venerdì 28 giugno 2013

István Örkény, Anarchici

Gli anarchici sono per lo più persone miti perché riservano furore e violenza ai ponti, alle linee ferroviarie, ai ministri e agli arsenali. 

István Örkény (1912 - 1979)

martedì 25 giugno 2013

Grace Slick

Ho rivisto di recente l'interessante documentario di D.A. Pennebaker sul Monterey Pop Festival del 1967, il primo festival hippy, rock, psichedelico, dove però c'era ancora un palco regolare e ordinate file di sedie per il pubblico. Un pubblico fatto prevalentemente di universitari all'apparenza benestanti (lo deduco dalle splendide dentature); non misto come sarebbe poi stato a Woodstock due anni dopo.
Grace Slick
C'erano tutti i grandi del momento, quelli che hanno segnato profondamente la vita della mia generazione. Molti di loro non sono più fra noi da decenni come Janis Joplin, Jimi Hendrix, la simpaticissima e dolce Mama Cass, altri invece sono stati dimenticati o quasi, come la oramai settantatreenne Grace Slick dei Jefferson Airplane.

Poco più di due righe dal sito dei Jefferson Airplane per capire il tipo: One of Grace’s oddest and most famous incidents occurred shortly before her pregnancy. In April 1970, the former Finch College student was invited to a reception hosted by President Richard Nixon’s daughter, Tricia, at the White House. The organizers of the affair apparently had little idea who Grace was, or of her opinion of Nixon. (Her song, Mexico, a scathing critique of Nixon’s anti-drug policy, had only just been released as a single.) Upon arrival, however, Grace was barred from entering when she brought a “bodyguard” — ’60s radical Abbie Hoffman! Grace later said that, had they been allowed in, they had planned to spike Nixon’s tea with LSD.

Oggi desidero ricordarla con una delle canzoni meno note, la bellissima Today, che mette in risalto la sua voce inconfondibile: Jefferson Airplane, Today

Today I feel like pleasing you more than before
Today I know what I want to do but I don't know what for
To be living for you is all I want to do
To be loving you it'll all be there when my dreams come true
Today you'll make me say that I somehow have changed
Today you'll look into my eyes, I'm just not the same
To be anymore than all I am would be a lie
I'm so full of love I could burst apart and start to cry
Today everything you want, I swear it all will come true
Today I realize how much I'm in love with you
With you standing here I could tell the world what it means to love
To go on from here I can't use words, they don't say enough
Please, please listen to me
It's taken so long to come true
And it's all for you
all for you

domenica 23 giugno 2013

Per il compleanno di Gianni Toti

Gianni Toti (Roma, 24 giugno 1924 - Roma, 8 gennaio 2007)

Domani sarà l'ottantanovesimo anniversario della sua nascita. Lo ricordo con una sua poesia tratta dal suo Un poeta scriblerrante (El Bagatt, Bergamo, 1995)

La volta

c'ero una volta vi giuro che c'ero
 voi non mi credete lo so che è incredibile
  ma c'ero una volta non tutte le volte ci sarò
   stato ma c'ero più di tanti altri che ancora
    ci sono propagandati dal silenzio dell'oro

     ho visto che avevo capelli e neri e che ridevo forte
      di nulla-tutto felice d'essere infelice
       d'amore di non so più quale stupito sorriso
        lucescritto mi hanno qualche volta per memoria
         di me a me che dimenticavo di esistere

          e adesso che la vita si è ricordata di me che c'ero
           e più non dovevo esserci sento che ci sono stato
            e per sempre confitto nell'epoca albero sensibile
             ad ali a foglie a venti e cielomoti ma ditemi
              anche voi che c'ero ci sarò stato per sempre

               una volta per tutte le volte delle rivolte


Le due pagine dedicate a Gianni Toti e alla Casa Totiana - www.lacasatotiana.it
sull'Alias del Manifesto il 23 giugno 2013

