sabato 25 maggio 2013

Hungarian Hippies


Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un numero di fine agosto 1968 della rivista ungherese Tükör (Specchio), con dentro un articolo sui primi hippies ungheresi. Come si evince dalla foto segnaletica sopra, non godevano dell'incondizionata approvazione da parte delle autorità.

Era solo un gruppo di venticinque ragazzi di circa vent'anni, tutti con un impiego regolare, e nel tempo libero si vedevano al ristorante Abbazia a Budapest. Indossavano jeans, avevano i capelli un po' più lunghi della media e sfoggiavano piccoli badge con scritte come I am a hippie, Draft beer not students, Hippy power, I'm a super man, Don't work, sleep!, Make love, not war! Una sera di giugno del '68 bevvero però qualche birra di troppo per salutare uno di loro in partenza per il servizio militare, e risposero male a qualche passante che li criticò per l'abbigliamento e per i capelli. Furono arrestati immediatamente, processati e condannati non a pene detentive, ma solo alla firma obbligatoria periodica alla polizia e varie limitazioni negli spostamenti come il divieto di uscire dal proprio quartiere. I giovani ungheresi potevano e dovevano avere solo reazioni positive a tutto, diceva la motivazione del giudice, perché la società magiara offriva loro le migliori opportunità. Nessun comportamento ribelle aveva ragione di esistere dietro la Cortina di Ferro.


3 commenti:

Silvia Pareschi ha detto...

Ma poveracci, questi hippy ungheresi! Un'ottima definizione di stato totalitario: un posto dove è obbligatorio avere reazioni positive a tutto.

riccardo ha detto...

Qui, invece, era... lo stesso.
Nel senso che a parole si poteva contestare tutto; purchè la contestazione non mettesse in discussione i fondamenti dell'economia, della religione, dello Stato, i legami dello Stato con la mafia, i servizi segreti "deviati" responsabili o complici delle stragi...
Chi lo faceva finiva ammazzato o moriva in circostanze molto "strane": penso a Pinelli, Giorgiana Masi, Mauro Rostagno, Peppino Impastato, penso a Falcone, Borsellino ed alle loro scorte, penso a tanti sindacalisti ed tanti altri, noti e meno noti.
Ciao!

Cristina ha detto...

25 ragazzi e basta già considerati temibili...