mercoledì 22 maggio 2013

Z ovvero Gregoris Lambrakis

Sono passati esattamente 50 anni dall'attentato a Gregoris Lambakis, (in greco Γρηγόρης Λαμπράκης) (Keratsitsa, 3 aprile 1912 – Salonicco, 27 maggio 1963) politico, medico e atleta greco.
Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito attivista per la pace, Lambrakis fu tra i principali oppositori del governo di destra e del primo ministro Konstantinos Karamanlis. Dopo la guerra completò gli studi di medicina e nel 1950 divenne professore assistente di ostetricia-ginecologia presso l'Università di Atene. Ha continuato ad aiutare i poveri esercitando in una piccola clinica privata per i pazienti che non potevano permettersi cure mediche.
Pur non essendo un comunista, il suo orientamento politico e ideologico era vicino alla sinistra. È stato attivamente coinvolto nel movimento pacifista di quegli anni che esprimeva una forte opposizione alla guerra del Vietnam . La sua piattaforma politica è stato Sinistra Democratica Unita, l'unico partito politico di sinistra legale nel paese dopo la guerra civile del 1946-1949 e fino al colpo di stato del 1967. E 'stato eletto al Parlamento nelle elezioni legislative del 1961 nel collegio del Pireo.
Nel pomeriggio del 22 maggio 1963 Lambrakis intervenne a una conferenza che si teneva a Salonicco per il "Comitato greco per la pace e la distensione internazionale". Conclusasi la conferenza, Lambrakis lasciò l'aula accompagnato solo da due compagni: in quel momento due estremisti di destra, Emannouel Emannouilides e Spyro Gotzamanis, alla guida di un veicolo a tre ruote, gli si avvicinarono e lo colpirono alla testa con un oggetto metallico (presumibilmente una spranga di ferro) di fronte a un gran numero di persone e agli agenti di polizia, i quali non fecero nulla per fermare il veicolo, o anche soltanto per aiutare la vittima che giaceva a terra sanguinante. Morì in ospedale a seguito delle lesioni cerebrali riportate cinque giorni dopo, il 27 maggio. Il suo corpo fu inviato ad Atene in treno. Il giorno dopo nella capitale il suo funerale divenne una manifestazione di massa. Più di 500.000 persone si radunarono per protestare contro il governo di destra e la Casa Reale, visti da molti come complici delle attività degli estremisti di destra.
La lettera Z, che sta per "Zei!" che vuol dire "E' vivo!" in greco. Questa lettera apparve come graffito sui muri di tutta la Grecia dopo l'attentato. Presto divenne simbolo della lotta all'oppressione della dittatura. Da essa trasse ispirazione Vassilis Vassilikos per il titolo del suo romanzo. 
Nel 1969, il regista greco-francese Costa-Gavras ha tratto dal libro il film "Z, l'orgia del potere", vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.

martedì 7 maggio 2013

János Háy, Dell'amore

Caspar David Friedrich

"Credo che sia capitato a tutti noi di amare più di quanto fossimo stati amati. In quel caso si ha una paura talmente folle di perdere l'altro da costringerlo in ogni modo ad amarci. In ogni istante desideravamo una conferma dell'affetto dell'altro per poter allontanare i dubbi. Sapevamo che era una pessima tattica, perché l'attaccamento esagerato allontanava l'altro, ma non riuscivamo a comportarci diversamente. Non riuscivamo a essere saggi, perché se ce l'avessimo fatta non sarebbe stato amore, ma solo finzione."
János Háy 
L'intervista completa:

lunedì 6 maggio 2013

Henrik Nordbrandt, Dovunque andiamo


Foto di Luigi Ghirri
Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.

