Il 22 marzo 1972 piovve tutto il giorno e io mi raccolsi in un punto molto piacevole. Ve lo indico: di fronte al numero civico 7 di via Dràva, nel tredicesimo distretto di Budapest (capitale dell'Ungheria), dove il marciapiede ha degli avvallamenti.
Vissi, campicchiai lì. Molti entrarono in me e usciti, si girarono per rimproverarmi, vituperarmi e per rivolgermi parole dure che non ripeto. Fui pozzanghera per due giorni e sopportai le offese senza una lamentela. Com'è noto, il 24 uscì il sole. Oh, che esistenza paradossale! Con l'arrivo del bel tempo mi prosciugai.
Cosa raccontare ancora? Feci bene il mio dovere? Mi comportai come si deve? Quelli del 7 di via Dràva si aspettavano altro da me? Non fa più differenza ma sarebbe utile saperlo perché si formeranno altre pozzanghere dopo di me. Abbiamo vita corta, i giorni contati, e mentre trascorrevo il tempo per strada è già cresciuta una generazione pronta all'azione, potenziali pozzanghere sognatrici, ambiziose che mi tartassano di domande, vogliono sapere da me che cosa succederà in quella buca tanto promettente.
Ma io sono stata pozzanghera solo per due giorni e in base alla mia esperienza posso solo dire che i toni erano quasi drastici, la via Dràva è spazzata dal vento e il sole riprende a splendere a ogni piè sospinto, quando non dovrebbe, ma almeno non dovetti scorrere giù per il canale... Ma che buchi, che avvallamenti! E che perdite d'acqua dai tubi! Pavimenti con crepe! Sono cose importanti, oggigiorno. Giovani, se volete darmi ascolto vi dico: avanti! Direzione via Dràva!
(Da "Novelle da un minuto"; trad. A. Rényi)
(Da "Novelle da un minuto"; trad. A. Rényi)

2 commenti:
ammetto di essere rimasta spiazzata per un attimo, vedendo che era la pozzanghera stessa a parlare... simpatico!
eppure, il titolo la diceva lunga...
Una novella minore ma ha la sua grazia anche lei...
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