sabato 4 ottobre 2014

La bellezza e l'orrore


La testimonianza di un ufficiale ungherese dopo l'offensiva di Caporetto, un trionfo senza pari per la Monarchia Austroungarica

Da "La bellezza e l'orrore" di Peter Englund, Einaudi, 2012, traduzione di Katia De Marco e Laura Cangemi

Giovedì 1° novembre 1917

Pál Kelemen vede un battaglione di fanteria tornare dalla prima linea sull'Isonzo

Una pioggerellina continua cade da un cielo grigio sopra una montagna grigia. Sono le prime ore della sera, e un battaglione della fanteria austroungarica sta per tornare dal fronte dopo l'ennesimo periodo in prima linea… Il battaglione che scende dalle montagne non ha preso parte direttamente all'attacco, ma è comunque segnato. Kelemen annota sul suo diario:

   Che i soldati continuano a scendere o si fermino, bloccati da quelli che hanno davanti, o che si sdraino sul ciglio della strada, sembra impossibile che sia con il loro contributo che gli statisti e i generali difendono la monarchia. Che questi uomini sparuti e macilenti, con le barbe lunghe e le uniformi stazzonate, sporche e bagnate, gli stivali logori e i volti stanchi siano ciò che viene abitualmente definito "la nostra prode fanteria".
   Adesso si fa una sosta. L'intero battaglione si accascia sul pendio. Alcuni soldati tirano fuori barattoli di conserva dagli zaini e si portano il cibo alla bocca con l'aiuto delle lunghe lame dei coltelli a serramanico. Hanno le mani nere di sudiciume, callose e goffe. Mentre masticano, le rughe appaiono e scompaiono sui loro volti. Sono seduti sulle rocce bagnate e fissano senza espressione le lattine aperte che hanno in mano.
   Le uniformi sono in un tessuto di qualità inferiore a quanto prescritto dal regolamento. Le suole degli stivali sono di cartone,  fatte per il profitto dei fornitori dell'esercito, esentati dal servizio militare.
   Nello stesso momento in patria, in case non toccate dalla guerra, si sta apparecchiando per la cena. Le lampade elettriche brillano. Tovaglioli bianchi, bicchieri di vetro sottile, forchette e coltelli d'argento scintillano alla luce. Uomini puliti in abiti civili accompagnano le signore a tavola. Forse c'è perfino una piccola orchestra che suona in un angolo. Il vino spumeggia nei calici. Con sorrisi lievi la gente parla di frivolezze, perché in compagnia la conversazione dev'essere leggera e piacevole.
   Pensano mai, in serate simili, ai soldati cenciosi che portando un fardello sovrumano fanno sì che così tante cose in patria rimangano le stesse di un tempo? Anzi, per molta gente la vita è addirittura migliorata.

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