Un post insolito, quasi scientifico, per un blog di impronta narrativa, come questo. Ma credetemi, vale la pena di leggere quest'articolo di Flavio Pintarelli:
Le metriche dell'indignazione
martedì 19 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
Pino De Stasio, Gli ultimi minuti di Miklós Radnóti
il suono della sua voce
disperata nei vagoni arrugginiti
che macchiano la pelle
disidratata e fredda
giacigli umani di carne magra al contatto
spigoli ed ossa alla deportazione
sui campi bianchi macchiati di greggi
soffice lana al fioccare invernale
sangue previsto
fucile al petto
fogli scritti svaniti d'incanto
racchiusi nel rigido respiro
quello mortale fisso
diaframma spento
disgusto per quella croce che
uncinata come artiglio mortale
sfiora caute labbra
sciolte e giovani al Canto
ma dure e livide alla morte
improvvisa violenta azione
fosse profonde
si sommano ad altre
accolgono tra tuberi e semi
spezzati legni
conifere bianche e resine
mani nodose alla luce
che strette
nei pollici versi allo sterno
custode geloso
di vento d'amore riposa
pino de stasio
Copyright © 2009
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED
TOUS LES DROITS RESERVES
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi
disperata nei vagoni arrugginiti
che macchiano la pelle
disidratata e fredda
giacigli umani di carne magra al contatto
spigoli ed ossa alla deportazione
sui campi bianchi macchiati di greggi
soffice lana al fioccare invernale
sangue previsto
fucile al petto
fogli scritti svaniti d'incanto
racchiusi nel rigido respiro
quello mortale fisso
diaframma spento
disgusto per quella croce che
uncinata come artiglio mortale
sfiora caute labbra
sciolte e giovani al Canto
ma dure e livide alla morte
improvvisa violenta azione
fosse profonde
si sommano ad altre
accolgono tra tuberi e semi
spezzati legni
conifere bianche e resine
mani nodose alla luce
che strette
nei pollici versi allo sterno
custode geloso
di vento d'amore riposa
pino de stasio
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venerdì 8 novembre 2013
Endre Ady, Il parente della morte
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| Endre Ady (1877-1919) |
Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.
Amo le rose malate,
le donne, se desiderano ancora, appassendo,
e il triste e luminoso
tempo d'autunno.
Amo lo spettrale richiamo ammonitore
delle ore tristi,
lo spettro giocoliere
della grande sacra morte.
Amo coloro che partono,
coloro che piangono e si risvegliano,
nella brina di fredde albe piovose
i prati.
Amo la stanca rinunzia,
il pianto senza lacrime e la pace,
il rifugio
dei santi, dei poeti, dei malati.
Amo chi è stato deluso,
chi è stato mutilato, chi si è fermato,
chi non crede più, e ha la fronte buia:
il mondo.
Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.
Traduzione di Marinka Dallos e Gianni Toti
giovedì 7 novembre 2013
Zeneakadémia (Accademia Filarmonica), Budapest
E' stata inaugurata la rinnovata Zeneakadémia, l'Accademia Filarmonica, a Budapest, costruita nel 1907. Consiglio la visione di questa serie di belle foto: Foto di Tamás Thaler
martedì 22 ottobre 2013
Robert Capa
Il fotografo ungherese Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann (Budapest, 22 ottobre 1913 – Provincia di Thai Binh, 25 maggio 1954), è nato cento anni fa.
I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).
Capa documentò inoltre il corso della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, lo sbarco in Normandia dell'esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch'egli un fotografo.
"Era un buon amico, un grande fotografo coraggioso. La sua morte è una perdita per tutti, prima di tutto per se stesso. Aveva una tale vitalità che si fa molta fatica a credere che sia morto." Ernest Hemingway, Madrid, 27 maggio 1954
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| Foto di Elliot Erwitt, Julia, la mamma di Capa sulla tomba del figlio ad Armonk, NY, 1954 |
martedì 15 ottobre 2013
Péter Esterházy
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| Budapest, anni '70, il cinema Stella Rossa |
Una breve citazione da
Egyszerű történet vessző száz oldal (Storia semplice virgola cento pagine) di Péter Esterházy , in ungherese e nella mia traduzione
" "Valami elmaradt. Lett volna, de nincs. Ez a magyar történelem, nincsenek állnak össze valamikké, a volnéket pedig a sirdogáló emlékezet vanná kovácsolja.""Qualcosa di non succosso. Sarebbe potuto essere, ma non c'è stato. Questa è la Storia ungherese, eventi mai accaduti compongono qualcosa, e una piagnucolosa memoria rende fatti ipotetici reali."