E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

(Traduzione di Bruno Berni, su “Poesia del Novecento in Italia e in Europa” a cura di Edoardo Esposito, Feltrinelli 2000)

Genova detta Zena, un piccolo album fotografico

San Donato e un edificio al porto

Mi piacciono le città sul mare con un importante ruolo nella Storia, con legami alla musica e alle arti, e Genova lo è. Città non bella ma dal fascino irresistibile, Genova custodisce tante cose belle e molto interessanti, che in tre giorni solo in parte sono riuscita a vedere. Eccone alcune.
San Matteo
La casa dove nacque Giuseppe Mazzini il 22 giugno 1805

Basilica di S. Lorenzo, merita una visita anche il Tesoro sotterraneo, locali progettati da Albini
De André, in via del Campo
Via del Campo 29, piccolo museo dedicato a De Andrè, Tenco e ai cantautori genovesi
La casa seicentesca al posto di quella che fu di Cristoforo Colombo
Al posto della casa di Paganini

Un esempio dei tanti magnifici portali medievali nei  carruggi

Poi c'è via Garibaldi, i palazzi dei Doria intorno a piazza San Matteo, i musei, e in particolare uno, sempre trascurato dai visitatori: il Museo Diocesano, capolavoro del restauro architettonico, ricco di tavole e persino di una sezione di tele blue jeans dipinte di tanti secoli fa.

sabato 27 aprile 2013

Jack Péenses

Se stare fuori vuol dire rimanere o essere se stessi, allora niente è stato perso né sbagliato, forse troppo caro il prezzo da pagare: Exister et Resister! Jack Péenses




Il mio motto oggi e sempre, tratto da www.connessioniletterarie.it

venerdì 26 aprile 2013

Alessandro Mannarino



Da stornellatore moderno e cantautore metropolitano Mannarino compone musiche di confine, eclettiche e contaminate, ispirate ai suoni ed ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico Modugno va a braccetto con Cesaria Evora. Nei suoi testi, macchiati dai forti toni del surrealismo, si vivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elmenti di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi.
Alessandro Mannarino nasce a Roma nel 1979. Inizia la sua attività artistica a partire dal 2001, quando girando per l’antica suburra del rione Monti, si esibisce in strane session a cavallo tra il djing e il live acustico. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi: trombone, basso, fisarmonica, batteria, violino e chitarra. Con la nascita di questa formazione ha inizio una fortunata fase della carriera di Alessandro Mannarino che lo vede esibirsi nei maggiori club e locali della capitale.
Dal rapporto di amicizia e collaborazione con l’autore e attore Massimiliano Bruno nasce lo spettacolo “Roma di notte” rappresentato nell’ambito della rassegna teatrale LET della Cometa Off di Roma. Nel 2008 Si esibisce di fronte a prestigiose platee come quella di Villa Celimontana durante il “Festival Jazz”, del “Festival Decò” in Salento e come unico ospite italiano all’interno della sezione Off di “Castel dei Mondi – Festival internazionale di Andria”.
Oltre che nei club e nelle piazze Mannarino si esibisce anche in ambiti che esulano dal contesto strettamente musicale. Assieme ad Ascanio Celestini, David Riondino, Don Pasta, Valerio Aprea e Ardecore partecipa a “Soul Food: Incontro su cibo, arte e sostenibilità ambientale” al Teatro Eliseo di Roma, si esibisce in performances da vivo su "Radio Città Futura", "Viva Radio 2" di Fiorello e Baldini, "Radio Popolare" e canta le sue canzoni nel carcere di Regina Coeli. Si è esibito sul palco dell'Auditorium "Parco della Musica" di Roma nella rassegna musicale "Repubblica Roma Rock", evento speciale di "Generazione X". E’ andato in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma nello spettacolo “Agostino” ed è spesso presente nella trasmissione televisiva “Parla con me” di Serena Dandini.

