venerdì 5 settembre 2014
Beethoven, Arancia meccanica e Fricsay
Quando Fricsay si dirigeva al confine tra il bene e il male
Claudio Strinati
La Nona Sinfonia di Beethoven è uno dei personaggi principali di Arancia meccanica, il film di Stanley Kubrick
Il giovane Alex, delinquente allo stato puro, amante dell'ultravioletta, sadico torturatore di inermi indifesi, è un appassionato intransigente della musica di Ludovico van, come lo chiama lui, e la protegge dalle incomprensioni del mondo. Poi, costretto a ascoltare la Nona combinata a immagini di orrore e morte, si riabiliterà in maniera altrettanto drastica.
La Nona, nel film, è sottoposta a distorsioni, ma in alcuni momenti cruciali si sente nella sua realtà ed è bello ricordare come Kubrick utilizzasse una registrazione diretta da Ferenc Fricsay nel 1958 e forse si può capire perché. Fricsay era ungherese, di Budapest, naturalizzato austriaco e già scomparso, a quarantanove anni nel 1963, quando il film fu girato. Fu uno dei grandi direttori e la Deutsche Grammophon pubblica un cofanetto di 45 cd dove c'è la Nona e una quantità di musica suprema.
E' bello soprattutto ricordare il rapporto tra Fricsay e Béla Bartók, ungherese come lui e tra i suoi primi insegnanti, che spiega bene quello che Kubrick deve aver sentito nell'arte direttoriale di Fricsay: una commovente capacità di individuazione di quel dominio della saggezza, della bontà e dell'altruismo che non è mai scindibile dall'abiezione e dalla disperazione che minacciano sempre e comunque l'esistenza. Proprio l'inflessibile esattezza di Fricsay dimostra come a fronte della inevitabile dimensione della problematicità non si possa mai configurare quella della soluzione. Bartók ha scritto sempre e soltanto su questo immane rovello interiore, come una bussola del percorso di ognuno di noi, confronto privo di illusioni ma densissimo di arte. Qui i tre sublimi Concerti per pianoforte e orchestra di Bartók sono eseguiti con Géza Anda al pianoforte, altra figura dolce e luminosa di questa cultura ungherese, così carica di orgoglio e delusioni, che Fricsay ha consegnato al mondo nel corso della sua breve ma intensa vita. Le registrazioni Bartók sono un vero patrimonio dell'umanità.
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Ferenc Fricsay dirige il Quarto Movimento della Nona.
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