Szombathely, 22 giugno 1913 - Budapest, 22 gennaio 1989), iniziò a comporre poesie giovanissimo e attirò l'attenzione dei critici con la sua tesi di laurea sulla poetica (A vers születése "La nascita del verso", 1939). Gli studî e i viaggi contribuirono alla sua formazione, definita completa. Nelle raccolte poetiche (Hideg van "Fa freddo", 1934; Medúza "Medusa", 1943; A fogak tornáka "La chiostra dei denti", 1947; A hallgatás tornya "La torre del silenzio",1956; Tűzkút "Pozzo di fuoco", 1964; Összegyütött versei "Poesie raccolte", 1975;Harmincharom vers "Trentatré versi", 1978; Posta messzirol "Posta da lontano",1981), W. ha conciliato, attraverso un ritmo sapiente, motivi della lirica universale con la tradizione poetica magiara. Rilevante anche la sua attività di traduttore da lingue orientali e occidentali, tra cui l'italiano (Dante, Petrarca, Metastasio, Leopardi, D'Annunzio, Palazzeschi, ecc.).
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