sabato 25 maggio 2013
Hungarian Hippies
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un numero di fine agosto 1968 della rivista ungherese Tükör (Specchio), con dentro un articolo sui primi hippies ungheresi. Come si evince dalla foto segnaletica sopra, non godevano dell'incondizionata approvazione da parte delle autorità.
Era solo un gruppo di venticinque ragazzi di circa vent'anni, tutti con un impiego regolare, e nel tempo libero si vedevano al ristorante Abbazia a Budapest. Indossavano jeans, avevano i capelli un po' più lunghi della media e sfoggiavano piccoli badge con scritte come I am a hippie, Draft beer not students, Hippy power, I'm a super man, Don't work, sleep!, Make love, not war! Una sera di giugno del '68 bevvero però qualche birra di troppo per salutare uno di loro in partenza per il servizio militare, e risposero male a qualche passante che li criticò per l'abbigliamento e per i capelli. Furono arrestati immediatamente, processati e condannati non a pene detentive, ma solo alla firma obbligatoria periodica alla polizia e varie limitazioni negli spostamenti come il divieto di uscire dal proprio quartiere. I giovani ungheresi potevano e dovevano avere solo reazioni positive a tutto, diceva la motivazione del giudice, perché la società magiara offriva loro le migliori opportunità. Nessun comportamento ribelle aveva ragione di esistere dietro la Cortina di Ferro.
giovedì 23 maggio 2013
Budapest, 1949, raduno internazionale
Világifjúsági Találkozó) erano formidabili eventi politici negli anni della guerra fredda. Il primo fu organizzato nel 1947 a Praga, con la partecipazione di 17mila giovani provenienti da 71 Paesi. Due anni dopo, nel 1949, fu la volta di Budapest: in quell'occasione arrivarono 10mila ragazze e ragazzi da 84 nazioni. Nascevano amori, si consolidava la fede, direi fanatica, nell'ideologia comunista, e soprattutto si trascorrevano giorni spensierati, in grande allegria.
Una figura importante di questi miei ultimi tempi, Gianni Toti, incontrò proprio in quell'occasione a Budapest la ventenne Marinka Dallos; fra i due scoccò la scintilla, l'anno dopo Marinka era già sua moglie, e non molto dopo lei iniziò a dare il suo contributo fondamentale nella diffusione della cultura ungherese in Italia.
Una simpatica testimonianza di questo raduno è la tessera rilasciata a uno studente universitario italiano (nato nel 1925) per l'accesso gratuito a tutti gli stabilimenti balneari di Budapest.
Una figura importante di questi miei ultimi tempi, Gianni Toti, incontrò proprio in quell'occasione a Budapest la ventenne Marinka Dallos; fra i due scoccò la scintilla, l'anno dopo Marinka era già sua moglie, e non molto dopo lei iniziò a dare il suo contributo fondamentale nella diffusione della cultura ungherese in Italia.
Una simpatica testimonianza di questo raduno è la tessera rilasciata a uno studente universitario italiano (nato nel 1925) per l'accesso gratuito a tutti gli stabilimenti balneari di Budapest.
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mercoledì 22 maggio 2013
Z ovvero Gregoris Lambrakis
Sono passati esattamente 50 anni dall'attentato a Gregoris Lambakis, (in greco Γρηγόρης Λαμπράκης) (Keratsitsa, 3 aprile 1912 – Salonicco, 27 maggio 1963) politico, medico e atleta greco.
Nel 1969, il regista greco-francese Costa-Gavras ha tratto dal libro il film "Z, l'orgia del potere", vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.
Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito attivista per la pace, Lambrakis fu tra i principali oppositori del governo di destra e del primo ministro Konstantinos Karamanlis. Dopo la guerra completò gli studi di medicina e nel 1950 divenne professore assistente di ostetricia-ginecologia presso l'Università di Atene. Ha continuato ad aiutare i poveri esercitando in una piccola clinica privata per i pazienti che non potevano permettersi cure mediche.