venerdì 14 giugno 2013

Sergio Endrigo

Domani sarà l'ottantesimo compleanno di Sergio Endrigo scomparso otto anni fa, e purtroppo pian piano sta scomparendo anche il suo ricordo. Mi dispiace molto, perché è stato uno dei più grandi cantautori della mia generazione. Il sito di Sergio Endrigo è molto ricco, anche di aneddoti sulla nascita di alcuni dei centosettanta e passa brani musicali che ha composto nella sua lunga e feconda carriera.
Oggi lo voglio ricordare con due canzoni, una poco nota ma non per questo meno bella, e una un tempo molto famosa, ma che ora viene ascoltata di rado: 1947 , sulla sua città d'origine, Pula o Pola, dalla quale fu scacciato insieme alla sua famiglia nel 1947, e La canzone della libertà, il suo inno sessantottino.

martedì 11 giugno 2013

Péter Popper, Del silenzio


Foto di Esther Bubley
1.
Con poco tempo a disposizione è impossibile costruire una relazione duratura. Il valore di un legame si misura anche con il tempo messo a disposizione dai partner, con la cura che uno si prende dell'altro. A volte basta anche la condivisione del silenzio. In una poesia Kosztolányi parla di una compagnia internazionale in viaggio su un treno: "I nostri silenzi non si congiungono perché io taccio in ungherese, e loro in svedese." Esatto. Anche fra due persone che si amano ci sono silenzi separati, e quei momenti non  rientrano nel tempo trascorso insieme. E' molto importante capire quando un silenzio è condiviso, e quando è solitario.

2. Non avere paura del silenzio. Tutto ciò che è importante accade in silenzio. Le piante, il feto nel grembo materno crescono in silenzio. I pensieri attraversano silenziosi la mente e l'amore ci coglie silenziosamente. 

Péter Popper

lunedì 10 giugno 2013

Attraction

Attraction Shadow Theatre Group, un gruppo di ballerini ungheresi, ha vinto Britain's Got Talent con questa performance commovente:  Attraction . Hanno vinto questo breve show: Attraction - finale

Evviva!

domenica 9 giugno 2013

La rapina di Tbilisi

Tblisi, piazza Yerevan
A Tiflis, l'odierna Tbilisi, il 13 giugno 1907 ebbe luogo la più spettacolare e famosa delle rapine bolsceviche, progettata e diretta dall'uomo di Lenin nel Caucaso, il "compagno Koba", all'anagrafe Iosif Džugašvili, che qualche anno dopo avrebbe cominciato a farsi chiamare Stalin. Ad attuarla fu un selezionato gruppo di venti banditi-terroristi, guidato sul campo dall'armeno Simon Tr-Petrosjan, detto Kamo, che si sarebbe rivelato il più efficace killer del partito. 

Alle undici di mattina a piazza Yerevan di Tiflis era affollato da un crogiolo di etnie: mercanti asiatici, russi, europei, ebrei, armeni, tutti intenti agli affari. Sulla Golovinskij Prospekt Anna Sulakvelidze e Pacia Goldava, due belle ragazze, poco più che ventenni, passeggiavano con ombrellini parasole fiorati, e cercavano di distrarre i militari cosacchi dal loro lavoro di sorveglianza. Nessuno immaginava che sotto le vesti nascondevano potenti pistole. Giunse una diligenza trainata da sei cavalli che trasportava sacchi di denaro destinati alla locale filiale della banca di stato russa. La seguiva una vettura con la scorta armata, circondata da un drappello di cosacchi a cavallo. All'improvviso si scatenò un lancio di bombe che piovvero dai tetti delle case, altre granate vennero scagliate dai terroristi in strada, alcuni dei quali erano vestiti da poliziotti. Il caos era totale: i veri poliziotti e i cosacchi vedendo i finti poliziotti che gli spararono addosso non sapevano contro chi reagire. I terroristi, invece, avevano idee chiare, ciascuno aveva un bersaglio preordinato. Le due donne erano fra le più efficaci: eliminarono all'istante i cosacchi a cavallo. I terroristi prelevarono velocemente i sacchi e si tuffarono nei vicoli della città, lasciando indietro un numero imprecisato di morti (fra i venti e i quaranta) e molti feriti. Il bottino fu di 341.000 rubli, secondo la polizia, ma nelle casse del partito bolscevico ne vennero registrati solo 250.000. La differenza rimase nelle mani di Stalin o costituì un fondo personale di Lenin, che era non solo a conoscenza della rapina, ma ne fornì anche la copertura politica? 

