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| Un dipinto di Marinka Dallos (1929-1992) |
"(Gianni Toti) sarebbe rimasto stupito se si fosse accorto che sua moglie nell'esordire aveva chiuso gli occhi anziché aprirli di più. Era andata a vedere dentro di sé. Mise poi del bianco sulla tela bianca, una corta pennellata, e resto lì a guardare. Il suo destino era forse quello dell'arte astratta o dell'arte informale? Voleva rappresentare una pozzanghera, mi ha detto, larga non più di dieci metri e lunga altrettanto, che nel suo villaggio natale ai primi freddi diventava di ghiaccio e tale restava fino a marzo, i fanciulli vi pattinavano sopra con un lampo da uccelli, e i ferri dei pattini la rigavano di un bianco più bianco del bianco. La testa le si riempì subito di grida, di voci indimenticabili e su quel candore a poco a poco, senza che sapesse disegnare, sorgevano le strade, le case, gli alberi e gli abitanti di Nograd coi loro usi e costumi. Era dunque una narratrice lirica, questa ungherese che vive in Italia, questa persona colta che dipinge ingenuo, che diffida del folclore e lo affronta come una realtà primaria. La sposa che le amiche stanno vestendo, immensa, ha le calze locali, ma più sposa di così, in assoluto, non potrebbe essere anche per queste calze locali. Che bel quadro, sessuale e favoloso, con un soffitto preciso, di legno tangibile e una prospettiva insolita nei naifs, sempre frontali. Voglio dire che questa ambiguità sarà sempre più il suo stile e la nostra meraviglia."

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