Pur non essendo un comunista, il suo orientamento politico e ideologico era vicino alla sinistra. È stato attivamente coinvolto nel movimento pacifista di quegli anni che esprimeva una forte opposizione alla guerra del Vietnam . La sua piattaforma politica è stato Sinistra Democratica Unita, l'unico partito politico di sinistra legale nel paese dopo la guerra civile del 1946-1949 e fino al colpo di stato del 1967. E 'stato eletto al Parlamento nelle elezioni legislative del 1961 nel collegio del Pireo.
Nel pomeriggio del 22 maggio 1963 Lambrakis intervenne a una conferenza che si teneva a Salonicco per il "Comitato greco per la pace e la distensione internazionale". Conclusasi la conferenza, Lambrakis lasciò l'aula accompagnato solo da due compagni: in quel momento due estremisti di destra, Emannouel Emannouilides e Spyro Gotzamanis, alla guida di un veicolo a tre ruote, gli si avvicinarono e lo colpirono alla testa con un oggetto metallico (presumibilmente una spranga di ferro) di fronte a un gran numero di persone e agli agenti di polizia, i quali non fecero nulla per fermare il veicolo, o anche soltanto per aiutare la vittima che giaceva a terra sanguinante. Morì in ospedale a seguito delle lesioni cerebrali riportate cinque giorni dopo, il 27 maggio. Il suo corpo fu inviato ad Atene in treno. Il giorno dopo nella capitale il suo funerale divenne una manifestazione di massa. Più di 500.000 persone si radunarono per protestare contro il governo di destra e la Casa Reale, visti da molti come complici delle attività degli estremisti di destra.
La lettera Z, che sta per "Zei!" che vuol dire "E' vivo!" in greco. Questa lettera apparve come graffito sui muri di tutta la Grecia dopo l'attentato. Presto divenne simbolo della lotta all'oppressione della dittatura. Da essa trasse ispirazione Vassilis Vassilikos per il titolo del suo romanzo. Nel 1969, il regista greco-francese Costa-Gavras ha tratto dal libro il film "Z, l'orgia del potere", vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.
martedì 7 maggio 2013
János Háy, Dell'amore
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| Caspar David Friedrich |
"Credo che sia capitato a tutti noi di amare più di quanto fossimo stati amati. In quel caso si ha una paura talmente folle di perdere l'altro da costringerlo in ogni modo ad amarci. In ogni istante desideravamo una conferma dell'affetto dell'altro per poter allontanare i dubbi. Sapevamo che era una pessima tattica, perché l'attaccamento esagerato allontanava l'altro, ma non riuscivamo a comportarci diversamente. Non riuscivamo a essere saggi, perché se ce l'avessimo fatta non sarebbe stato amore, ma solo finzione."
János Háy
L'intervista completa:
lunedì 6 maggio 2013
Henrik Nordbrandt, Dovunque andiamo
![]() |
| Foto di Luigi Ghirri |
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.
E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.
(Traduzione di Bruno Berni, su “Poesia del Novecento in Italia e in Europa” a cura di Edoardo Esposito, Feltrinelli 2000)
Genova detta Zena, un piccolo album fotografico
| San Matteo |
| La casa dove nacque Giuseppe Mazzini il 22 giugno 1805 |
| Basilica di S. Lorenzo, merita una visita anche il Tesoro sotterraneo, locali progettati da Albini |
| De André, in via del Campo |
| Via del Campo 29, piccolo museo dedicato a De Andrè, Tenco e ai cantautori genovesi |
| La casa seicentesca al posto di quella che fu di Cristoforo Colombo |
| Al posto della casa di Paganini |
| Un esempio dei tanti magnifici portali medievali nei carruggi
Poi c'è via Garibaldi, i palazzi dei Doria intorno a piazza San Matteo, i musei, e in particolare uno, sempre trascurato dai visitatori: il Museo Diocesano, capolavoro del restauro architettonico, ricco di tavole e persino di una sezione di tele blue jeans dipinte di tanti secoli fa.
