giovedì 16 gennaio 2014

Milan Kundera, La festa dell'insignificanza



Adelphi, 2013
Traduzione di Massimo Rizzante


Di Kundera ho letto tutto, possiedo la collezione completa delle sue opere. Non sono però acritica, riconosco che con il passare degli anni la sua scrittura si è molto indebolita e diluita. Sono cambiate le proporzioni: nei primi libri le pagine forti rappresentavano un buon ottanta percento, a mio avviso oggi questa percentuale corrisponde alle pagine trascurabili.

Quest'ultima fatica del grande scrittore ceco e francofono è un volumetto scarno di poco più di 100 pagine ariose, che Adelphi ha messo in vendita al prezzo di sedici euro. Superato il momento dell'indignazione, ho scucito i soldini e ho letteralmente divorato il libretto in poco meno di tre ore.

Non voglio rovinare la festa di chi non l'ha ancora letto, dico solo che la proporzione di pagine e di idee brillanti è scesa ancora, tuttavia leggere questo che definirei un divertissement mi ha fatto bene. Il merito è soprattutto di questo dialogo:

"Sarò sincera. Mi è sempre sembrato orribile mettere al mondo qualcuno che non te lo chiedeva."
"Lo so" disse Alain.
"Guardati intorno: di tutti quelli che vedi, nessuno è qui di sua volontà. Certo, quel che ho appena detto è la più banale di tutte le verità. Così banale, e così essenziale, che abbiamo smesso di vederla e di capirla."

"Tutti blaterano sui diritti dell'uomo. Che farsa! La tua esistenza non si fonda su alcun diritto. Non ti permettono nemmeno di farla finita di tua volontà, questi paladini dei diritti dell'uomo."
E la madre continuò. "Guardali tutti! Guarda! Una metà almeno di quelli che vedi sono brutti. Anche essere brutti rientra nei diritti dell'uomo? E sai che cosa significa portarsi addosso la bruttezza per tutta la vita? Senza un attimo di tregua? Nemmeno il tuo sesso hai scelto. Né il colore dei tuoi occhi. Né il tuo secolo. Né il tuo paese. Né tua madre. Nulla di ciò che conta. I diritti che un uomo può avere riguardano solo sciocchezze per le quali non c'è motivo di lottare o di scrivere storiche Dichiarazioni!"

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