venerdì 12 aprile 2013

Agi Berta, Confini incerti

Un'amica scrive un libro, il suo primo romanzo: sono curiosa e preoccupata allo stesso tempo. Che cosa succederà se il libro non mi piacerà, se sarà oggettivamente scadente; come venirne fuori senza darle un dispiacere? Del romanzo "Confini incerti" di Agi Berta avevo letto degli stralci su Facebook, in fase di lavorazione, e le impressioni erano buone, ma l'insieme è ben altro conto; inoltre temo molto i romanzi familiari se non di autori eccellenti, perché il più delle volte si risolvono in storie interessanti solo per i protagonisti. Ma eccolo, comincio a leggere la storia raccontata da Agi e mi prende dal primo momento. Scopro immediatamente affinità con le storie della mia famiglia, di gente nata in regioni che un tempo facevano parte della Monarchia austro-ungarica, persone che nell'arco di due generazioni erano state sconvolte dalla Storia, costrette a spostarsi, catapultate dalla monarchia nella prima Repubblica comunista, poi nel regno d'Ungheria di dimensioni ridotte e senza re, nella seconda guerra mondiale che vedeva l'Ungheria schierarsi con il nazismo, per finire, poco dopo, schiacciata sotto gli zamponi dell'orso sovietico. Di dittatura in dittatura, i bisnonni, i nonni di Agi, e i loro fratelli, dovettero scegliere da che parte stare, una parte comunque e sempre perdente, perché le vittorie ebbero vita breve, il respiro era perennemente corto e affannoso.
Il romanzo di Agi non solo tiene il ritmo, ma con lo scorrere delle pagine cresce ancora e ancora, e tiene in pugno il lettore. Narra fatti drammatici con lieve ironia, perché Agi è un giudice affettuoso ma severo e molto attento. "Confini incerti" è un caleidoscopio molto interessante e per me, che storie simili ha sentito narrare in famiglia, seppure ambientate in luoghi diversi e con caratteri diversi, è stata una lettura non solo molto piacevole, ma anche importante.
Mi ha poi divertito immaginare i non improbabili incontri fra la sua famiglia e la mia; non è impossibile che io abbia servito il caffè da Gerbeaud a sua nonna che si vedeva con le amiche in questa famosa pasticceria di Budapest, dove io avevo lavorato ai tempi dell'università. O al Vigadò, dove si sposò la favolosa Irene, sorella di sua nonna, mentre nell'appartamento al piano di sopra cenava la famiglia del fratello di mio nonno. Anche le pratiche di magiarizzazione dei cognomi di famiglia potevano essere state sbrigate dallo stesso impiegato, il quale ha sancito il cambio da Hadrovics in Harmath, e da Richter in Rényi.
L'ottimo libro di Agi si conclude con un capitolo di storia dell'Ungheria fra il 1848 e il 1952, molto utile per chi volesse trovare lumi sufficienti per orientarsi in un periodo particolarmente complesso.

Per completezza d'informazione, riporto la quarta di copertina del libro:

Agli inizi del ‘900 a Cakovec – città della Croazia settentrionale, vicino al confine con Austria e Ungheria – coabitano croati, ungheresi, sloveni, tedeschi e serbi. È qui che vivono gli Harmath, una famiglia della piccola nobiltà ungherese, di origine croata: Nandor, la moglie Cecilia e i figli Eugenio, Irene, Dusi e Nandor Junior. Dopo la prima guerra mondiale, con le nuove frontiere decretate a Versailles, gli Harmath diventano profughi, perdono tutti i loro beni e si trasferiscono a Budapest. I ragazzi vivono in modo diverso questo declassamento, ma su tutti pesa il rimpianto per il passato trasmesso loro dalla madre. Irene cerca un riscatto attraverso la bellezza e un buon matrimonio. Nandor Jr sceglie la carriera militare che nel ‘44 lo porta a schierarsi con i nazisti, mentre Eugenio rifiuta di seguire la strada tracciata per lui e diventa socialista. Dusi, sfidando le tradizioni familiari, decide di lavorare e fare liberamente le proprie scelte. Una nuova guerra, un nuovo sistema sociale travolgeranno anche questi fragili equilibri. Sullo sfondo di quasi un secolo di avvenimenti, Agi Berta narra le vicissitudini della sua famiglia intrecciando i fili della storia con il microcosmo familiare. Confini incerti è un libro complesso, drammatico, dove l’incertezza dei confini non è soltanto geografica, ma alberga nel cuore stesso dei personaggi, alla ricerca di un loro posto nel mondo.
Agi Berta nasce in Ungheria nel 1952. A 18 anni ottiene una borsa di studio e va in Polonia. Il matrimonio la porta poi a Napoli, dove si laurea in Storia e Filologia dell’Europa Orientale. Ha scritto alcuni capitoli per la Guida Verde dell’Ungheria del Touring Club, collaborato al volume Testi Mariani del Secondo Millennio e tradotto dall’ungherese Epépé di Ferenc Karinthy. Suoi racconti sono apparsi su Facebook e in varie riviste. Da due anni collabora con La Repubblica Esteri. Vive a Napoli, dove insegna
 Edizioni Uboboros, 2012, euro 13

5 commenti:

Alice in Translation ha detto...

Questo già ce l'ho, ma non l'ho ancora terminato. Per ora ne ho una favorevolissima impressione.

Andrea Rényi ha detto...

Caspita, bravissima, credo sia reperibile solo nelle librerie milanesi e su ordine online.

federica ha detto...

lo cercherò sicuramente.

Cristina ha detto...

sei una fonte preziosa ed inesauribile di notizie su libri della cui esistenza, senza il tuo apporto, non avrei mai idea. grazie!

Andrea Rényi ha detto...

Grazie a te per l'attenzione! Penso che questo libro potrebbe piacere anche ai tuoi.