sabato 24 maggio 2014

Sul tradurre

Ogni libro da tradurre è una maratona senza allenatore e senza un pubblico che inciti il corridore. Il pubblico, attento e critico, guarda solo il filmato della prestazione che deve essere perfetta dall'inizio alla fine, tutti i passi del maratoneta, senza eccezione alcuna, devono essere misurati, flessuosi e leggeri, senza mai lasciare trasparire sudore, fatica, difficoltà o scoraggiamento.

domenica 11 maggio 2014

Una coppia anziana

Un signore anziano aspetta sua moglie alla stazione.
La signora arriva e loro si abbracciano.
"Che gioia rivederti! Mi sei mancata tanto" esclama il signore.
"Sono felice di rivederti, questi due giorni sembravano un'eternità" risponde la signora.
Un ragazzo che sta aspettando la fidanzata a pochi passi da loro si commuove alla vista dell'incontro e si avvicina alla coppia.
" Scusatemi, da quanto tempo siete sposati?"
"Esattamente da cinquant'anni" è la risposta.
"Spero che anche la mia fidanzata e io saremo una coppia tanto unita" dice il ragazzo sorridendo.
Il signore anziano si accosta al ragazzo, posa la mano sulla sua spalla e pronuncia le seguenti parole:
"Giovanotto, lei non deve sperare ma deve volerlo."  

Da 89,5 Music FM (stazione radiofonica ungherese)

giovedì 8 maggio 2014

NYC Serenade - Bruce Springsteen





NYC Serenade è uno dei più bei brani di Bruce Springsteen, ma non lo esegue quasi mai. L'anno scorso a Roma ha fatto un'eccezione e ho avuto la fortuna di trovarne il video, insieme al testo originale e una traduzione. 









“Billy he’s down by the railroad tracks
sittin’ low in the back seat of his Cadillac
Diamond Jackie, she’s so intact
as she falls so softly beneath him
Jackie’s heels are stacked
Billy’s got cleats on his boots
together they’re gonna boogaloo down Broadway
and come back home with the loot
it’s midnight in Manhattan
this is no time to get cute
it’s a mad dog’s promenade
so walk tall or baby don’t walk at all
Fish lady, oh fish lady
she baits them tenement walls
she won’t take corner boys
they ain’t got no money
and they’re so easy
I said - Hey, baby
won’t you take my hand
walk with me down Broadway
well mama take my arm
and move with me down Broadway -
I’m a young man, I talk it real loud
yeah babe I walk it real proud for you
ah so shake it away
so shake away your street life
shake away your city life
hook up to the train
and hook up to the night train
hook it up, hook up to the train
But I know that she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
she’s afraid them tracks are gonna slow her down
and when she turns this boy’ll be gone
so long, sometimes you just gotta walk on, walk on
Hey vibes man, hey jazz man, play me your serenade
any deeper blue and you’re playin’ in your grave
save your notes, don’t spend ‘em on the blues boy
save your notes, don’t spend ‘em
on the darlin’ yearlin’ sharp boy
straight for the church note ringin’
vibes man sting a trash can
listen to your junk man
listen to your junk man
listen to your junk man
he’s singin’, he’s singin’, he’s singin’
all dressed up in satin, walkin’ past the alley
he’s singin’, singin’, singin’, singin’”.
—————————————————-
Traduzione.
“Billy è giù vicino ai binari
seduto nel sedile posteriore della sua Cadillac
Diamond Jackie, lei è così pura
mentre scivola dolcemente sotto di lui
Jackie hai tacchi alti
Billy ha gli stivali decorati
insieme faranno boogaloo a Broadway
e torneranno a casa col malloppo
è mezzanotte a Manhattan
questa non è ora per essere carini
è una passeggiata da pazzi
perciò cammina a testa alta
o baby non camminare affatto
Pescatrice, pescatrice
lei adesca tra le pareti dei caseggiati
non vuole i ragazzi dell’angolo
non hanno soldi
e sono così facili
dissi - Hey baby
non vuoi prendere la mia mano
fatti una camminata con me per Broadway
coraggio mama attaccati al mio braccio
e vieni con me per Broadway -
sono un giovane uomo, parlo a voce alta
sì piccola, cammino davvero orgoglioso con te
perciò scuotitela di dosso
perciò scuotiti di dosso la tua vita di strada
scrollati di dosso la tua vita di città
salta sul treno e salta sul treno della notte
saltaci sopra, salta sopra il treno
ma io lo so che non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
teme che quei binari la possano rallentare
e che quando si girerà questo ragazzo sarà sparito
lontano, a volte devi solo andare avanti, avanti
Hey vibrafonista, hey jazzista
suonatemi la vostra serenata
un po’ più triste e suonerai nella tua tomba
risparmia le tue note
non sprecarle per i ragazzi tristi
risparmia le tue note
non sprecarle per il bel ragazzo sveglio
vai insieme alle note che rintoccano dalla chiesa
il vibrafonista batte su un bidone dei rifiuti
ascolta il tuo spacciatore
ascolta il tuo spacciatore
ascolta il tuo spacciatore
sta cantando, cantando, cantando, cantando
tutto vestito di seta, cammina oltre il vicolo
sta cantando, cantando, cantando…”.
—————————————————-
Bruce SpringsteenNew York City Serenade - 9:55
Album: The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle (1973)

