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| Péter Popper (1933 - 2010) |
lunedì 1 luglio 2013
Péter Popper, Sull'accettazione
venerdì 28 giugno 2013
L'amore immortale per Marinka
Dall'11 dicembre 1992, data della morte di Marinka Dallos, pittrice naif e traduttrice dall'ungherese, per più di tre anni suo marito, Gianni Toti, giornalista, saggista, scrittore, "poetronico", buttò un sasso nello stagno dell'assenza pubblicando l'11 di ogni mese un necrologio-omaggio su l'Unità in memoria della donna conosciuta nel 1949 in Ungheria e che gli è stata accanto per 42 anni nell'evocativa casa-manifesto: migliaia di libri, tante luminose opere di Marinka, e disegni, cartoline, locandine, foto, biglietti, dediche, inviti che tappezzano pareti, stipiti, porte, infissi, fino a coprire il soffitto. Ne riporto uno, di toccante bellezza:
Trentatré mesi, mille giorni e quattro, senza, senza, senza, MARINKA e l'uomo che è vissuto con lei quarantadue anni d'amore e rispetto per la donna, la compagna coSmunista e l'artista non imitabile – Gianni Toti – non sa ancora come sottovivere o soprammorire, sa soltanto testimoniare così, a se stesso, a quel che resta, e a quegli amicompagni che resistono all'altra morte, che Marinka Dallos è stata, per sempre [.]
Trentatré mesi, mille giorni e quattro, senza, senza, senza, MARINKA e l'uomo che è vissuto con lei quarantadue anni d'amore e rispetto per la donna, la compagna coSmunista e l'artista non imitabile – Gianni Toti – non sa ancora come sottovivere o soprammorire, sa soltanto testimoniare così, a se stesso, a quel che resta, e a quegli amicompagni che resistono all'altra morte, che Marinka Dallos è stata, per sempre [.]
István Örkény, Anarchici
Gli anarchici sono per lo più persone miti perché riservano furore e violenza ai ponti, alle linee ferroviarie, ai ministri e agli arsenali.
István Örkény (1912 - 1979)
István Örkény (1912 - 1979)
martedì 25 giugno 2013
Grace Slick
Ho rivisto di recente l'interessante documentario di D.A. Pennebaker sul Monterey Pop Festival del 1967, il primo festival hippy, rock, psichedelico, dove però c'era ancora un palco regolare e ordinate file di sedie per il pubblico. Un pubblico fatto prevalentemente di universitari all'apparenza benestanti (lo deduco dalle splendide dentature); non misto come sarebbe poi stato a Woodstock due anni dopo.
C'erano tutti i grandi del momento, quelli che hanno segnato profondamente la vita della mia generazione. Molti di loro non sono più fra noi da decenni come Janis Joplin, Jimi Hendrix, la simpaticissima e dolce Mama Cass, altri invece sono stati dimenticati o quasi, come la oramai settantatreenne Grace Slick dei Jefferson Airplane.
Poco più di due righe dal sito dei Jefferson Airplane per capire il tipo: One of Grace’s oddest and most famous incidents occurred shortly before her pregnancy. In April 1970, the former Finch College student was invited to a reception hosted by President Richard Nixon’s daughter, Tricia, at the White House. The organizers of the affair apparently had little idea who Grace was, or of her opinion of Nixon. (Her song, Mexico, a scathing critique of Nixon’s anti-drug policy, had only just been released as a single.) Upon arrival, however, Grace was barred from entering when she brought a “bodyguard” — ’60s radical Abbie Hoffman! Grace later said that, had they been allowed in, they had planned to spike Nixon’s tea with LSD.
Oggi desidero ricordarla con una delle canzoni meno note, la bellissima Today, che mette in risalto la sua voce inconfondibile: Jefferson Airplane, Today
Today I feel like pleasing you more than before
Today I know what I want to do but I don't know what for
To be living for you is all I want to do
To be loving you it'll all be there when my dreams come true
Today you'll make me say that I somehow have changed
Today you'll look into my eyes, I'm just not the same
To be anymore than all I am would be a lie
I'm so full of love I could burst apart and start to cry
Today everything you want, I swear it all will come true
Today I realize how much I'm in love with you
With you standing here I could tell the world what it means to love
To go on from here I can't use words, they don't say enough
Please, please listen to me
It's taken so long to come true
And it's all for you
all for you
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| Grace Slick |
Poco più di due righe dal sito dei Jefferson Airplane per capire il tipo: One of Grace’s oddest and most famous incidents occurred shortly before her pregnancy. In April 1970, the former Finch College student was invited to a reception hosted by President Richard Nixon’s daughter, Tricia, at the White House. The organizers of the affair apparently had little idea who Grace was, or of her opinion of Nixon. (Her song, Mexico, a scathing critique of Nixon’s anti-drug policy, had only just been released as a single.) Upon arrival, however, Grace was barred from entering when she brought a “bodyguard” — ’60s radical Abbie Hoffman! Grace later said that, had they been allowed in, they had planned to spike Nixon’s tea with LSD.
