venerdì 1 agosto 2014

L'amore ai tempi di Facebook

Gli innamorati di corso Trieste: baci, maturità e Facebook

di Dario Cresto-Dina

Liceo Giulio Cesare, Roma


Su corso Trieste i ragazzi sono i padroni di quella fascia verde puntellata di pini che separa le due corsie dal Giulio Cesare salendo fino alla Nomentana. Si baciano sulle panchine, seduti sopra i caschi o sdraiati sull'erba ripassando gli appunti per la maturità.
"Tu ti ricordi di me solo quando cambio la foto sul profilo di Facebook", dice lei con gli occhi lucidi mostrandogli lo smartphone.
"Che te strilli?" le risponde lui. "T'ho messo pure me piace."

venerdì 4 luglio 2014

Szabadság tér, ossia piazza della Libertà, Budapest, 2014

Secondo i dati dello Yad Vashem e dello United States Holocaust Memorial Museum, dei quasi 825mila ebrei residenti in Ungheria prima dell'inizio della seconda guerra mondiale 568mila perirono nella Shoah.

Il 19 marzo 1944 la Germania nazista invase e occupò l'Ungheria con la collaborazione del governo ungherese e grazie al sostegno dei nazisti ungheresi, le Croci Uncinate. Per commemorare il settantesimo anniversario dell'invasione che oltre ai quasi 570mila ebrei uccisi costò la vita anche a innumerevoli altri, e comportò in seguito la distruzione di Budapest e di buona parte del Paese, il governo Orbán avrebbe voluto inaugurare un monumento nella centralissima piazza Szabadság di Budapest - sede anche del monumento di epoca socialista ai soldati sovietici che liberarono l'Ungheria. Il monumento progettato addebita l'intera responsabilità della Shoah ungherese ai nazisti tedeschi, assolvendo di fatto gli ungheresi che spesso provvedevano da soli all'eliminazione degli ebrei che degli oppositori, dei rom, degli omosessuali, e di tutte le categorie umane in contrasto con le idee del nazismo.

Con sit in, manifestazioni, discorsi e forme di resistenza pacifica, da 84 giorni un pugno di coraggiosi, alcuni dei quali sopravvissuti alla Shoah e discendenti delle vittime, stanno rendendo impossibile l'inaugurazione del monumento, presidiato giorno e notte dalle forze dell'ordine, chiedendo una corretta interpretazione della Storia.
"Chi non conosce la Storia è condannato a riviverla."
Una coppia di miei amici, Judit Szász

e Gábor Sebő, mio compagno delle elementari e delle medie

sono fra i promotori e gli organizzatori della protesta. I loro nonni furono uccisi ad Auschwitz.

Raccogliendo oggetti, foto e ricordi delle vittime dell'Olocausto, il gruppo di resistenti ha costruito un monumento proprio, chiamato Monumento Vivo (nella foto oggetti dei miei amici):


Oggi è l'ottantaquattresimo giorno di protesta, accompagnata spesso da interventi di celebrità locali e internazionali, non necessariamente di origine ebraica, come per esempio Péter Esterházy, scrittore di fama mondiale, che ha parlato ieri:
Foto di Dániel Németh

Lo scrittore ha letto anche un breve brano tratto dal suo volume "La paura del democratico" pubblicato nel 1988: „Abbiamo ripetuto fino alla noia che essere democratico significa non avere paura. Non significa soltanto non temere il potere, gli avversari, il regime, tutta quella massa anonima. Ne è solo una parte. Significa soprattutto non aver paura di avere pensieri limpidi, di interrogarci, di porre tutte le domande che riguardano noi stessi. Solo dopo dobbiamo accorgerci della pagliuzza o della trave nell'occhio dell'altro. Non dobbiamo avere paura della paura."
Qualche giorno prima la piazza ha avuto l'onore di cantare l'Inno alla Gioia diretta da un altro illustre sostenitore, il grande direttore d'orchestra Ádám Fischer.
Alcuni degli organizzatori e promotori della manifestazione sono stati denunciati e hanno procedimenti penali in corso, perché hanno scritto o disegnato sul telo che copre il monumento in attesa di essere inaugurato; qualcuno di loro, come il mio amico Gábor, è stato portato via dalla polizia a forza viva dalla piazza e denunciato a piede libero.  