Tratto da: http://www.myspace.com/alessandromannarino

Qualche brano:

Mannarino, L'onorevole
Mannarino, Merlo rosso
Mannarino, Svegliatevi italiani

martedì 23 aprile 2013

Péter Popper, Sulla vita di coppia


Vivere insieme, non in simbiosi e non uno accanto all'altra. Lo scopo di una relazione è aiutare l'altro a far emergere le proprie possibilità nascoste, affinché possa diventare sempre più autentico, sempre più marcatamente se stesso. Questo è il senso della convivenza di due individui sovrani. L'Io non può perdersi nel Noi. Ma i due Io non possono nemmeno allontanarsi al punto da far diventare il rapporto la somma di due solitudini. Le vite di due persone libere si forgiano attraverso la condivisione di pensieri, esperienze, gioie e pene. Ma anche la condivisione deve avere dei limiti. Ogni essere umano ha il diritto a uno spazio privato nell'anima. Uno spazio soltanto suo, la cui porta non dev'essere mai spalancata.

Péter Popper

(Trad. A.R.)

venerdì 12 aprile 2013

Agi Berta, Confini incerti

Un'amica scrive un libro, il suo primo romanzo: sono curiosa e preoccupata allo stesso tempo. Che cosa succederà se il libro non mi piacerà, se sarà oggettivamente scadente; come venirne fuori senza darle un dispiacere? Del romanzo "Confini incerti" di Agi Berta avevo letto degli stralci su Facebook, in fase di lavorazione, e le impressioni erano buone, ma l'insieme è ben altro conto; inoltre temo molto i romanzi familiari se non di autori eccellenti, perché il più delle volte si risolvono in storie interessanti solo per i protagonisti. Ma eccolo, comincio a leggere la storia raccontata da Agi e mi prende dal primo momento. Scopro immediatamente affinità con le storie della mia famiglia, di gente nata in regioni che un tempo facevano parte della Monarchia austro-ungarica, persone che nell'arco di due generazioni erano state sconvolte dalla Storia, costrette a spostarsi, catapultate dalla monarchia nella prima Repubblica comunista, poi nel regno d'Ungheria di dimensioni ridotte e senza re, nella seconda guerra mondiale che vedeva l'Ungheria schierarsi con il nazismo, per finire, poco dopo, schiacciata sotto gli zamponi dell'orso sovietico. Di dittatura in dittatura, i bisnonni, i nonni di Agi, e i loro fratelli, dovettero scegliere da che parte stare, una parte comunque e sempre perdente, perché le vittorie ebbero vita breve, il respiro era perennemente corto e affannoso.
Il romanzo di Agi non solo tiene il ritmo, ma con lo scorrere delle pagine cresce ancora e ancora, e tiene in pugno il lettore. Narra fatti drammatici con lieve ironia, perché Agi è un giudice affettuoso ma severo e molto attento. "Confini incerti" è un caleidoscopio molto interessante e per me, che storie simili ha sentito narrare in famiglia, seppure ambientate in luoghi diversi e con caratteri diversi, è stata una lettura non solo molto piacevole, ma anche importante.
Mi ha poi divertito immaginare i non improbabili incontri fra la sua famiglia e la mia; non è impossibile che io abbia servito il caffè da Gerbeaud a sua nonna che si vedeva con le amiche in questa famosa pasticceria di Budapest, dove io avevo lavorato ai tempi dell'università. O al Vigadò, dove si sposò la favolosa Irene, sorella di sua nonna, mentre nell'appartamento al piano di sopra cenava la famiglia del fratello di mio nonno. Anche le pratiche di magiarizzazione dei cognomi di famiglia potevano essere state sbrigate dallo stesso impiegato, il quale ha sancito il cambio da Hadrovics in Harmath, e da Richter in Rényi.
L'ottimo libro di Agi si conclude con un capitolo di storia dell'Ungheria fra il 1848 e il 1952, molto utile per chi volesse trovare lumi sufficienti per orientarsi in un periodo particolarmente complesso.

