lunedì 10 giugno 2013

Attraction

Attraction Shadow Theatre Group, un gruppo di ballerini ungheresi, ha vinto Britain's Got Talent con questa performance commovente:  Attraction . Hanno vinto questo breve show: Attraction - finale

Evviva!

domenica 9 giugno 2013

La rapina di Tbilisi

Tblisi, piazza Yerevan
A Tiflis, l'odierna Tbilisi, il 13 giugno 1907 ebbe luogo la più spettacolare e famosa delle rapine bolsceviche, progettata e diretta dall'uomo di Lenin nel Caucaso, il "compagno Koba", all'anagrafe Iosif Džugašvili, che qualche anno dopo avrebbe cominciato a farsi chiamare Stalin. Ad attuarla fu un selezionato gruppo di venti banditi-terroristi, guidato sul campo dall'armeno Simon Tr-Petrosjan, detto Kamo, che si sarebbe rivelato il più efficace killer del partito. 

Alle undici di mattina a piazza Yerevan di Tiflis era affollato da un crogiolo di etnie: mercanti asiatici, russi, europei, ebrei, armeni, tutti intenti agli affari. Sulla Golovinskij Prospekt Anna Sulakvelidze e Pacia Goldava, due belle ragazze, poco più che ventenni, passeggiavano con ombrellini parasole fiorati, e cercavano di distrarre i militari cosacchi dal loro lavoro di sorveglianza. Nessuno immaginava che sotto le vesti nascondevano potenti pistole. Giunse una diligenza trainata da sei cavalli che trasportava sacchi di denaro destinati alla locale filiale della banca di stato russa. La seguiva una vettura con la scorta armata, circondata da un drappello di cosacchi a cavallo. All'improvviso si scatenò un lancio di bombe che piovvero dai tetti delle case, altre granate vennero scagliate dai terroristi in strada, alcuni dei quali erano vestiti da poliziotti. Il caos era totale: i veri poliziotti e i cosacchi vedendo i finti poliziotti che gli spararono addosso non sapevano contro chi reagire. I terroristi, invece, avevano idee chiare, ciascuno aveva un bersaglio preordinato. Le due donne erano fra le più efficaci: eliminarono all'istante i cosacchi a cavallo. I terroristi prelevarono velocemente i sacchi e si tuffarono nei vicoli della città, lasciando indietro un numero imprecisato di morti (fra i venti e i quaranta) e molti feriti. Il bottino fu di 341.000 rubli, secondo la polizia, ma nelle casse del partito bolscevico ne vennero registrati solo 250.000. La differenza rimase nelle mani di Stalin o costituì un fondo personale di Lenin, che era non solo a conoscenza della rapina, ma ne fornì anche la copertura politica? 

Fonte: "Scacco allo zar" di Gennaro Sangiuliano, Mondadori, 2012

giovedì 6 giugno 2013

La debolezza della forza

Vilhelm Ilsted
Proprio perché coraggiose e intraprendenti, di fronte ai sentimenti le persone forti sono più esposte e indifese delle persone deboli. 

Emil Kolozsvári Grandpierre, poeta e traduttore ungherese (1907 - 1992)

domenica 2 giugno 2013

Ero e Leandro

William Etty, Hero and Leander, 1828
I tre libri che amavo di più alle medie erano un'antologia di mitologia greca, la raccolta delle trame delle opere liriche e un romanzo ungherese per ragazze. Le pagine sfogliate e risfogliate più volte erano quelle della storia di Ero e Leandro, nel volume curato da Imre Trencsényi-Waldapfel. Secondo gli studiosi la leggenda dei due amanti, originariamente un poemetto in esametri, era opera di Museo Grammatico, un mitico cantastorie vissuto prima di Omero. Il grecista ungherese Trencsényi-Waldapfel smentisce, per lui il poema non è affatto attribuibile a Museo Grammatico, ma fu un copiatore secoli dopo a indicarlo quale autore, per rendere il poema più prezioso.

