giovedì 22 marzo 2012

György Somlyó, Favola sul compito di domani

Foto di Renato Martino Bruno
Sul portone della scuola  canta un mendicante cieco e sdentato.
I suoi occhi come lampadine fulminate, il meccanismo guasto fuoriuscito è ben visibile. Le guance scarnite e infossate.
Con l'armonica al posto dei denti morde affamato e annoiato il pane secco della melodia mille volte ciancicata.
Il berretto accanto è una lente d'ingrandimento debole per raccogliere i raggi degli spiccioli racchiusi nella camera di piombo delle tasche frettolose.
I bambini si precipitano fuori dal portone. E' finita la scuola? Oppure questa è l'ultima lezione di oggi? Dopo le tavole colorate di iniziali, la rosa sezionata, la carta geografica a rilievo e dopo le belle fasce rosse dei muscoli umani, è questa l'ultima illustrazione per oggi, nella cornice sporca della finestra della cantina?
Che compiti hai per domani? - domando a mio figlio proprio mentre passiamo davanti a lui.
Iniziano a suonare le campane.
Raccoglie i suoi strumenti come fanno gli operai, svuota il berretto, mette via l'armonica. Si alza. Ora si vede che è anche storpio. Una ragazzina lo guida.
Conoscete i passi frettolosi dei mendicanti zoppi? Si avvia in fretta. Vedo che all'angolo si incontra con un altro storpio. Prende del denaro dalla tasca e glielo dà. Prende delle parole dalla bocca e dà anche quelle all'altro. Si separano.
Non saprò mai che cosa si dicono i mendicanti ciechi, sdentati e claudicanti agli angoli delle strade, perché uno dà del denaro all'altro e dove vanno di fretta, con le loro armoniche come dentiere sottobraccio.
E non saprò nemmeno quello che pensano di loro i bambini, quando escono dalla scuola. Che cosa abbiamo imparato oggi, angelo mio? Che c'è per domani?

(Trad. Andrea Rényi)

Favola tratta dal volume: http://www.lithoslibri.eu/?p=807

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