I gelati li ha inventati un pasticcere di Catania, di nome Ugo Riccardo Salvatore Giulio Girolamo B.
Quando li abbia inventati è ancora materia dibattuta, ma adesso non perdiamo tempo con questo, diciamo che era più o meno l'epoca in cui inventarono la stampa.
Ugo non inventò solo il gelato ma anche il cono di cialda e l'annesso carrettoni. (Questo è l'ordine delle cose. Non è neanche immaginabile, ad esempio che Irinyi inventasse i fiammiferi e qualcun altro la scatola. O che Ehrlich inventasse solo il salvarsan e qualcun altro la sifilide. Cose simili non capitano). Dopo avr completato in tal modo l'opera, Ugo la portò in giro per il mondo.
Percorse la Lodomeria, la Bessarabia, il Tirolo, la Borgogna, il Brandeburgo e la Capitaneria dei Vendi. L'accoglienza che ricevette è immaginabile ma non descrivibile! Dovunque arrivava lui con il suo carrettino si radunavano grandi e piccini del luogo, denaro alla mano, l'acquolina in bocca e aspettavano con il cuore pulsante i gelati di lampone, fragola, cioccolata, limone o pistacchio. Ugo dava a tutti quello che chiedevano e, per evitare ai suoi clienti esperimenti inutili, insegnava anche loro che il gelato va semplicemente leccato.
Lo accoglievano dovunque con grida di gioia, erano tristi quando se ne andava e non vedevano l'ora che ritornasse.
Una volta infine capitò anche nella terra dei magiari, ovvero in Ungheria. Qui però il re aveva appena imposto una nuova tassa sul sale e in tutto il paese grandi e piccini non volevano parlar d'altro che della tassa sul sale e la cosa in se stessa era già un'offesa per la vanità di Ugo. In grane ambascia, provvide il carrettoni di un campanello, e a quelli che a gran fatica si radunavano al suono del campanello lui mostrava con infiammato zelo i suoi gelati.
I magiari però non lo degnavano di uno sguardo. Non sentivano la calura estiva e quindi non desideravano neppure il refrigerio dei gelati, perché avevano in mente soltanto la tassa sul sale. Invano Ugo spiegava che potevano pensare a quel che volevano, perché il gelato basta leccarlo; loro dicevano, grazie, abbiamo ben altro da leccare. Ma, rispondeva Ugo, mortalmente ferito da quella sorda indifferenza, i suoi gelati erano di gusti differenti. A loro invece - rispondevano quelle teste di legno degli ungheresi - bastava leccarsi le dita, perché anche quelle avevano tutte e cinque un gusto diverso. E quando Ugo volle continuare a illustrare la verità di quel che diceva, gli tirarono dello sterco di cavallo, convinti com'erano che gelati in quella lingua primitiva significasse "viva la tassa sul sale!". E una cosa del genere non si poteva lasciare impunita.
Il povero Ugo, fiaccato nel corpo e nell'animo, spinse il suo carrettino fino alla contea di Zara e lì lo caricò su una nave per tornare in patria. Sul letto di morte, circondato dai gelatai italiani, riuscì a dire soltanto: "Gli ungheresi... gli ungheresi...". E poi rese l'anima.
Da "Novelle da un minuto", e/o, 1988, traduzione di Gianpiero Caviglià
1 commento:
bentornata!!
(era da un po' che volevo dirtelo, ma non riuscivo a lasciare il mio commento... ...misteri del web!).
vista l'attuale prolificità, ne deduco che la lontananza dal blog ti sia pesata molto.
grazie per i post sempre molto interessanti e buon proseguimento!
Posta un commento