Fonte: "Scacco allo zar" di Gennaro Sangiuliano, Mondadori, 2012

giovedì 6 giugno 2013

La debolezza della forza

Vilhelm Ilsted
Proprio perché coraggiose e intraprendenti, di fronte ai sentimenti le persone forti sono più esposte e indifese delle persone deboli. 

Emil Kolozsvári Grandpierre, poeta e traduttore ungherese (1907 - 1992)

domenica 2 giugno 2013

Ero e Leandro

William Etty, Hero and Leander, 1828
I tre libri che amavo di più alle medie erano un'antologia di mitologia greca, la raccolta delle trame delle opere liriche e un romanzo ungherese per ragazze. Le pagine sfogliate e risfogliate più volte erano quelle della storia di Ero e Leandro, nel volume curato da Imre Trencsényi-Waldapfel. Secondo gli studiosi la leggenda dei due amanti, originariamente un poemetto in esametri, era opera di Museo Grammatico, un mitico cantastorie vissuto prima di Omero. Il grecista ungherese Trencsényi-Waldapfel smentisce, per lui il poema non è affatto attribuibile a Museo Grammatico, ma fu un copiatore secoli dopo a indicarlo quale autore, per rendere il poema più prezioso.

Il giovane Leandro viveva ad Abido e amava Ero, una sacerdotessa vergine di Afrodite a Sesto, sulla costa opposta. Per incontrare il suo amore, Leandro doveva attraversare lo stretto di Ellesponto a nuoto, e lo faceva tutte le sere. Per aiutarlo a orientarsi, Ero accendeva una lucerna, ma una sera si addormentò nell'attesa, mentre una tempesta spense la fiaccola, e Leandro morì fra i flutti. La mattina dopo Ero scorse il corpo dell'amato Leandro trasportato dalle acque sulla spiaggia, e affranta, si tolse la vita gettandosi da una torre.

Scoppiavo a piangere anche alla cinquantesima rilettura, e mi sto commuovendo ancora.

sabato 25 maggio 2013

Hungarian Hippies


Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un numero di fine agosto 1968 della rivista ungherese Tükör (Specchio), con dentro un articolo sui primi hippies ungheresi. Come si evince dalla foto segnaletica sopra, non godevano dell'incondizionata approvazione da parte delle autorità.

Era solo un gruppo di venticinque ragazzi di circa vent'anni, tutti con un impiego regolare, e nel tempo libero si vedevano al ristorante Abbazia a Budapest. Indossavano jeans, avevano i capelli un po' più lunghi della media e sfoggiavano piccoli badge con scritte come I am a hippie, Draft beer not students, Hippy power, I'm a super man, Don't work, sleep!, Make love, not war! Una sera di giugno del '68 bevvero però qualche birra di troppo per salutare uno di loro in partenza per il servizio militare, e risposero male a qualche passante che li criticò per l'abbigliamento e per i capelli. Furono arrestati immediatamente, processati e condannati non a pene detentive, ma solo alla firma obbligatoria periodica alla polizia e varie limitazioni negli spostamenti come il divieto di uscire dal proprio quartiere. I giovani ungheresi potevano e dovevano avere solo reazioni positive a tutto, diceva la motivazione del giudice, perché la società magiara offriva loro le migliori opportunità. Nessun comportamento ribelle aveva ragione di esistere dietro la Cortina di Ferro.