venerdì 8 novembre 2013

Endre Ady, Il parente della morte



Endre Ady (1877-1919)

Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.

Amo le rose malate,
le donne, se desiderano ancora, appassendo,
e il triste e luminoso
tempo d'autunno.

Amo lo spettrale richiamo ammonitore
delle ore tristi,
lo spettro giocoliere
della grande sacra morte.

Amo coloro che partono,
coloro che piangono e si risvegliano,
nella brina di fredde albe piovose
i prati.

Amo la stanca rinunzia,
il pianto senza lacrime e la pace,
il rifugio
dei santi, dei poeti, dei malati.

Amo chi è stato deluso,
chi è stato mutilato, chi si è fermato,
chi non crede più, e ha la fronte buia:
il mondo.

Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.

Traduzione di Marinka Dallos e Gianni Toti

giovedì 7 novembre 2013

Zeneakadémia (Accademia Filarmonica), Budapest

E' stata inaugurata la rinnovata Zeneakadémia, l'Accademia Filarmonica, a Budapest, costruita nel 1907. Consiglio la visione di questa serie di belle foto: Foto di Tamás Thaler

martedì 22 ottobre 2013

Robert Capa


Il fotografo ungherese Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann (Budapest22 ottobre 1913 – Provincia di Thai Binh25 maggio 1954), è nato cento anni fa.
I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).
Capa documentò inoltre il corso della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, lo sbarco in Normandia dell'esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch'egli un fotografo.
"Era un buon amico, un grande fotografo coraggioso. La sua morte è una perdita per tutti, prima di tutto per se stesso. Aveva una tale vitalità che si fa molta fatica a credere che sia morto." Ernest Hemingway, Madrid, 27 maggio 1954
Foto di Elliot Erwitt, Julia, la mamma di Capa sulla tomba del figlio ad Armonk, NY, 1954
Foto di Robert Capa, Hemingway con suo figlio, 1941

martedì 15 ottobre 2013

Péter Esterházy

Budapest, anni '70, il cinema Stella Rossa
Una breve citazione da

Egyszerű történet vessző száz oldal (Storia semplice virgola cento pagine) di Péter Esterházy , in ungherese e nella mia traduzione

" "Valami elmaradt. Lett volna, de nincs. Ez a magyar történelem, nincsenek állnak össze valamikké, a volnéket pedig a sirdogáló emlékezet vanná kovácsolja." 

"Qualcosa di non succosso. Sarebbe potuto essere, ma non c'è stato. Questa è la Storia ungherese, eventi mai accaduti compongono qualcosa, e una piagnucolosa memoria rende fatti ipotetici reali." 

sabato 28 settembre 2013

Mario Luzi, Vorrei arrivare al varco


Foto di Balázs Kiss
Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli,
liberato dai molti inutili,
di cui l'epoca tragica e fatua
ci ha sovraccaricato...
E vorrei passare questa soglia
sostenuto da poche,
sostanziali acquisizioni
e da immagini irrevocabili per intensità e bellezza
che sono rimaste
come retaggio.
Occorre una specie di rogo purificatorio
del vaniloquio
cui ci siamo abbandonati
e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza,
ora occulto sotto il suolo
ingombro di macerie
non muoia,
in attesa di fiorire alla prima primavera.




venerdì 27 settembre 2013

Una citazione di Daniel Pennac

Foto di Roland Bankó 
L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.

Daniel Pennac


Daniel 

domenica 22 settembre 2013

Amicizia

... è lo spreco della parola amica, che meriterebbe ben altra considerazione. Io la uso di rado, con un certo tremito del cuore, come se parlassi di un dono prezioso che mi è stato fatto. Mi rammarico per la faciloneria con la quale ci si proclama amici quando si è solo vicini di ombrellone o di tapis roulant. Mi piacerebbe, per quei pochi amici che ho e che ho avuto - anche gli amici si perdono come gli amori - una specie di cerimonia pubblica, a sancire davanti al mondo l'impegno di quel legame. Un celebrante che proclami: "Vi dichiaro amici", con festona a seguire. E il giusto cordoglio quando l'amicizia si rompe. Un amico raddoppia il potenziale della nostra vita, di vite ne vivremo due, partecipando anche alla sua. E' lo specchio che ci riflette fedelmente e, se è sincero, anche duramente. E' la forma umana affettuosa che ci contiene, sa evitarci il peggio e dare chance al nostro meglio. ...

Marina Terragni

mercoledì 11 settembre 2013

Fanni Gyarmati

L'8 settembre ha compiuto 101 anni la vedova di Miklós Radnóti, Fanni Gyarmati. Dopo la tragica morte di suo marito si ritirò a vita privata per curare il lascito poetico e intellettuale di Radnóti, e per insegnare recitazione, francese e russo. A lei dobbiamo l'eccellente curatela dell'opera omnia del poeta.   

Questa sua foto 
fu trovata nella fossa comune nelle tasche di suo marito, un anno mezzo dopo la sua morte avvenuta ad Abda, il 10 novembre 1944.


Miklós Radnóti nacque nel 1909, studiò filosofia all'Università di Szeged. Ebreo, non poté esercitare la professione d'insegnante; fu perseguitato, rinchiuso in vari campi di concentramento in Ungheria e in Serbia e infine fucilato. Nei suoi vestiti, rintracciati in una fossa comune, fu trovato il suo ultimo taccuino di versi.
Nella contemporanea poesia ungherese, Radnóti va collocato tra le voci nuove della corrente di ispirazione popolare, manifestatasi a partire dagli anni '30 del secolo scorso, e precisamente tra i poeti la cui tematica è più legata ai problemi e alle trasformazioni delle città.
Lirico pregevole, scrisse anche un libro autobiografico e fu ottimo traduttore, specialmente di poeti francesi.

Da
SETTIMA EGLOGA

Sono disteso sul legno, un animale prigioniero, tra i parassiti,
tra un'onda e l'altra di pulci quando l'orda delle mosche s'è placata.
Vedi, è sera, un giorno di prigionia
e un giorno di vita in meno. Il campo dorme.
Sul paesaggio splende la luna e a quella sua luce il filo
spinato è nuovamente teso, dalla finestra seguo sul muro
le ombre delle guardie armate tra le voci della notte. 

(Trad. Edith Bruck)

martedì 10 settembre 2013

Budapest

Un breve video su Budapest in inglese per scoprire punti interessanti e poco frequentati dai turisti:
BUDAPEST

Manolis Glezos


Manolis Glezos ieri ha compiuto 91 anni. Nato nel 1922,  il 30 maggio del 1941, insieme al suo amico e compagno Apostolos Santas, si arrampicò sull'Acropoli, strappò via la bandiera con la svastica e la sostituì quella nazionale greca. Fu il primo clamoroso atto della resistenza in Grecia, uno dei primi in Europa. Oggi siede nel Parlamento greco come deputato del Syriza (Coalizione della sinistra radicale), il primo partito di opposizione. Il gesto eroico di Glezos è oggi ricordato da una targa che si trova sullo spuntone di roccia alle spalle del Partenone, ai piedi della bandiera greca.

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P.S.
Del compleanno di Manolis Glezos ho parlato ieri anche su Facebook. Quattordici persone hanno cliccato un "mi piace" e una, un bravo traduttore del neogreco, ha anche aggiunto un commento, quello sulla targa commemorativa. Un mio contatto, con pari numero di "amicizie" al mio, ha riscosso trentaquattro "mi piace" per il compleanno del suo cane. Occorre commentare? Direi di no.