Scrive Sabrina Martinelli sotto lo pseudonimo di Sabri Bibi su Facebook:
L'estate del sessantanove di Andrea Rényi, edizioni Infinito.
È appena uscito per le edizioni Infinito L'estate del sessantanove ed è stata per me una piacevolissima scoperta.
Come recita il sottotitolo, cronache ungheresi, è un affresco della storia ungherese, quella del '900, osservata dal punto di vista delle esistenze quotidiane dei singoli che spesso subiscono la Storia pur partecipando al suo divenire. Il racconto si apre in una giornata del '69 per seguire, tornando indietro nel tempo, la storia della famiglia di Guzü e dei loro conoscenti, per poi procedere attraverso la rivoluzione del '56 fino alle soglie del nuovo millennio.
Il filo conduttore, la storia della giovane Guzü, non è però che un'occasione, la narrazione si dirama in realtà in tante direzioni e si sofferma ora qui ora là, regalando al lettore un romanzo corale, composto da tanti attimi fermati nel tempo e da tante storie che nel loro insieme si intersecano ed evocano le atmosfere di giorni lontani, restituendole al lettore intatte e suggestive.
L'autrice ha il raro dono di saper narrare la Storia con pochi tocchi, senza calcare la penna, suggerendo immagini, fissando in poche frasi un'epoca e, soprattutto, con il talento che sa dar conto delle ricadute dei grandi eventi nella vita degli individui, ma anche con la sensibilità necessaria a trasmettere lo stato d'animo dei singoli. La sua è una scrittura delicata e poetica che, sul filo della memoria, non si esaurisce nel semplice ricordo né nella sola cronaca, ma si presenta composita e ricca, come una melodia capace di indurre nell'ascoltatore una pluralità di sensazioni.
È un libro colto che testimonia la ricchezza della cultura ungherese e che sa incuriosire con i suoi spaccati di vita, oltre a toccare grandi temi, come l'antisemitismo e la disillusione nei confronti, non del comunismo e dei suoi valori, ma della sua realizzazione che ne ha tradito le potenzialità.
Per la ricchezza dei rimandi, per il tessuto sul filo della memoria e per quella sapienza nel coniugare le storie con la Storia nella consapevolezza del continuo scambio tra macro e microcosmo, L'estate del sessantanove mi ha riportato alla mente l'indimenticabile Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, un'associazione di emozioni.
Andrea Rényi ha scritto un libro prezioso, pervaso da una profonda dignità, che va a coprire un vuoto, quello della storia ungherese, così poco rappresentata nel panorama letterario italiano.
Ve lo consiglio.

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