giovedì 10 aprile 2014

Marinka e piccoli misteri

I girasoli, dipinto di Marinka Dallos
Da più di anno ogni settimana trascorro alcune ore molto piacevoli in compagnia di Marinka Dallos alla bellissima, accogliente e ben organizzata Casa Totiana diretta da Pia Toti Abelli. Scoprii casualmente questa casa museo dedicata a Gianni Toti, partigiano poeta giornalista e videoartista, e a Marinka Dallos, la sua prima moglie, traduttrice e pittrice italo-ungherese, e mi incuriosì subito.

Sapevo che insieme a suo marito, e in seguito con Jole Tognelli, un'amica scrittrice e drammaturga, Marinka aveva tradotto i poeti ungheresi più importanti e stralci di opere di scrittori contemporanei. "Scritto verso la morte", una delle prime raccolte italiane dei versi del poeta magiaro Miklós Radnóti, fu salutata con entusiasmo non solo dal pubblico ma da poeti della grandezza di Salvatore Quasimodo e Ingeborg Bachmann. Sapevo che Marinka era stata anche una celebre pittrice naif che aveva esposto in mostre collettive e individuali in tutta l'Europa. Marinka Dallos dominava la scena culturale ungherese a Roma già molti anni prima del mio arrivo, e per molti anni ancora, fino alla sua scomparsa prematura nel 1992, ma io non frequentavo l'ambiente italo-ungherese della Capitale e non ebbi l'occasione di incontrarla di persona. Con una sola eccezione.

Non ricordo l'anno ma era la prima metà degli anni '80 del secolo scorso, quando la mia mamma veniva a trovarmi da Budapest ancora con il treno proveniente da Mosca, che impiegava ventiquattro ore e più, permettendo o costringendo, secondo il caso, i viaggiatori a fare amicizia. Andai a prenderla alla stazione Termini, lei scese allegra e volle subito presentarmi la persona con la quale aveva condiviso lo scompartimento. Era Marinka Dallos, che ci invitò ad andarla a trovare, ma non riuscimmo a metterci d'accordo su un appuntamento. Verso casa la mia mamma raccontò che sul treno aveva aiutato Marinka, non molto volentieri per i rischi che ciò comportava, a nascondere alcune bambole di porcellana d'antiquariato che Marinka aveva acquistato in Ungheria per la sua collezione. Sarebbe stato difficile ottenere l'autorizzazione per portarle fuori dall'Ungheria, e per non farle scoprire dai doganieri Marinka dovette trovare un nascondiglio per loro, infilandone tre o quattro anche nella cuccetta di mia madre.

Marinka Dallos (1929-1992)
Nei decenni passati ogni tanto tiravo fuori - ora so che lo facevo distrattamente -, l'antologia Ungheria antiromantica, che Marinka aveva tradotto e redatto con Jole Tognelli per i tipi di Sciascia Editore nel 1971. Quel volume era una delle poche fonti di poesie ungheresi tradotte in italiano. Come dicevo prima, da un anno collaboro con la Casa Totiana per sistemare il lascito letterario di Marinka, mentre della sua pittura si sta occupando una bravissima e giovanissima storica dell'arte ungherese, Mirjam Dénes, per coincidenza originaria della cittadina natale di Marinka, Lőrinci.

Per puro caso il mio primo giorno alla Casa Totiana coincise anche con l'ottantaquattresimo compleanno di Marinka, e questo potrebbe già essere interpretato come un segnale. Ma da allora sono accaduti altri piccoli eventi significativi e soprattutto portatori di forti emozioni.

Marinka Dallos, Isola Tiberina
Imre Bertalan era il vice caporedattore di Nők lapja, l'unica rivista femminile nell'Ungheria degli anni '60. Era anche il papà di Anna, la mia amica di più antica data; siamo amiche per la pelle dalla quinta elementare. Ricordavo del viaggio di suo padre a Roma nel 1966, perché la sua intervista a Moravia aveva fatto scalpore, ma scartabellando fra i ritagli di giornali della Casa Totiana ho trovato anche un'intervista fatta da lui a Marinka nello stesso periodo. Il momento più sorprendente è stato quando ho preso in mano di nuovo l'Ungheria antiromantica di Marinka, e per la prima volta il libro si è aperto alla prima pagina, dove ho trovato, incredula e sconcertata, la firma di Imre Bertalan con la data: 30 marzo 1972. Data che mi ha fatto venire la pelle d'oca, perché Imre Bertalan sarebbe scomparso poco dopo. Per oltre 40 anni ero stata sicura di aver trovato questo libro al mio arrivo a Roma, regalo di un suo amico a noi, coppia italo-ungherese. E non avevo mai notato la firma. Né io né Anna ricordiamo nulla, lei non ricorda il libro che suo padre probabilmente aveva ricevuto dalla stessa Marinka, meno che mai di avermene fatto dono.

Ieri fra le carte di Marinka ho ritrovato una lettera della mia professoressa di disegno delle medie, una storica dell'arte, che era stata anche amica della mia mamma.

L'avventura continua, ogni volta vado sempre più incuriosita alla Casa Totiana dove ho ancora una montagna di carte da vedere e da archiviare, e chissà quante altre sorprese mi attendono ancora.






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