Il giovane Leandro viveva ad Abido e amava Ero, una sacerdotessa vergine di Afrodite a Sesto, sulla costa opposta. Per incontrare il suo amore, Leandro doveva attraversare lo stretto di Ellesponto a nuoto, e lo faceva tutte le sere. Per aiutarlo a orientarsi, Ero accendeva una lucerna, ma una sera si addormentò nell'attesa, mentre una tempesta spense la fiaccola, e Leandro morì fra i flutti. La mattina dopo Ero scorse il corpo dell'amato Leandro trasportato dalle acque sulla spiaggia, e affranta, si tolse la vita gettandosi da una torre.

Scoppiavo a piangere anche alla cinquantesima rilettura, e mi sto commuovendo ancora.

sabato 25 maggio 2013

Hungarian Hippies


Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un numero di fine agosto 1968 della rivista ungherese Tükör (Specchio), con dentro un articolo sui primi hippies ungheresi. Come si evince dalla foto segnaletica sopra, non godevano dell'incondizionata approvazione da parte delle autorità.

Era solo un gruppo di venticinque ragazzi di circa vent'anni, tutti con un impiego regolare, e nel tempo libero si vedevano al ristorante Abbazia a Budapest. Indossavano jeans, avevano i capelli un po' più lunghi della media e sfoggiavano piccoli badge con scritte come I am a hippie, Draft beer not students, Hippy power, I'm a super man, Don't work, sleep!, Make love, not war! Una sera di giugno del '68 bevvero però qualche birra di troppo per salutare uno di loro in partenza per il servizio militare, e risposero male a qualche passante che li criticò per l'abbigliamento e per i capelli. Furono arrestati immediatamente, processati e condannati non a pene detentive, ma solo alla firma obbligatoria periodica alla polizia e varie limitazioni negli spostamenti come il divieto di uscire dal proprio quartiere. I giovani ungheresi potevano e dovevano avere solo reazioni positive a tutto, diceva la motivazione del giudice, perché la società magiara offriva loro le migliori opportunità. Nessun comportamento ribelle aveva ragione di esistere dietro la Cortina di Ferro.


giovedì 23 maggio 2013

Budapest, 1949, raduno internazionale

Un ospite dalla pelle nera, arrivato da lontano, concede autografi nelle vie di Budapest. Diecimila giovani da 84 Paesi hanno partecipato al Secondo Raduno Internazionale  della Gioventù, la cui organizzazione quest'anno l'Unione Democratica Giovanile Internazionale ha affidato ai giovani ungheresi 
I raduni internazionali dei giovani comunisti (acronimo ungherese: VIT -  Világifjúsági Találkozó) erano formidabili eventi politici negli anni della guerra fredda. Il primo fu organizzato nel 1947 a Praga, con la partecipazione di 17mila giovani provenienti da 71 Paesi. Due anni dopo, nel 1949, fu la volta di Budapest: in quell'occasione arrivarono 10mila ragazze e ragazzi da 84 nazioni. Nascevano amori, si consolidava la fede, direi fanatica, nell'ideologia comunista, e soprattutto si trascorrevano giorni spensierati, in grande allegria.

Una figura importante di questi miei ultimi tempi, Gianni Toti, incontrò proprio in quell'occasione a Budapest la ventenne Marinka Dallos; fra i due scoccò la scintilla, l'anno dopo Marinka era già sua moglie, e non molto dopo lei iniziò a dare il suo contributo fondamentale nella diffusione della cultura ungherese in Italia.

Una simpatica testimonianza di questo raduno è la tessera rilasciata a uno studente universitario italiano (nato nel 1925) per l'accesso gratuito a tutti gli stabilimenti balneari di Budapest.




