Quando il secolo era giovane ero giovane anch'io, e poiché eravamo giovani entrambi, eravamo entrambi rivoluzionari. Il tempo passò, il secolo e suo figlio divennero adulti e desideravano invecchiare saggi. Volevo indossare le pantofole, o la veste da camera, volevo gettare via tutti gli slogan rivoluzionari, perché col tempo avevo maturato nel cuore e nella mente slogan miei, e sapevo che nella pratica libertà, uguaglianza e fratellanza non sono ideali perfetti come li avevo considerati da giovane e da rivoluzionario. Avrei preferito parlare di conservazione, operazione più meritevole e più difficile rispetto al gettare via il vecchio e costruire qualcosa di nuovo con i cocci. Avrei desiderato far pace con gli uomini, stabilire un ordine e ammainare tutte le bandiere. Ma il tempo non me lo ha concesso. Devo rassegnarmi, sarò sempre rivoluzionario, perché per motivi a me sconosciuti la generazione successiva alla mia non è rivoluzionaria, non ho nessuno al quale passare la bandiera, come dovrebbe essere nell'ordine delle cose. Debbo rimanere ribelle, continuare a occupare le barricate, perché vivo in un'epoca, nella quale i giovani accettano di buon grado tutte quelle limitazioni che il secolo e io, quando eravamo ancora giovani, non accettavamo. Sdentato e con i capelli bianchi, sono costretto a fare il rivoluzionario che ripete testardo il verbo della libertà di pensiero, dell'uguaglianza e della fratellanza, al quale non crede neppure più incondizionatamente. Sono rimasto sans culotte anche da vecchio cadente, eppure quanto mi piacerebbe indossare finalmente una veste da camera!
(Trad. di Andrea Rényi)

1 commento:
mi ha fatto sorridere questo sfogo del vecchio leone costretto suo malgrado a non potersi ritirare in santa - & meritata! - pace.
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