Il mondo si sta preparando a Lem2021, ossia al centenario della nascita, che sarà celebrata il 12 settembre 2021, del brillante e prolifico autore polacco famoso in particolare per aver creato Solaris, e in generale per aver saputo coniugare la fantascienza con la filosofia.
Le cifre relative alla diffusione dei libri di Lem – traduzioni in 41 lingue e 27 milioni di copie vendute – lo rendono uno degli scrittori di fantascienza più letti, non per caso era fra i preferiti di Wisława Szymborska. Tuttavia Febbre da fieno,che Voland ha dato alle stampe nell'ottima traduzione di Lorenzo Pompeo, non fa parte della produzione fantascientifica di Lem. Anche se di scienza dentro le meno di 180 pagine di questo romanzo ce n'è, e la fantasia del lettore è stimolata a sufficienza.
Uscita in Polonia nel 1975, Febbre da fieno è un'opera dell'età matura e del genere meno facilmente classificabile rispetto alle altre di Lem: forse potremmo definirla un noir psichedelico, o meglio la storia di un'indagine su una dozzina di morti misteriose avvenute nei dintorni di Napoli.
«– E dunque perché dubitare che in realtà non si tratti di un crimine?
Come dire... è come una fotografia. Intendo la sua riproduzione retinata. A occhio nudo si coglie il quadro generale del soggetto, ma non i dettagli. Se si guarda con la lente d’ingrandimento, qualcosa sembra migliorare, ma nello stesso tempo si dissolve. Se prendiamo lenti più potenti anche l’immagine scompare, perché si disperde in singoli puntini. Ognuno per sé, perché insieme non significano più nulla.»

Il protagonista è un astronauta al tramonto della sua carriera, i casi sono descritti con logica meticolosità, le pagine sono intrise di colti rimandi, la scrittura è così perfetta da far trattenere il fiato. La soluzione sottace molto prima di manifestarsi apertamente, nulla è violento o scabroso, è tutto un gioco della mente, arricchito di messaggi filosofici. Atmosfere che rievocano Simenon, una panoramica dell'Europa degli anni Sessanta (una chicca la notte di nozze in pubblico), considerazioni di un astronauta fra i primi, e storie di tante vite simili fra di loro, eppure con spiccate caratteristiche individuali, e tutte che finiscono tragicamente. È preferibile non rivelare altro per non guastare la festa, perché per gli amanti del genere, e soprattutto della buona letteratura, questo libro è davvero una festa.

Merita un capitolo a parte la postfazione di Lorenzo Pompeo, il traduttore del libro. Io l'ho letta là dov'è, cioè alla fine del libro, tuttavia al lettore desideroso di un approccio più preparato forse è consigliabile anticiparne la lettura. La postfazione ha gettato luce su gran parte dei dubbi e curiosità sorti mentre leggevo, ma se l'avessi letta prima probabilmente sarebbe aumentata anche la mia capacità di apprezzamento del testo. Avrei sentito l'autore e anche il libro più vicini, più familiari. In ogni caso l'ho trovata un aiuto importante, un supporto molto valido, al pari della presentazione online del libro fatta da Leonardo Fredduzzi dell'Istituto di Cultura e Lingua Russa di Roma, Lorenzo Pompeo, e Livia Lommi della redazione di Voland.
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L'articolo sul blog di SUL ROMANZO
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