Il protagonista è un ricco commerciante ebreo tedesco di nome Otto Silbermann che all'inizio della trama cerca di rassegnarsi al fatto che Becker, il suo socio e presunto amico dichiaratamente nazionalsocialista, che a causa delle leggi razziali è stato costretto a nominare titolare della sua impresa, lo sta depredando. Siamo nei giorni immediatamente dopo i pogrom che gli storici chiamano la Notte dei Cristalli per le vetrine frantumate dei negozi. Secondo i calcoli dello storico e scrittore Saul Friedländer fra il 9 e l'11 novembre 1938 i nazisti distrussero 267 sinagoghe e 7500 negozi di proprietà ebraica, uccisero novantuno persone e centinaia commisero suicidio o morirono a causa delle ferite subite durante i tumulti. Trentamila furono internati in campi concentramento.

La situazione peggiora quando qualche ora più tardi un altro conoscente, Findler, offre una cifra irrisoria per l'acquisto della casa che Silbermann intende vendere per lasciare la Germania, e la trattativa viene interrotta bruscamente dall'arrivo di un gruppo di nazisti che devastano l'appartamento. Silbermann intraprende un viaggio interminabile per la Germania, prende un treno dietro l'altro scappando di città in città, sempre più affranto, perdendo tenuta e dignità. Abituato allo stile di vita dell'alta borghesia e privo di quella flessibilità che le circostanze estreme richiedono per la sopravvivenza, cade sempre più in basso fino a perdere il senno.

L'ebreo assimilato Silbermann che fino a poco tempo prima era un membro rispettabile e rispettato della società tedesca, veterano della Prima guerra mondiale e proprietario di beni considerevoli, si dibatte tra incredulità, speranza e sconforto. Non ha dato retta ai primi segnali allarmanti, ai quali ha dato seguito invece suo figlio che lui infatti sta tentando di raggiungere a Parigi. Sua moglie ariana si rifugia invece nella propria famiglia d'origine conquistata dalle idee naziste, quindi disposta ad aiutarlo. Silbermann non può più ingannarsi: la sua vita è andata a pezzi, ed è qualcosa che la sua mente avvezza a una vita stabile, sicura, e la sua psiche di persona scaltra solo negli affari ma non malleabile, non sono in grado di sopportare.
L'anno scorso la pubblicazione de Il viaggiatore in Germania, a 80 anni dalla sua nascita, si è rivelata un caso letterario, paragonato alla Novella degli scacchi di Stefan Zweig e a Essere senza destino di Imre Kertész. Il romanzo è intessuto di elementi biografici, di una profonda consapevolezza degli eventi storici e di una certa preveggenza. D'altronde Boschwitz stesso era vittima delle persecuzioni razziali e per evitare il peggio si stabilì all'estero già nel 1935. Ed è uno dei rari scritti che narrano il processo stesso, non solo gli effetti, della distruzione di un essere umano, in questo caso di un ebreo. Con il ritorno sempre meno velato dell'antisemitismo nella nostra società Il viaggiatore di Ulrich Alexander Boschwitz (pubblicato da Rizzoli nella traduzione di Marina Pugliano e Valentina Tortelli) è oggi una lettura necessaria di triste, angosciante attualità.
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