giovedì 22 ottobre 2015

1956: István Angyal, un idealista



István Angyal (Magyarbánhegyes, 14 ottobre 1928 - Budapest, 1 dicembre 1958), è stato una delle figure più idealiste, più pure e anche più contraddittorie della rivoluzione ungherese del 1956. Comandante del gruppo di rivoltosi tutti comunisti di via Tüzoltó, era a sua volta un comunista che si era ribellato alle distorsioni del comunismo, per poi essere condannato a morte nell'epoca post-rivoluzionaria.
Discendente di una famiglia di commercianti e artigiani ebrei, nel 1944 i nazisti lo deportano ad Auschwitz insieme a sua sorella e sua madre. Per aver tentato la fuga, sua sorella viene impiccata davanti a tutti e anche sua madre muore nel lager.
Sopravvissuto al campo di concentramento, István Angyal torna in Ungheria ormai comunista convinto, anche se non entrerà mai nel partito. Sostiene l'esame di maturità e nel 1947 viene ammesso alla facoltà di Lettere (studia letteratura ungherese e storia), ma nel 1949 si schiera a favore del filosofo György Lukács, quindi viene espulso.
Lavora come operaio con alterne fortune, non crede nella realizzazione del comunismo così com'è avvenuta, ma rimane fedele alle idee di Marx, Engels e Lenin, ed è convinto che si possa costruire una società democratica "dal basso" (anche se fino all'ultimo riterrà giusto il sistema monopartitico).
Pur mantenendosi con il lavoro fisico, partecipa attivamente alla vita dell'intellighenzia magiara. Si sposa, gli nasce un figlio, ma il matrimonio non dura.
Il 23 ottobre 1956 accorre fra i primi alle mobilitazioni iniziali alle quali partecipa attivamente (con volantinaggio, il trasporto dei feriti, la distribuzione di viveri ai gruppi di resistenza), in seguito entra nella lotta armata e diventa il comandante del gruppo di via Tüzoltó, una delle unità più eroiche della rivolta. A dimostrazione della sua fede comunista, il 7 novembre 1956, l'anniversario della rivoluzione sovietica d'ottobre del 1917, sulle facciate delle case del suo distretto oltre alla bandiera nazionale fa esporre anche la bandiera rossa.
Nel corso del processo
Si rifiuta di deporre le armi e nel processo, che lo vedrà condannato a morte, difenderà coraggiosamente le proprie idee senza scendere a compromessi.
Viene impiccato nel cortile della prigione il 1 dicembre 1958, a soli trent'anni.

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