mercoledì 22 maggio 2013

Z ovvero Gregoris Lambrakis

Sono passati esattamente 50 anni dall'attentato a Gregoris Lambakis, (in greco Γρηγόρης Λαμπράκης) (Keratsitsa, 3 aprile 1912 – Salonicco, 27 maggio 1963) politico, medico e atleta greco.
Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito attivista per la pace, Lambrakis fu tra i principali oppositori del governo di destra e del primo ministro Konstantinos Karamanlis. Dopo la guerra completò gli studi di medicina e nel 1950 divenne professore assistente di ostetricia-ginecologia presso l'Università di Atene. Ha continuato ad aiutare i poveri esercitando in una piccola clinica privata per i pazienti che non potevano permettersi cure mediche.
Pur non essendo un comunista, il suo orientamento politico e ideologico era vicino alla sinistra. È stato attivamente coinvolto nel movimento pacifista di quegli anni che esprimeva una forte opposizione alla guerra del Vietnam . La sua piattaforma politica è stato Sinistra Democratica Unita, l'unico partito politico di sinistra legale nel paese dopo la guerra civile del 1946-1949 e fino al colpo di stato del 1967. E 'stato eletto al Parlamento nelle elezioni legislative del 1961 nel collegio del Pireo.
Nel pomeriggio del 22 maggio 1963 Lambrakis intervenne a una conferenza che si teneva a Salonicco per il "Comitato greco per la pace e la distensione internazionale". Conclusasi la conferenza, Lambrakis lasciò l'aula accompagnato solo da due compagni: in quel momento due estremisti di destra, Emannouel Emannouilides e Spyro Gotzamanis, alla guida di un veicolo a tre ruote, gli si avvicinarono e lo colpirono alla testa con un oggetto metallico (presumibilmente una spranga di ferro) di fronte a un gran numero di persone e agli agenti di polizia, i quali non fecero nulla per fermare il veicolo, o anche soltanto per aiutare la vittima che giaceva a terra sanguinante. Morì in ospedale a seguito delle lesioni cerebrali riportate cinque giorni dopo, il 27 maggio. Il suo corpo fu inviato ad Atene in treno. Il giorno dopo nella capitale il suo funerale divenne una manifestazione di massa. Più di 500.000 persone si radunarono per protestare contro il governo di destra e la Casa Reale, visti da molti come complici delle attività degli estremisti di destra.
La lettera Z, che sta per "Zei!" che vuol dire "E' vivo!" in greco. Questa lettera apparve come graffito sui muri di tutta la Grecia dopo l'attentato. Presto divenne simbolo della lotta all'oppressione della dittatura. Da essa trasse ispirazione Vassilis Vassilikos per il titolo del suo romanzo. 
Nel 1969, il regista greco-francese Costa-Gavras ha tratto dal libro il film "Z, l'orgia del potere", vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.

martedì 7 maggio 2013

János Háy, Dell'amore

Caspar David Friedrich

"Credo che sia capitato a tutti noi di amare più di quanto fossimo stati amati. In quel caso si ha una paura talmente folle di perdere l'altro da costringerlo in ogni modo ad amarci. In ogni istante desideravamo una conferma dell'affetto dell'altro per poter allontanare i dubbi. Sapevamo che era una pessima tattica, perché l'attaccamento esagerato allontanava l'altro, ma non riuscivamo a comportarci diversamente. Non riuscivamo a essere saggi, perché se ce l'avessimo fatta non sarebbe stato amore, ma solo finzione."
János Háy 
L'intervista completa:

lunedì 6 maggio 2013

Henrik Nordbrandt, Dovunque andiamo


Foto di Luigi Ghirri
Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.

E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

(Traduzione di Bruno Berni, su “Poesia del Novecento in Italia e in Europa” a cura di Edoardo Esposito, Feltrinelli 2000)

Genova detta Zena, un piccolo album fotografico

San Donato e un edificio al porto

Mi piacciono le città sul mare con un importante ruolo nella Storia, con legami alla musica e alle arti, e Genova lo è. Città non bella ma dal fascino irresistibile, Genova custodisce tante cose belle e molto interessanti, che in tre giorni solo in parte sono riuscita a vedere. Eccone alcune.
San Matteo
La casa dove nacque Giuseppe Mazzini il 22 giugno 1805

Basilica di S. Lorenzo, merita una visita anche il Tesoro sotterraneo, locali progettati da Albini
De André, in via del Campo
Via del Campo 29, piccolo museo dedicato a De Andrè, Tenco e ai cantautori genovesi
La casa seicentesca al posto di quella che fu di Cristoforo Colombo
Al posto della casa di Paganini

Un esempio dei tanti magnifici portali medievali nei  carruggi

Poi c'è via Garibaldi, i palazzi dei Doria intorno a piazza San Matteo, i musei, e in particolare uno, sempre trascurato dai visitatori: il Museo Diocesano, capolavoro del restauro architettonico, ricco di tavole e persino di una sezione di tele blue jeans dipinte di tanti secoli fa.