Katalin Karády, un'artista dimenticata e ritrovata
L'attrice e cantante Katalin Karády è tuttora una figura molto discussa della canzone e del cinema ungherese del ventesimo secolo.
Nata Katalin Kanczler (Budapest, 8 dicembre 1910 – New York, 8 febbraio 1990), è cresciuta in un sobborgo di Budapest in una famiglia proletaria come una dei sette figli di un calzolaio noto per i suoi comportamenti violenti e dispotici. Grazie ad alcune organizzazioni umanitarie da bambina riuscì a trascorrere cinque anni all'estero fra l'Olanda e la Svizzera, poi frequentò a Budapest l'istituto commerciale. Nel 1931, dopo la morte di suo padre, sposò un funzionario della dogana trent'anni più vecchio di lei, ma divorziarono presto. Iniziò a prendere lezioni di recitazione nel 1936 e poco dopo venne scoperta dall'editore Egyed che le suggerì di cambiare cognome. Fra il 1939 e il 1941 recita in vari ruoli nei migliori teatri di Budapest, ma il vero successo arriva con il suo primo film, tratto dal romanzo di Lajos Zilahy, "Primavera mortale", che la trasforma in star e sex symbol. In appena nove anni sarà la protagonista in venti film.
La sua vita privata è avvolta nel mistero ma era noto il suo legame con il generale István Ujszászy, il capo dei servizi segreti di Miklós Horthy.
Nel marzo del 1944 i tedeschi occupano l'Ungheria e l'attrice, che nel frattempo ha conquistato il pubblico anche con la sua voce ruvida - Mindig az a perc, Hiába menekülsz, viene messa in disparte. Il 18 aprile la Gestapo la arresta per sospetto spionaggio, nei tre mesi di detenzione la torturano quasi a morte e si salva solo grazie all'intervento degli amici di Ujszászy. Sta molto male, ma trova ugualmente la forza di salvare un gruppo di bambini ebrei portati sul lungodanubio dove li attende morte sicura: li riscatta offrendo ai nazisti oro e gioielli e li porta a casa sua dove si prende cura di loro fino alla fine della guerra.
Nell'estate del 1945 le giunge la notizia dell'assassinio di Ujszászy che la getta nella disperazione. Subisce un crollo tale da costringerla al letto per nove mesi. Nonostante i tentativi di integrarsi nel nuovo corso artistico filo-sovietico- esegue anche Katyusha, il potere la isola, il pubblico non le perdona la fulgida carriera sotto il regime di Horthy e non le rimane altra scelta che l'espatrio illegale, molto rischioso. Dopo un lungo vagabondaggio si stabilisce a New York dove apre un negozio di cappelli e trascorre ritirata gli anni che le rimangono.
Quando le autorità ungheresi la invitano per il suo settantesimo compleanno, manda loro solo un cappello in risposta simbolica. Un'intera generazione di ungheresi - la mia - imparerà il suo nome solo dopo la caduta del Muro, con lei già morta. Riposa nel cimitero Farkasréti di Budapest, e per aver salvato la vita di bambini ebrei nel 2004 Yad Vashem l'ha insignito, postumo, del titolo di Giusto tra le Nazioni.
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