sabato 28 settembre 2013
Mario Luzi, Vorrei arrivare al varco
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| Foto di Balázs Kiss |
liberato dai molti inutili,
di cui l'epoca tragica e fatua
ci ha sovraccaricato...
E vorrei passare questa soglia
sostenuto da poche,
sostanziali acquisizioni
e da immagini irrevocabili per intensità e bellezza
che sono rimaste
come retaggio.
Occorre una specie di rogo purificatorio
del vaniloquio
cui ci siamo abbandonati
e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza,
ora occulto sotto il suolo
ingombro di macerie
non muoia,
in attesa di fiorire alla prima primavera.
venerdì 27 settembre 2013
Una citazione di Daniel Pennac
domenica 22 settembre 2013
Amicizia
... è lo spreco della parola amica, che meriterebbe ben altra considerazione. Io la uso di rado, con un certo tremito del cuore, come se parlassi di un dono prezioso che mi è stato fatto. Mi rammarico per la faciloneria con la quale ci si proclama amici quando si è solo vicini di ombrellone o di tapis roulant. Mi piacerebbe, per quei pochi amici che ho e che ho avuto - anche gli amici si perdono come gli amori - una specie di cerimonia pubblica, a sancire davanti al mondo l'impegno di quel legame. Un celebrante che proclami: "Vi dichiaro amici", con festona a seguire. E il giusto cordoglio quando l'amicizia si rompe. Un amico raddoppia il potenziale della nostra vita, di vite ne vivremo due, partecipando anche alla sua. E' lo specchio che ci riflette fedelmente e, se è sincero, anche duramente. E' la forma umana affettuosa che ci contiene, sa evitarci il peggio e dare chance al nostro meglio. ...
Marina Terragni
Marina Terragni
mercoledì 11 settembre 2013
Fanni Gyarmati
L'8 settembre ha compiuto 101 anni la vedova di Miklós Radnóti, Fanni Gyarmati. Dopo la tragica morte di suo marito si ritirò a vita privata per curare il lascito poetico e intellettuale di Radnóti, e per insegnare recitazione, francese e russo. A lei dobbiamo l'eccellente curatela dell'opera omnia del poeta.
Questa sua foto
fu trovata nella fossa comune nelle tasche di suo marito, un anno mezzo dopo la sua morte avvenuta ad Abda, il 10 novembre 1944.
Questa sua foto
fu trovata nella fossa comune nelle tasche di suo marito, un anno mezzo dopo la sua morte avvenuta ad Abda, il 10 novembre 1944.
Miklós Radnóti nacque nel 1909, studiò filosofia all'Università di Szeged. Ebreo, non poté esercitare la professione d'insegnante; fu perseguitato, rinchiuso in vari campi di concentramento in Ungheria e in Serbia e infine fucilato. Nei suoi vestiti, rintracciati in una fossa comune, fu trovato il suo ultimo taccuino di versi.
Nella contemporanea poesia ungherese, Radnóti va collocato tra le voci nuove della corrente di ispirazione popolare, manifestatasi a partire dagli anni '30 del secolo scorso, e precisamente tra i poeti la cui tematica è più legata ai problemi e alle trasformazioni delle città.
Lirico pregevole, scrisse anche un libro autobiografico e fu ottimo traduttore, specialmente di poeti francesi.
Da
SETTIMA EGLOGA
Sono disteso sul legno, un animale prigioniero, tra i parassiti,
tra un'onda e l'altra di pulci quando l'orda delle mosche s'è placata.
Vedi, è sera, un giorno di prigionia
e un giorno di vita in meno. Il campo dorme.
Sul paesaggio splende la luna e a quella sua luce il filo
spinato è nuovamente teso, dalla finestra seguo sul muro
le ombre delle guardie armate tra le voci della notte.
(Trad. Edith Bruck)
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