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sabato 27 aprile 2013
Jack Péenses
Se stare fuori vuol dire rimanere o essere se stessi, allora niente è stato perso né sbagliato, forse troppo caro il prezzo da pagare: Exister et Resister! Jack Péenses
Il mio motto oggi e sempre, tratto da www.connessioniletterarie.it
Il mio motto oggi e sempre, tratto da www.connessioniletterarie.it
venerdì 26 aprile 2013
Alessandro Mannarino

Da stornellatore moderno e cantautore metropolitano Mannarino compone musiche di confine, eclettiche e contaminate, ispirate ai suoni ed ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico Modugno va a braccetto con Cesaria Evora. Nei suoi testi, macchiati dai forti toni del surrealismo, si vivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elmenti di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi.
Alessandro Mannarino nasce a Roma nel 1979. Inizia la sua attività artistica a partire dal 2001, quando girando per l’antica suburra del rione Monti, si esibisce in strane session a cavallo tra il djing e il live acustico. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi: trombone, basso, fisarmonica, batteria, violino e chitarra. Con la nascita di questa formazione ha inizio una fortunata fase della carriera di Alessandro Mannarino che lo vede esibirsi nei maggiori club e locali della capitale.
Dal rapporto di amicizia e collaborazione con l’autore e attore Massimiliano Bruno nasce lo spettacolo “Roma di notte” rappresentato nell’ambito della rassegna teatrale LET della Cometa Off di Roma. Nel 2008 Si esibisce di fronte a prestigiose platee come quella di Villa Celimontana durante il “Festival Jazz”, del “Festival Decò” in Salento e come unico ospite italiano all’interno della sezione Off di “Castel dei Mondi – Festival internazionale di Andria”.
Oltre che nei club e nelle piazze Mannarino si esibisce anche in ambiti che esulano dal contesto strettamente musicale. Assieme ad Ascanio Celestini, David Riondino, Don Pasta, Valerio Aprea e Ardecore partecipa a “Soul Food: Incontro su cibo, arte e sostenibilità ambientale” al Teatro Eliseo di Roma, si esibisce in performances da vivo su "Radio Città Futura", "Viva Radio 2" di Fiorello e Baldini, "Radio Popolare" e canta le sue canzoni nel carcere di Regina Coeli. Si è esibito sul palco dell'Auditorium "Parco della Musica" di Roma nella rassegna musicale "Repubblica Roma Rock", evento speciale di "Generazione X". E’ andato in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma nello spettacolo “Agostino” ed è spesso presente nella trasmissione televisiva “Parla con me” di Serena Dandini.
Tratto da: http://www.myspace.com/alessandromannarino
Alessandro Mannarino nasce a Roma nel 1979. Inizia la sua attività artistica a partire dal 2001, quando girando per l’antica suburra del rione Monti, si esibisce in strane session a cavallo tra il djing e il live acustico. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi: trombone, basso, fisarmonica, batteria, violino e chitarra. Con la nascita di questa formazione ha inizio una fortunata fase della carriera di Alessandro Mannarino che lo vede esibirsi nei maggiori club e locali della capitale.
Dal rapporto di amicizia e collaborazione con l’autore e attore Massimiliano Bruno nasce lo spettacolo “Roma di notte” rappresentato nell’ambito della rassegna teatrale LET della Cometa Off di Roma. Nel 2008 Si esibisce di fronte a prestigiose platee come quella di Villa Celimontana durante il “Festival Jazz”, del “Festival Decò” in Salento e come unico ospite italiano all’interno della sezione Off di “Castel dei Mondi – Festival internazionale di Andria”.
Oltre che nei club e nelle piazze Mannarino si esibisce anche in ambiti che esulano dal contesto strettamente musicale. Assieme ad Ascanio Celestini, David Riondino, Don Pasta, Valerio Aprea e Ardecore partecipa a “Soul Food: Incontro su cibo, arte e sostenibilità ambientale” al Teatro Eliseo di Roma, si esibisce in performances da vivo su "Radio Città Futura", "Viva Radio 2" di Fiorello e Baldini, "Radio Popolare" e canta le sue canzoni nel carcere di Regina Coeli. Si è esibito sul palco dell'Auditorium "Parco della Musica" di Roma nella rassegna musicale "Repubblica Roma Rock", evento speciale di "Generazione X". E’ andato in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma nello spettacolo “Agostino” ed è spesso presente nella trasmissione televisiva “Parla con me” di Serena Dandini.
