Non vi è relazione umana più toccante e più profonda dell'amicizia. Persino il rapporto fra amanti e fra genitori e figli nasconde più egoismo e vanità. Solo l'amico non è egoista, altrimenti non è amico. L'amico non è neppure vanitoso perché vuole il bene per l'amico e non per se stesso. L'innamorato vuole sempre qualcosa per sé, l'amico nulla. Il figlio vuole sempre ricevere dai genitori, vuole superare suo padre, mentre l'amico non vuole ricevere nulla, né vuole superare. Non esiste un dono più segreto e più nobile nella vita di un'amicizia di poche parole, comprensiva, paziente e pronta al sacrificio. E' anche il dono più raro.
Riflettendo sul sentimento che lo legava a La Boétie, Montaigne trasse la conclusione: "Eravamo amici... Perché lui era lui, e io ero io." Precisamente. Seneca scrisse a Lucilio: "L'amico ti vuole bene ma non tutti quelli che ti vogliono bene sono anche tuoi amici." Questa constatazione è più che precisa, è vera. Tutti gli affetti sono sospetti perché le loro ceneri covano egoismo e avarizia. Soltanto l'amicizia è altruista, priva di interessi e del gioco dei sensi. L'amicizia è servizio, un servizio forte e serio, la più grande prova e il più grande ruolo dell'uomo.
Trad. A.R.
6 commenti:
pur trovando molto bella la sagace frase di Montaigne, resto dell'idea che perfino nell'amicizia ci siano, sparsi quà & là, frammenti di vanità, egocentrismo, bugie (anche se soft)etc
per me, nulla potrà mai battere l'amore incondizionato, generoso, altruista, leale, infinito, travolgente e vero di una mamma.
Sono completamente d'accordo con te.
Ti riporto questo dialogo sull'amicizia, che a suo tempo mi aveva fatto molto riflettere.
"No, oh no! Non sono stato io a riscattarvi dal carcere di Roulettenburg dove vi trovavate per un debito di duecento gulden, ma sapevo che eravate in carcere per un debito di duecento gulden..."
"Vuol dire, dunque, che sapete chi ha pagato per me?".
"Oh no, non posso proprio dire di sapere chi vi ha riscattato"
"È strano: dei nostri russi nessuno mi conosce, e i russi di qui magari non mi riscatterebbero neanche; è da noi, in Russia, che gli ortodossi riscattano gli ortodossi. E io credevo proprio che l'avesse fatto qualche originale inglese, così, per stravaganza!"
Mister Astley mi ascoltava con un certo stupore. Mi pare che egli credesse di trovarmi triste e abbattuto.
"Mi fa molto piacere, tuttavia, vedere che avete conservato perfettamente la vostra indipendenza di spirito e persino la vostra allegria", proferì con un'aria abbastanza simpatica.
"Ossia, dentro di voi vi rodete di stizza perché non sono né triste, né abbattuto", risposi ridendo.
Egli non comprese subito ma, dopo che ebbe capito, sorrise.
"Mi piacciono le vostre osservazioni. Riconosco in queste parole il mio intelligente amico di una volta, entusiasta e cinico nello stesso tempo; soltanto i russi possono riunire in sé, nello stesso tempo, qualità così contrastanti. Infatti l'uomo ama vedere il suo migliore amico umiliato davanti a lui; sull'umiliazione è fondata per lo più l'amicizia. E questa è una verità che tutte le persone intelligenti conoscono, ma in questo caso, ve lo assicuro, io sono sinceramente contento che voi non siate abbattuto".
Il giocatore, di Fiodor Mikhaïlovitch Dostoïevski - non sono riuscita a trovare il nome del traduttore, ma l'edizione è quella della Bompiani del 1987
Beh, una pessima opinione sull'amicizia, quella espressa da Dostoevskij per bocca del suo protagonista. Non sono d'accordo con la tesi di Màrai, neppure l'amicizia è un sentimento del tutto puro, secondo me non esistono sentimenti solo positivi, ma se la chiave dev'essere l'umiliazione, non si può certo parlare di amicizia.
Sono d'accordo, soprattutto per l'umiliazione di per se stessa. Tuttavia, come dici tu, i sentimenti non sono mai solo positivi, e Dostoevskij qui lo ha sicuramente saputo mostrare molto bene :)
Uno degli scrittori che meglio ha capito l'animo umano.
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