Per completezza d'informazione, riporto la quarta di copertina del libro:

Agli inizi del ‘900 a Cakovec – città della Croazia settentrionale, vicino al confine con Austria e Ungheria – coabitano croati, ungheresi, sloveni, tedeschi e serbi. È qui che vivono gli Harmath, una famiglia della piccola nobiltà ungherese, di origine croata: Nandor, la moglie Cecilia e i figli Eugenio, Irene, Dusi e Nandor Junior. Dopo la prima guerra mondiale, con le nuove frontiere decretate a Versailles, gli Harmath diventano profughi, perdono tutti i loro beni e si trasferiscono a Budapest. I ragazzi vivono in modo diverso questo declassamento, ma su tutti pesa il rimpianto per il passato trasmesso loro dalla madre. Irene cerca un riscatto attraverso la bellezza e un buon matrimonio. Nandor Jr sceglie la carriera militare che nel ‘44 lo porta a schierarsi con i nazisti, mentre Eugenio rifiuta di seguire la strada tracciata per lui e diventa socialista. Dusi, sfidando le tradizioni familiari, decide di lavorare e fare liberamente le proprie scelte. Una nuova guerra, un nuovo sistema sociale travolgeranno anche questi fragili equilibri. Sullo sfondo di quasi un secolo di avvenimenti, Agi Berta narra le vicissitudini della sua famiglia intrecciando i fili della storia con il microcosmo familiare. Confini incerti è un libro complesso, drammatico, dove l’incertezza dei confini non è soltanto geografica, ma alberga nel cuore stesso dei personaggi, alla ricerca di un loro posto nel mondo.
Agi Berta nasce in Ungheria nel 1952. A 18 anni ottiene una borsa di studio e va in Polonia. Il matrimonio la porta poi a Napoli, dove si laurea in Storia e Filologia dell’Europa Orientale. Ha scritto alcuni capitoli per la Guida Verde dell’Ungheria del Touring Club, collaborato al volume Testi Mariani del Secondo Millennio e tradotto dall’ungherese Epépé di Ferenc Karinthy. Suoi racconti sono apparsi su Facebook e in varie riviste. Da due anni collabora con La Repubblica Esteri. Vive a Napoli, dove insegna
 Edizioni Uboboros, 2012, euro 13

giovedì 11 aprile 2013

Due compleanni: Sándor Márai e Attila József

Oggi è l'anniversario della nascita di ben due protagonisti della letteratura ungherese:  Sándor Márai è nato l'11 aprile 1900, il poeta Attila József lo stesso giorno 5 anni dopo.
L'incontro fra Sándor Márai e Thomas Mann (1935)

Ricordo Márai con due citazioni da L'eredità di Eszter (trad. Marinella D'Alessandro):
"Gli amori infelici non finiscono mai."
"Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno, prima di quando saranno mature per il loro incontro."

 e una da Confessioni di un borghese (trad. Marinella D'Alessandro)
"Sentirsi spinti a conoscere qualcuno fino a penetrare tutti i suoi segreti, con tutte le conseguenze che ne deriveranno: ecco quello che si è soliti chiamare, con un termine fiacco e generico, amore. La conoscenza, quando è totale, non è mai un idillio."


Una delle rare fotografie non cupe del poeta Attila József

La felicità io l'ho vista
era tenera, bionda, pesava più di un quintale.
Il suo sorriso increspato
barcollava sull'erba severa del cortile.
Adagiata in una tiepida morbida pozza
grugniva ammiccando alla mia volta -
la vedo ancora oggi, con che esitanza
la luce rovistava nella sua peluria.

(Coscienza, verso 11, trad. Edith Bruck)

mercoledì 10 aprile 2013

Ferenc Molnár sul ricordo

Ana Kapor (pittrice serba contemporanea), "Notturno, dittico", 2011
Non è privo d'interesse seguire a volte come riemerge dalla nostra memoria una figura da tempo dimenticata: nell'istante del ricordo essa riporta in vita tutto il periodo in cui aveva ricoperto un ruolo. Con il ritorno della luce su quel periodo, si stagliano anche i contorni della figura sbiadita, fino a  sembrare a rilievo. Poi la figura si stacca dal resto, come fosse un bimbo che si separa dalla madre, e assume la forma di una statua indipendente dal tempo e dallo spazio. Per molto tempo ancora rimaniamo in balia di questo ricordo, che non ci lascia in pace.

Ferenc Molnár

(Trad. AR)