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| Foto di Renato Martino Bruno |
- Chi era costui? - fu la domanda della guardia tedesca.
- L'autore di Hyperion - spiegò il dottor K. H. G. Amava dare spiegazioni. - Il massimo esponente del romanticismo tedesco. E che dice di Heine?
- Chi sono tutti questi? - domandò la guardia.
- Poeti - rispose il dottor K. H. G. - Non conosce neppure Schiller?
- Sì, invece - replicò la guardia tedesca.
- E Rilke?
- Conosco anche lui - disse la guardia tedesca ormai rosso come un peperone, e con un colpo uccise il dottor K. H. G.
(Dalle "Novelle da un minuto"; traduzione di Andrea Rényi)

7 commenti:
veramente non la trovo affatto lieve...un colpo al cuore.
D.
Lo è, ma forse meno brutale delle storie di stragi di massa che ho raccontato negli ultimi giorni.
si sa bene che la violenza tutto conosce, tranne che le sfumature...
comunque, c'è da sperare sia morto sorridendo dentro di se.
D.
Non renderà più lieve questa storia ma vale la pena conoscerne l'autore: è stato detenuto per più di 6 anni in campi di lavoro/concentramento; è tornato ben dopo la fine della guerra a casa e ha scritto uno dei libri secondo me più belli, più interessanti sui prigionieri di guerra, oltre a tanti altri romanzi, piéce teatrali ecc.
non lo conosco, confesso.
capisco che solo alcuni che hanno conosciuto paura e dolore minuto per minuto, possano avere la grazia di scherzarci su.
D.
Esatto, perché ha conosciuto una dimensione che noi, per nostra fortuna, non abbiamo mai dovuto frequentare. "I popoli dei lager", così s'intitola il suo libro, lo descrive molto bene: ci sono delle fasi di totale insensibilità, dove la morte viene accolta con indifferenza, altre nelle quali si ride persino sopra. Le lacrime, il dolore, fanno parte solo dei sentimenti dei primi tempi, poi si cambia per sopravvivere.
Primo Levi insegna la capacità della non leggerezza...
D.
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