giovedì 19 dicembre 2013

Calendario 2014 della Casa Totiana


Con questo calendario la Casa Totiana ricorda la traduttrice e pittrice di origine ungherese Marinka Dallos (4 febbraio 1929 - 11 dicembre 1992) continuando l’esplorazione e la catalogazione del suo archivio condotte da Andrea Rényi, per la parte letteraria, e da Mirjam Dénes, per la parte artistica. Entro la fine dell’anno sarà ultimato il primo catalogo completo delle opere pittoriche di Marinka Dallos.

mercoledì 4 dicembre 2013

Árpád Tóth, Vorrei avvolgere tra le mie braccia

Vorrei avvolgere tra le mie braccia oggi
un uomo tanto orfano, di desideri vedovo,
quanto me, trafitto al cuore dalla primavera,
e sui suoi capelli crespi bussa il gelo autunnale,
uno che, se ha avuto una giornata da lettera scarlatta,
é stato il Destino a farvi colare la tinta dal suo stesso sangue,
un figlio di rimpianti anziani e padre di nuovi,
tardivo a gioire, e rapido a scoraggiarsi;
uno che nobile innalzarono dalla polvere del suolo
molteplici rare sofferenze, ma non superbo
da distinguersi dalle volgari file dei nani,
e il suo blasone é la foglia appassita d'un albero,
se lo lapidano, gettandogli contro il cuore risponde,
se cuori gli gettano contro, canta silente…

                                                    Traduzione di Richárd Vincent Janczer

giovedì 28 novembre 2013

G. B. Shaw sulla lingua ungherese

Maiuscole in corsivo
“After studying the Hungarian language for years, I can confidently conclude that had Hungarian been my mother tongue, it would have been more precious. Simply because through this extraordinary, ancient and powerful language it is possible to precisely describe the tiniest differences and the most secretive tremors of emotions.” George Bernard Shaw

martedì 19 novembre 2013

Il ruolo delle azioni sociali nella comunicazione digitale

Un post insolito, quasi scientifico, per un blog di impronta narrativa, come questo. Ma credetemi, vale la pena di leggere quest'articolo di Flavio Pintarelli:
Le metriche dell'indignazione

martedì 12 novembre 2013

Pino De Stasio, Gli ultimi minuti di Miklós Radnóti



il suono della sua voce
disperata nei vagoni arrugginiti
che macchiano la pelle
disidratata e fredda
giacigli umani di carne magra al contatto
spigoli ed ossa alla deportazione
sui campi bianchi macchiati di greggi
soffice lana al fioccare invernale
sangue previsto
fucile al petto
fogli scritti svaniti d'incanto
racchiusi nel rigido respiro
quello mortale fisso
diaframma spento
disgusto per quella croce che
uncinata come artiglio mortale
sfiora caute labbra
sciolte e giovani al Canto
ma dure e livide alla morte
improvvisa violenta azione
fosse profonde
si sommano ad altre
accolgono tra tuberi e semi
spezzati legni
conifere bianche e resine
mani nodose alla luce
che strette
nei pollici versi allo sterno
custode geloso
di vento d'amore riposa


pino de stasio
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venerdì 8 novembre 2013

Endre Ady, Il parente della morte



Endre Ady (1877-1919)

Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.

Amo le rose malate,
le donne, se desiderano ancora, appassendo,
e il triste e luminoso
tempo d'autunno.

Amo lo spettrale richiamo ammonitore
delle ore tristi,
lo spettro giocoliere
della grande sacra morte.

Amo coloro che partono,
coloro che piangono e si risvegliano,
nella brina di fredde albe piovose
i prati.

Amo la stanca rinunzia,
il pianto senza lacrime e la pace,
il rifugio
dei santi, dei poeti, dei malati.

Amo chi è stato deluso,
chi è stato mutilato, chi si è fermato,
chi non crede più, e ha la fronte buia:
il mondo.

Io sono parente della morte,
amo l'amore che svanisce,
amo baciare colei
che parte.

Traduzione di Marinka Dallos e Gianni Toti

giovedì 7 novembre 2013

Zeneakadémia (Accademia Filarmonica), Budapest

E' stata inaugurata la rinnovata Zeneakadémia, l'Accademia Filarmonica, a Budapest, costruita nel 1907. Consiglio la visione di questa serie di belle foto: Foto di Tamás Thaler

martedì 22 ottobre 2013

Robert Capa


Il fotografo ungherese Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann (Budapest22 ottobre 1913 – Provincia di Thai Binh25 maggio 1954), è nato cento anni fa.
I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).
Capa documentò inoltre il corso della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, lo sbarco in Normandia dell'esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch'egli un fotografo.
"Era un buon amico, un grande fotografo coraggioso. La sua morte è una perdita per tutti, prima di tutto per se stesso. Aveva una tale vitalità che si fa molta fatica a credere che sia morto." Ernest Hemingway, Madrid, 27 maggio 1954
Foto di Elliot Erwitt, Julia, la mamma di Capa sulla tomba del figlio ad Armonk, NY, 1954
Foto di Robert Capa, Hemingway con suo figlio, 1941

martedì 15 ottobre 2013

Péter Esterházy

Budapest, anni '70, il cinema Stella Rossa
Una breve citazione da

Egyszerű történet vessző száz oldal (Storia semplice virgola cento pagine) di Péter Esterházy , in ungherese e nella mia traduzione

" "Valami elmaradt. Lett volna, de nincs. Ez a magyar történelem, nincsenek állnak össze valamikké, a volnéket pedig a sirdogáló emlékezet vanná kovácsolja." 

"Qualcosa di non succosso. Sarebbe potuto essere, ma non c'è stato. Questa è la Storia ungherese, eventi mai accaduti compongono qualcosa, e una piagnucolosa memoria rende fatti ipotetici reali." 

sabato 28 settembre 2013

Mario Luzi, Vorrei arrivare al varco


Foto di Balázs Kiss
Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli,
liberato dai molti inutili,
di cui l'epoca tragica e fatua
ci ha sovraccaricato...
E vorrei passare questa soglia
sostenuto da poche,
sostanziali acquisizioni
e da immagini irrevocabili per intensità e bellezza
che sono rimaste
come retaggio.
Occorre una specie di rogo purificatorio
del vaniloquio
cui ci siamo abbandonati
e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza,
ora occulto sotto il suolo
ingombro di macerie
non muoia,
in attesa di fiorire alla prima primavera.