Tratto da: http://www.myspace.com/alessandromannarino
Qualche brano:
Mannarino, L'onorevole
Mannarino, Merlo rosso
Mannarino, Svegliatevi italiani
martedì 23 aprile 2013
Péter Popper, Sulla vita di coppia
Vivere insieme, non in simbiosi e non uno accanto all'altra. Lo scopo di una relazione è aiutare l'altro a far emergere le proprie possibilità nascoste, affinché possa diventare sempre più autentico, sempre più marcatamente se stesso. Questo è il senso della convivenza di due individui sovrani. L'Io non può perdersi nel Noi. Ma i due Io non possono nemmeno allontanarsi al punto da far diventare il rapporto la somma di due solitudini. Le vite di due persone libere si forgiano attraverso la condivisione di pensieri, esperienze, gioie e pene. Ma anche la condivisione deve avere dei limiti. Ogni essere umano ha il diritto a uno spazio privato nell'anima. Uno spazio soltanto suo, la cui porta non dev'essere mai spalancata.
Péter Popper
(Trad. A.R.)
venerdì 12 aprile 2013
Agi Berta, Confini incerti
Un'amica scrive un libro, il suo primo romanzo: sono curiosa e preoccupata allo stesso tempo. Che cosa succederà se il libro non mi piacerà, se sarà oggettivamente scadente; come venirne fuori senza darle un dispiacere? Del romanzo "Confini incerti" di Agi Berta avevo letto degli stralci su Facebook, in fase di lavorazione, e le impressioni erano buone, ma l'insieme è ben altro conto; inoltre temo molto i romanzi familiari se non di autori eccellenti, perché il più delle volte si risolvono in storie interessanti solo per i protagonisti. Ma eccolo, comincio a leggere la storia raccontata da Agi e mi prende dal primo momento. Scopro immediatamente affinità con le storie della mia famiglia, di gente nata in regioni che un tempo facevano parte della Monarchia austro-ungarica, persone che nell'arco di due generazioni erano state sconvolte dalla Storia, costrette a spostarsi, catapultate dalla monarchia nella prima Repubblica comunista, poi nel regno d'Ungheria di dimensioni ridotte e senza re, nella seconda guerra mondiale che vedeva l'Ungheria schierarsi con il nazismo, per finire, poco dopo, schiacciata sotto gli zamponi dell'orso sovietico. Di dittatura in dittatura, i bisnonni, i nonni di Agi, e i loro fratelli, dovettero scegliere da che parte stare, una parte comunque e sempre perdente, perché le vittorie ebbero vita breve, il respiro era perennemente corto e affannoso.
Il romanzo di Agi non solo tiene il ritmo, ma con lo scorrere delle pagine cresce ancora e ancora, e tiene in pugno il lettore. Narra fatti drammatici con lieve ironia, perché Agi è un giudice affettuoso ma severo e molto attento. "Confini incerti" è un caleidoscopio molto interessante e per me, che storie simili ha sentito narrare in famiglia, seppure ambientate in luoghi diversi e con caratteri diversi, è stata una lettura non solo molto piacevole, ma anche importante.
Mi ha poi divertito immaginare i non improbabili incontri fra la sua famiglia e la mia; non è impossibile che io abbia servito il caffè da Gerbeaud a sua nonna che si vedeva con le amiche in questa famosa pasticceria di Budapest, dove io avevo lavorato ai tempi dell'università. O al Vigadò, dove si sposò la favolosa Irene, sorella di sua nonna, mentre nell'appartamento al piano di sopra cenava la famiglia del fratello di mio nonno. Anche le pratiche di magiarizzazione dei cognomi di famiglia potevano essere state sbrigate dallo stesso impiegato, il quale ha sancito il cambio da Hadrovics in Harmath, e da Richter in Rényi.
