martedì 12 novembre 2013

Pino De Stasio, Gli ultimi minuti di Miklós Radnóti



il suono della sua voce
disperata nei vagoni arrugginiti
che macchiano la pelle
disidratata e fredda
giacigli umani di carne magra al contatto
spigoli ed ossa alla deportazione
sui campi bianchi macchiati di greggi
soffice lana al fioccare invernale
sangue previsto
fucile al petto
fogli scritti svaniti d'incanto
racchiusi nel rigido respiro
quello mortale fisso
diaframma spento
disgusto per quella croce che
uncinata come artiglio mortale
sfiora caute labbra
sciolte e giovani al Canto
ma dure e livide alla morte
improvvisa violenta azione
fosse profonde
si sommano ad altre
accolgono tra tuberi e semi
spezzati legni
conifere bianche e resine
mani nodose alla luce
che strette
nei pollici versi allo sterno
custode geloso
di vento d'amore riposa


pino de stasio
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