domenica 2 giugno 2013

Ero e Leandro

William Etty, Hero and Leander, 1828
I tre libri che amavo di più alle medie erano un'antologia di mitologia greca, la raccolta delle trame delle opere liriche e un romanzo ungherese per ragazze. Le pagine sfogliate e risfogliate più volte erano quelle della storia di Ero e Leandro, nel volume curato da Imre Trencsényi-Waldapfel. Secondo gli studiosi la leggenda dei due amanti, originariamente un poemetto in esametri, era opera di Museo Grammatico, un mitico cantastorie vissuto prima di Omero. Il grecista ungherese Trencsényi-Waldapfel smentisce, per lui il poema non è affatto attribuibile a Museo Grammatico, ma fu un copiatore secoli dopo a indicarlo quale autore, per rendere il poema più prezioso.

Il giovane Leandro viveva ad Abido e amava Ero, una sacerdotessa vergine di Afrodite a Sesto, sulla costa opposta. Per incontrare il suo amore, Leandro doveva attraversare lo stretto di Ellesponto a nuoto, e lo faceva tutte le sere. Per aiutarlo a orientarsi, Ero accendeva una lucerna, ma una sera si addormentò nell'attesa, mentre una tempesta spense la fiaccola, e Leandro morì fra i flutti. La mattina dopo Ero scorse il corpo dell'amato Leandro trasportato dalle acque sulla spiaggia, e affranta, si tolse la vita gettandosi da una torre.

Scoppiavo a piangere anche alla cinquantesima rilettura, e mi sto commuovendo ancora.

1 commento:

Alice in Translation ha detto...

Che storia incredibilmente triste. Non la conoscevo. Mi ha colpito il "Per incontrare il suo amore, Leandro doveva attraversare lo stretto di Ellesponto a nuoto, e lo faceva tutte le sere."
Mi sono chiesta quanti, per il loro amore, mostrerebbero oggi altrettanta dedizione.