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| Via Raoul Wallenberg a Budapest |
Discendente di una delle famiglie più in vista in Svezia, Wallenberg consegue la laurea in Architettura negli Stati Uniti d'America e nel 1935 si trasferisce a Haifa, dove entra in contatto con gli ebrei tedeschi rifugiati in Palestina dalla persecuzione in Germania. Nell'anno successivo torna in Svezia e trova impiego in un'impresa di import-export di alimentari fondata da un emigrato ungherese, il dottor Lauer, e fornitrice anche della Croce Rossa in Europa Centrale. Grazie alla sua conoscenza di varie lingue, fra le quali anche il russo, Wallenberg fa rapidamente strada all'interno dell'impresa e ne diventa azionista di rilievo, nonché direttore commerciale internazionale. Viaggia molto, trascorre lunghi periodi nella Francia occupata dai tedeschi e in Germania, dove impara a orientarsi nei labirinti della burocrazia. Effettua brevi viaggi anche in Ungheria.
Dopo l'occupazione tedesca dell'Ungheria avvenuta nel marzo 1944, gli ebrei ungheresi tentano la salvezza per via dei passaporti di paesi neutrali che dovrebbero garantire l'immunità. Anche l'ambasciata svedese di Budapest rilascia i cosiddetti Provisorik Pass a cittadini ungheresi con parenti svedesi o possessori di interessi commerciali in Svezia.
Nel 1944, dietro suggerimento del dottor Lauer, il governo statunitense e il War Refugee Board chiedono al governo svedese di inviare Wallenberg in Ungheria in qualità di addetto umanitario. Wallenberg chiede e ottiene di poter agire in piena autonomia, usando anche sistemi non ortodossi e senza doversi consultare di volta in volta con l'ambasciatore svedese.
Wallenberg giunge a Budapest il 9 luglio 1944 quando gli ebrei della provincia ungherese sono già stati deportati nei campi di sterminio ed Eichmann sta prendendo provvedimenti per l'evacuazione dei ghetti di Budapest. Lo svedese emette subito 1500 Schutzpass, passaporti dell'immunità, poi altri 3000, ma questa è soltanto la cifra ufficiale, in realtà grazie ai suoi metodi che contemplano anche la corruzione e l'inganno, il numero dei passaporti è molto più alto. Allestisce un ufficio con il solo compito di salvare il maggior numero possibile di ebrei ungheresi, vi lavorano più di cento persone, tutte provenienti dai ghetti.
Dopo la presa di potere da parte di Szàlasi e delle sue frecce crociate che violano apertamente l'immunità degli ebrei muniti di passaporti, Wallenberg istituisce le "case svedesi protette" dove trovano alloggio e immunità diplomatica oltre 15 mila ebrei. Seguono il suo esempio anche le ambasciate di altri paesi neutrali emettendo passaporti diplomatici e istituendo case protette.
Wallenberg aiuta anche i deportati lungo il loro interminabile cammino verso la frontiera e i campi di sterminio: con i suoi collaboratori tenta di liberare gli ebrei possessori di passaporti, aiuta con cibo, bevande e capi di abbigliamento gli altri in marcia.
Nell'inverno del '44 ormai neppure i suoi protetti sono al sicuro, le croci frecciate assaltano le case protette, ne uccidono o deportano gli inquilini e Wallenberg può offrire loro ormai solo soccorso fisico.
Con un ultimo sforzo, nel gennaio del '45 Wallenberg riesce a impedire il massacro che Eichmann stava progettando ai due ghetti di Budapest, salvando la vita a migliaia di persone.
Per cause tuttora non chiarite due giorni dopo si mette in viaggio per Debrecen, e da quel momento in poi ci sono soltanto supposizioni più o meno fondate sulla sua sorte. Fonti dicono che sia lui che il suo autista, Vilmos Langerfelder, furono sequestrati dalle truppe sovietiche, presi in consegna dal NKVD e portati a Ljubljanka. Su pressione sovietica l'8 marzo 1945 la Radio Ungherese annuncia l'uccisione dei due per mano della Gestapo, mentre nel 1957 le autorità sovietiche affermano che Wallenberg è morto in prigione 10 anni prima.


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