«Nel tumultuoso periodo del primo dopoguerra ungherese, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un tranquillo quartiere di Budapest, una famiglia borghese e benestante assume una giovane cameriera, Anna. Il quotidiano sembrerebbe procedere sereno se non fosse che lentamente la dura condizione di serva corrode l’animo docile e benevolente della ragazza, che si trova persino sedotta e abbandonata da un membro della famiglia. Per i padroni il culmine sarà inatteso e disgraziato». Così recita il risvolto, e come tutti i risvolti dei romanzi di Kosztolányi non può che essere un’idea di massima della ricchezza dei contenuti.
L’ultima grande opera di Kosztolányi è il ciclo autobiografico di novelle Kornél Esti (titolo originale Esti Kornél) pubblicato nel 1933 e in Italia edito in parte da e/o nel 1990 nella traduzione di Bruno Ventavoli, poi in traduzione integrale da Mimesis nel 2012 a cura di Alexandra Foresto , con la postfazione di Péter Esterházy, uno dei più grandi scrittori ungheresi contemporanei. «Viva il frammento! – grida Esti. La letteratura ungherese raggiunge la prosa del XX secolo con Kornél Esti. Kosztolányi è più radicale di Szerb o Márai, ma è radicale in maniera amichevole, ed è “filolettore” proprio come costoro» sono le preziose parole di Esterházy, che parla anche del rapporto fra Esti e la capitale ungherese: «Kornél Esti è un cosmopolita e un cittadino appassionato di Budapest; possiamo leggere meravigliose descrizioni e confessioni su Budapest, questa città in Kosztolányi è almeno tanto misteriosa, magica, piena di fascino ed eccitante, quanto lo è l’Italia in Antal Szerb».
Con diciassette opere portate sul grande e piccolo schermo, Kosztolányi è fra le muse più feconde del cinema ungherese. La versione cinematografica di Anna Édes del 1958, nella regia di Zoltán Fábri, è uno dei film più noti nella storia della filmografia ungherese.
Anche le ultime, conclusive parole sono della postfazione già più volte menzionata di Esterházy: «Il lettore italiano ha conosciuto Sándor Márai e solo ora Kosztolányi; a noi ungheresi, invece, è accaduto esattamente l’inverso; è dall’angolazione di Kosztolányi che guardiamo alla letteratura ungherese del ventesimo secolo. Tutti stanno un po’ nella sua ombra, e anche quelli che non ci stanno vorrebbero starci».