martedì 15 aprile 2014

Pulitzer



Il premio Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza statunitense per il giornalismo, successi letterari e composizioni musicali, viene assegnato da quasi cent'anni, e oggi ormai sono pochi a sapere che il mondo lo deve a un ungherese, Joseph Pulitzer (Makó, 10 aprile 1847 - Charlestone, 29 ottobre 1911).

Pulitzer emigra giovanissimo dalla nativa Ungheria negli Stati Uniti dove combatte nella Guerra di Secessione, al termine della quale si stabilì a St. Louis, nel Missouri. In concomitanza  con una brillante carriera nel mondo della finanza e della politica, inizia ad acquistare giornali e a occuparsi di giornalismo. 


Nel 1892, Pulitzer propose al presidente della Columbia University, Seth Low, di istituire una scuola di giornalismo e si offrì come finanziatore del corso. L'università inizialmente rifiutò la proposta ed il denaro, ma nel 1902 il nuovo presidente della Columbia, Nicholas Murray Butler, accolse la richiesta. Ma il progetto venne realizzato solamente dopo la morte di Pulitzer, che non poté ammirare il proprio sogno realizzato. Nel suo testamento, Pulitzer donò 2 milioni di dollari all'università, che portarono alla creazione nel 1912 della Scuola di studi avanzati di giornalismo.
Nel 1917 venne assegnato il primo Premio Pulitzer in ottemperanza alle sue volontà; la scuola di giornalismo da lui voluta rimane ancora oggi la più prestigiosa degli Stati Uniti.
Joseph Pulitzer morì mentre si trovava a bordo del suo yacht, ed è sepolto al Cimitero di Woodlawn a New York. 
Monumento funebre di Joseph Pulitzer al Woodlawn Cemetery, NY, Bronx




giovedì 10 aprile 2014

Roma, anni '60

Alcune belle foto a colori di Roma negli anni '60. Purtroppo non è noto il nome del fotografo/degli fotografi. Fonte: http://ritkanlathatotortenelem.blog.hu
Buona visione!








Marinka e piccoli misteri

I girasoli, dipinto di Marinka Dallos
Da più di anno ogni settimana trascorro alcune ore molto piacevoli in compagnia di Marinka Dallos alla bellissima, accogliente e ben organizzata Casa Totiana diretta da Pia Toti Abelli. Scoprii casualmente questa casa museo dedicata a Gianni Toti, partigiano poeta giornalista e videoartista, e a Marinka Dallos, la sua prima moglie, traduttrice e pittrice italo-ungherese, e mi incuriosì subito.

