| Pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 2 settembre 2012 |
Péter Nádas
Katlan
La
parola che ho scelto, katlan,
in ungherese ha più
significati. É
il focolare scavato nella terra o costruito con le pietre, sul quale
poggiare un paiolo. Significa il cratere del vulcano e anche un'altra
formazione geologica, lo spazio ristretto delimitato da colline,
monti e pareti rocciose, la conca, dove inesorabilmente ristagna la
calura estiva. Dove vengono sospinte le truppe dell'esercito nemico
per annientarle fino all'ultimo uomo. Katlan
è senza pietà. Scocca la scintilla, non può essere spenta, arde il
lavoro, bolle il paiolo. Manda a fuoco qualsiasi cosa. Può essere
alimentato a legna, con la ramaglia, lo sterco seccato, la paglia, la
pannocchia, il gambo di mais. Produce calore forte con rapidità e
veemenza. D'autunno, fuori all'aperto, la marmellata di prugne viene
cotta nel paiolo. La cottura impiega giorni, la sera la tolgono dal
fuoco e ve la rimettono la mattina dopo, finché la frutta non perde
completamente il liquido e la sua polpa viola si trasforma in una
massa zuccherosa, compatta, quasi nera.
Vecchie
popolane sorvegliano i paioli bollenti, ogni tanto mescolano la
marmellata con lunghi cucchiai di legno, vigilano affinché la massa
non si attacchi al fondo. Per cuocere la marmellata, il corpo del
paiolo è lambito dal fuoco basso. Non è così nelle albe fredde e
buie dell'inverno, prima dell'uccisione del maiale, quando il fuoco
sotto il paiolo viene mantenuto vivo, perché l'acqua deve bollire
quando il maiale stride sotto l'accoratoio. Oppure in occasione di
nozze di cui si sente parlare in lungo e largo, con cento ospiti,
quando per cuocere il brodo nel paiolo vengono messe venti galline
intere.
All'epoca
della mia nascita, ben settant'anni fa, nel paiolo si faceva bollire
l'acqua per il bucato, e i vestiti bianchi venivano messi a bollire
nella liscivia. Nella puszta
i pastori cuocevano il gulyás
in piccoli paioli d'argilla. Non esistono neppure loro, ormai.
In
realtà, l'Ungheria intera era ed è rimasta katlan,
una conca nel significato geografico e climatico del termine. É
circondata da montagne alte, le Alpi all'occidente, i monti Tatra al
nord, i Carpazi all'est, e i monti innevati della Transilvania fin
giù al sud. D'estate nel bacino dei Carpazi il calore del sole
avvolge tutto, il corpo e l'anima si riscaldano velocemente e le
città diventano focolari ardenti. Ne risente anche la struttura
mentale. Vigile, focosa, distruttiva, si scalda oltre al punto
d'ebollizione, ma diventa cenere altrettanto rapidamente. Come se
nulla fosse successo. Arrivano i venti freddi dell'inverno,
impregnano il paiolo e il midollo. In un simile paesaggio le cose
stesse sono smemorate.
(Il Vocabolo Europeo ungherese, nell'ambito della serie "Vocabolario Europeo" di Festivaletteratura, programma a cura di Giuseppe Antonelli. Trad. di Andrea Rényi)
1 commento:
interessante e affascinante al tempo stesso
(e non conoscevo questa parola).
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