Oggi desidero ricordarla con una delle canzoni meno note, la bellissima Today, che mette in risalto la sua voce inconfondibile: Jefferson Airplane, Today
Today I feel like pleasing you more than before
Today I know what I want to do but I don't know what for
To be living for you is all I want to do
To be loving you it'll all be there when my dreams come true
Today you'll make me say that I somehow have changed
Today you'll look into my eyes, I'm just not the same
To be anymore than all I am would be a lie
I'm so full of love I could burst apart and start to cry
Today everything you want, I swear it all will come true
Today I realize how much I'm in love with you
With you standing here I could tell the world what it means to love
To go on from here I can't use words, they don't say enough
Please, please listen to me
It's taken so long to come true
And it's all for you
all for you
domenica 23 giugno 2013
Per il compleanno di Gianni Toti
venerdì 14 giugno 2013
Sergio Endrigo
Domani sarà l'ottantesimo compleanno di Sergio Endrigo scomparso otto anni fa, e purtroppo pian piano sta scomparendo anche il suo ricordo. Mi dispiace molto, perché è stato uno dei più grandi cantautori della mia generazione. Il sito di Sergio Endrigo è molto ricco, anche di aneddoti sulla nascita di alcuni dei centosettanta e passa brani musicali che ha composto nella sua lunga e feconda carriera.
Oggi lo voglio ricordare con due canzoni, una poco nota ma non per questo meno bella, e una un tempo molto famosa, ma che ora viene ascoltata di rado: 1947 , sulla sua città d'origine, Pula o Pola, dalla quale fu scacciato insieme alla sua famiglia nel 1947, e La canzone della libertà, il suo inno sessantottino.
Oggi lo voglio ricordare con due canzoni, una poco nota ma non per questo meno bella, e una un tempo molto famosa, ma che ora viene ascoltata di rado: 1947 , sulla sua città d'origine, Pula o Pola, dalla quale fu scacciato insieme alla sua famiglia nel 1947, e La canzone della libertà, il suo inno sessantottino.
martedì 11 giugno 2013
Péter Popper, Del silenzio
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| Foto di Esther Bubley |
Con poco tempo a disposizione è impossibile costruire una relazione duratura. Il valore di un legame si misura anche con il tempo messo a disposizione dai partner, con la cura che uno si prende dell'altro. A volte basta anche la condivisione del silenzio. In una poesia Kosztolányi parla di una compagnia internazionale in viaggio su un treno: "I nostri silenzi non si congiungono perché io taccio in ungherese, e loro in svedese." Esatto. Anche fra due persone che si amano ci sono silenzi separati, e quei momenti non rientrano nel tempo trascorso insieme. E' molto importante capire quando un silenzio è condiviso, e quando è solitario.
2. Non avere paura del silenzio. Tutto ciò che è importante accade in silenzio. Le piante, il feto nel grembo materno crescono in silenzio. I pensieri attraversano silenziosi la mente e l'amore ci coglie silenziosamente.
Péter Popper
lunedì 10 giugno 2013
Attraction
Attraction Shadow Theatre Group, un gruppo di ballerini ungheresi, ha vinto Britain's Got Talent con questa performance commovente: Attraction . Hanno vinto questo breve show: Attraction - finale
Evviva!
Evviva!
domenica 9 giugno 2013
La rapina di Tbilisi
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| Tblisi, piazza Yerevan |
Alle undici di mattina a piazza Yerevan di Tiflis era affollato da un crogiolo di etnie: mercanti asiatici, russi, europei, ebrei, armeni, tutti intenti agli affari. Sulla Golovinskij Prospekt Anna Sulakvelidze e Pacia Goldava, due belle ragazze, poco più che ventenni, passeggiavano con ombrellini parasole fiorati, e cercavano di distrarre i militari cosacchi dal loro lavoro di sorveglianza. Nessuno immaginava che sotto le vesti nascondevano potenti pistole. Giunse una diligenza trainata da sei cavalli che trasportava sacchi di denaro destinati alla locale filiale della banca di stato russa. La seguiva una vettura con la scorta armata, circondata da un drappello di cosacchi a cavallo. All'improvviso si scatenò un lancio di bombe che piovvero dai tetti delle case, altre granate vennero scagliate dai terroristi in strada, alcuni dei quali erano vestiti da poliziotti. Il caos era totale: i veri poliziotti e i cosacchi vedendo i finti poliziotti che gli spararono addosso non sapevano contro chi reagire. I terroristi, invece, avevano idee chiare, ciascuno aveva un bersaglio preordinato. Le due donne erano fra le più efficaci: eliminarono all'istante i cosacchi a cavallo. I terroristi prelevarono velocemente i sacchi e si tuffarono nei vicoli della città, lasciando indietro un numero imprecisato di morti (fra i venti e i quaranta) e molti feriti. Il bottino fu di 341.000 rubli, secondo la polizia, ma nelle casse del partito bolscevico ne vennero registrati solo 250.000. La differenza rimase nelle mani di Stalin o costituì un fondo personale di Lenin, che era non solo a conoscenza della rapina, ma ne fornì anche la copertura politica?
Fonte: "Scacco allo zar" di Gennaro Sangiuliano, Mondadori, 2012
giovedì 6 giugno 2013
La debolezza della forza
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