Sapevo che insieme a suo marito, e in seguito con Jole Tognelli, un'amica scrittrice e drammaturga, Marinka aveva tradotto i poeti ungheresi più importanti e stralci di opere di scrittori contemporanei. "Scritto verso la morte", una delle prime raccolte italiane dei versi del poeta magiaro Miklós Radnóti, fu salutata con entusiasmo non solo dal pubblico ma da poeti della grandezza di Salvatore Quasimodo e Ingeborg Bachmann. Sapevo che Marinka era stata anche una celebre pittrice naif che aveva esposto in mostre collettive e individuali in tutta l'Europa. Marinka Dallos dominava la scena culturale ungherese a Roma già molti anni prima del mio arrivo, e per molti anni ancora, fino alla sua scomparsa prematura nel 1992, ma io non frequentavo l'ambiente italo-ungherese della Capitale e non ebbi l'occasione di incontrarla di persona. Con una sola eccezione.

Non ricordo l'anno ma era la prima metà degli anni '80 del secolo scorso, quando la mia mamma veniva a trovarmi da Budapest ancora con il treno proveniente da Mosca, che impiegava ventiquattro ore e più, permettendo o costringendo, secondo il caso, i viaggiatori a fare amicizia. Andai a prenderla alla stazione Termini, lei scese allegra e volle subito presentarmi la persona con la quale aveva condiviso lo scompartimento. Era Marinka Dallos, che ci invitò ad andarla a trovare, ma non riuscimmo a metterci d'accordo su un appuntamento. Verso casa la mia mamma raccontò che sul treno aveva aiutato Marinka, non molto volentieri per i rischi che ciò comportava, a nascondere alcune bambole di porcellana d'antiquariato che Marinka aveva acquistato in Ungheria per la sua collezione. Sarebbe stato difficile ottenere l'autorizzazione per portarle fuori dall'Ungheria, e per non farle scoprire dai doganieri Marinka dovette trovare un nascondiglio per loro, infilandone tre o quattro anche nella cuccetta di mia madre.

Marinka Dallos (1929-1992)
Nei decenni passati ogni tanto tiravo fuori - ora so che lo facevo distrattamente -, l'antologia Ungheria antiromantica, che Marinka aveva tradotto e redatto con Jole Tognelli per i tipi di Sciascia Editore nel 1971. Quel volume era una delle poche fonti di poesie ungheresi tradotte in italiano. Come dicevo prima, da un anno collaboro con la Casa Totiana per sistemare il lascito letterario di Marinka, mentre della sua pittura si sta occupando una bravissima e giovanissima storica dell'arte ungherese, Mirjam Dénes, per coincidenza originaria della cittadina natale di Marinka, Lőrinci.

Per puro caso il mio primo giorno alla Casa Totiana coincise anche con l'ottantaquattresimo compleanno di Marinka, e questo potrebbe già essere interpretato come un segnale. Ma da allora sono accaduti altri piccoli eventi significativi e soprattutto portatori di forti emozioni.

Marinka Dallos, Isola Tiberina
Imre Bertalan era il vice caporedattore di Nők lapja, l'unica rivista femminile nell'Ungheria degli anni '60. Era anche il papà di Anna, la mia amica di più antica data; siamo amiche per la pelle dalla quinta elementare. Ricordavo del viaggio di suo padre a Roma nel 1966, perché la sua intervista a Moravia aveva fatto scalpore, ma scartabellando fra i ritagli di giornali della Casa Totiana ho trovato anche un'intervista fatta da lui a Marinka nello stesso periodo. Il momento più sorprendente è stato quando ho preso in mano di nuovo l'Ungheria antiromantica di Marinka, e per la prima volta il libro si è aperto alla prima pagina, dove ho trovato, incredula e sconcertata, la firma di Imre Bertalan con la data: 30 marzo 1972. Data che mi ha fatto venire la pelle d'oca, perché Imre Bertalan sarebbe scomparso poco dopo. Per oltre 40 anni ero stata sicura di aver trovato questo libro al mio arrivo a Roma, regalo di un suo amico a noi, coppia italo-ungherese. E non avevo mai notato la firma. Né io né Anna ricordiamo nulla, lei non ricorda il libro che suo padre probabilmente aveva ricevuto dalla stessa Marinka, meno che mai di avermene fatto dono.