L'ottimo libro di Agi si conclude con un capitolo di storia dell'Ungheria fra il 1848 e il 1952, molto utile per chi volesse trovare lumi sufficienti per orientarsi in un periodo particolarmente complesso.
Per completezza d'informazione, riporto la quarta di copertina del libro:
Il romanzo di Agi non solo tiene il ritmo, ma con lo scorrere delle pagine cresce ancora e ancora, e tiene in pugno il lettore. Narra fatti drammatici con lieve ironia, perché Agi è un giudice affettuoso ma severo e molto attento. "Confini incerti" è un caleidoscopio molto interessante e per me, che storie simili ha sentito narrare in famiglia, seppure ambientate in luoghi diversi e con caratteri diversi, è stata una lettura non solo molto piacevole, ma anche importante.
Mi ha poi divertito immaginare i non improbabili incontri fra la sua famiglia e la mia; non è impossibile che io abbia servito il caffè da Gerbeaud a sua nonna che si vedeva con le amiche in questa famosa pasticceria di Budapest, dove io avevo lavorato ai tempi dell'università. O al Vigadò, dove si sposò la favolosa Irene, sorella di sua nonna, mentre nell'appartamento al piano di sopra cenava la famiglia del fratello di mio nonno. Anche le pratiche di magiarizzazione dei cognomi di famiglia potevano essere state sbrigate dallo stesso impiegato, il quale ha sancito il cambio da Hadrovics in Harmath, e da Richter in Rényi.
L'ottimo libro di Agi si conclude con un capitolo di storia dell'Ungheria fra il 1848 e il 1952, molto utile per chi volesse trovare lumi sufficienti per orientarsi in un periodo particolarmente complesso.
Per completezza d'informazione, riporto la quarta di copertina del libro:
Agli inizi del ‘900 a Cakovec – città della Croazia settentrionale, vicino al confine con Austria e Ungheria – coabitano croati, ungheresi, sloveni, tedeschi e serbi. È qui che vivono gli Harmath, una famiglia della piccola nobiltà ungherese, di origine croata: Nandor, la moglie Cecilia e i figli Eugenio, Irene, Dusi e Nandor Junior. Dopo la prima guerra mondiale, con le nuove frontiere decretate a Versailles, gli Harmath diventano profughi, perdono tutti i loro beni e si trasferiscono a Budapest. I ragazzi vivono in modo diverso questo declassamento, ma su tutti pesa il rimpianto per il passato trasmesso loro dalla madre. Irene cerca un riscatto attraverso la bellezza e un buon matrimonio. Nandor Jr sceglie la carriera militare che nel ‘44 lo porta a schierarsi con i nazisti, mentre Eugenio rifiuta di seguire la strada tracciata per lui e diventa socialista. Dusi, sfidando le tradizioni familiari, decide di lavorare e fare liberamente le proprie scelte. Una nuova guerra, un nuovo sistema sociale travolgeranno anche questi fragili equilibri. Sullo sfondo di quasi un secolo di avvenimenti, Agi Berta narra le vicissitudini della sua famiglia intrecciando i fili della storia con il microcosmo familiare. Confini incerti è un libro complesso, drammatico, dove l’incertezza dei confini non è soltanto geografica, ma alberga nel cuore stesso dei personaggi, alla ricerca di un loro posto nel mondo.
Agi Berta nasce in Ungheria nel 1952. A 18 anni ottiene una borsa di studio e va in Polonia. Il matrimonio la porta poi a Napoli, dove si laurea in Storia e Filologia dell’Europa Orientale. Ha scritto alcuni capitoli per la Guida Verde dell’Ungheria del Touring Club, collaborato al volume Testi Mariani del Secondo Millennio e tradotto dall’ungherese Epépé di Ferenc Karinthy. Suoi racconti sono apparsi su Facebook e in varie riviste. Da due anni collabora con La Repubblica Esteri. Vive a Napoli, dove insegna
Edizioni Uboboros, 2012, euro 13
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