Ieri fra le carte di Marinka ho ritrovato una lettera della mia professoressa di disegno delle medie, una storica dell'arte, che era stata anche amica della mia mamma.

L'avventura continua, ogni volta vado sempre più incuriosita alla Casa Totiana dove ho ancora una montagna di carte da vedere e da archiviare, e chissà quante altre sorprese mi attendono ancora.






venerdì 21 marzo 2014

André Kertész

 “La fotografia è la mia sola lingua.
Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto”.

André Kertész


André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 - New York, 28 settembre 1985 è uno dei più importanti fotografi del XX secolo. Come diceva Henri Cartier-Bresson: "Tutto quello che abbiamo fatto Kertész l'aveva fatto prima."
Dimostrò come qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato. Di carattere introverso, guidato principalmente dall'intuito, la sua opera è difficilmente classificabile. 
Bocskay tér, Budapest, 1914
Tiszaszalka, 1914

Partenza di un soldato rosso, 1919

Budapest, 1916



"La mia fotografia è veramente un 'journal intime visuel'.
E' uno strumento, per dare un'espressione alla mia vita, per descrivere la mia vita,
proprio come poeti o scrittori descrivono le esperienze che hanno vissuto."


Esztergom, 1917

Puszta, 1914

Chez Mondrian, 1926









Forchetta, 1928


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giovedì 13 marzo 2014

Rivoluzione ungherese del 1848

Gyula Konkoly: Ritratto di Sándor Petőfi, 2008
Libertà, amore!/Solo di questi due ho bisogno,/All'amore io sacrifico la vita,/Ed alla libertà dono l'amore.


Poesia di Sándor Petőfi, poeta nazionale ed eroe, caduto nel 1849, a soli 26 anni, in una delle ultime battaglia della guerra d'indipendenza dagli Asburgo



Il 15 marzo 1848 scoppiò a Pest una rivolta che fnazionale, come in Italia e in Germania, nobiliare, perché l'aristocrazia ne assunse la guida, e liberale, perché promosse l'emancipazione dei servi della gleba, la libertà d'espressione e di stampa, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la tolleranza religiosa, e si trasformò in giacobina quando ruppe infine ogni legame con l'impero asburgico e proclamò la guerra nazionale per l'indipendenza.. Dal 27 settembre 1848 i radicali ungheresi, guidati da Lajos Kossuth, inaugurarono la fase più propriamente democratica e rivoluzionaria: fu proclamata la guerra mentre gli eserciti asburgici invadevano il regno. Gli ungheresi si armarono, divenne una rivolta popolare, e riuscirono a resistere fino al maggio 1849. Contro la riduzione dell'Ungheria a provincia austriaca, 4 marzo 1849 a Debrecen fu proclamata l'indipendenza. Nel nome della Santa Alleanza l'Austria chiese aiuto alla Russia, e insieme costrinsero gli ungheresi ad arrendersi nella battaglia di Világos, 13 settembre 1849, dopodiché fu imposto lo stato d'assedio, abrogato soltanto nel 1854.

martedì 11 marzo 2014

Sarah Khoury




Ho sempre amato i libri con le illustrazioni, da bambina non la finivo più di sfogliare l'edizione ungherese de "Il viaggio di Nils Holgersson" di Selma Lagerlöf, per quanto fosse meravigliosamente illustrato da uno dei grafici ungheresi più bravi, János Kass.











Infinito
Recentemente ho "scoperto" una giovane illustratrice italiana, Sarah Khoury, nata a Treviso nel 1984, e diplomata all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, e mi sono innamorata delle sue illustrazioni. Come queste:
Imprevisti


Favola russa