domenica 29 giugno 2014

Sul volume "Scritto verso la morte" di Miklós Radnóti

Miklós Radnóti
(Budapest, 5 maggio 1909
Abda, 10 novembre 1944

Miklós Radnóti
(Budapest, 5 maggio 1909 – Abda, 10 novembre 1944)
Cinquant'anni fa, nel novembre del 1964, correva il ventesimo anniversario della morte di una delle più belle voci poetiche ungheresi, Miklós Radnóti, e per la ricorrenza in Italia furono pubblicati ben due volumi di sue poesie, selezionate e tradotte da due coppie di poeti e traduttori italo-ungheresi: Edith Bruck con Nelo Risi, e Marinka Dallos con Gianni Toti. Miklós Radnóti (Budapest, 5 maggio 1909 – Abda, 10 novembre 1944) è stato uno dei massimi poeti ungheresi, a lui i lettori ungheresi sono grati anche per le ottime traduzioni di poesie francesi. In seguito alle leggi razziali dovette abbandonare la cattedra di insegnante, fu perseguitato, rinchiuso in campi di concentramento e infine ucciso. Rintracciato in una fossa comune, nella tasca del suo cappotto fu trovato il suo ultimo taccuino di versi.
La raccolta di Marinka Dallos e Gianni Toti ebbe eco internazionale anche grazie a un loro caro amico, il critico letterario, saggista e cattedratico Gábor Tolnay (1910-1990). Tolnay capì fra i primi l'importanza dell'operazione di mediazione culturale svolta dalla coppia italo-ungherese, e contribuì attivamente al successo italiano e internazionale delle poesie di Miklós Radnóti, prima scrivendo la prefazione al volume Scritto verso la morte, e poi curandone la promozione nel corso della sua partecipazione a COMES, il raduno internazionale di poeti in Sicilia che si tenne poco dopo l'uscita della raccolta.
Negli anni '60 era opinione comune che la letteratura dell'antifascismo avesse prodotto solo testimonianze documentarie, ma non opere letterarie vere e proprie. Ne era convinta anche Ingeborg Bachmann, prima di ricevere una copia di Scritto verso la morte da Tolnay; Bachmann l'apprezzò al punto da chiedere una copia anche per Hans Magnus Enzesberger, il quale rimase profondamente colpito e decise di promuovere la traduzione tedesca dei versi del grande poeta ungherese. Le poesie di Miklós Radnóti suscitarono l'entusiasmo anche del più importante poeta e romanziere finlandese dei nostri giorni, Thor Vilhjalmsson, nonché il poeta irlandese Desmond O'Grady, che all'epoca viveva a Roma, usò termini superlativi per descrivere il genio di Radnóti.

(Andrea Rényi)


sabato 24 maggio 2014

Sul tradurre

Ogni libro da tradurre è una maratona senza allenatore e senza un pubblico che inciti il corridore. Il pubblico, attento e critico, guarda solo il filmato della prestazione che deve essere perfetta dall'inizio alla fine, tutti i passi del maratoneta, senza eccezione alcuna, devono essere misurati, flessuosi e leggeri, senza mai lasciare trasparire sudore, fatica, difficoltà o scoraggiamento.

domenica 11 maggio 2014

Una coppia anziana

Un signore anziano aspetta sua moglie alla stazione.
La signora arriva e loro si abbracciano.
"Che gioia rivederti! Mi sei mancata tanto" esclama il signore.
"Sono felice di rivederti, questi due giorni sembravano un'eternità" risponde la signora.
Un ragazzo che sta aspettando la fidanzata a pochi passi da loro si commuove alla vista dell'incontro e si avvicina alla coppia.
" Scusatemi, da quanto tempo siete sposati?"
"Esattamente da cinquant'anni" è la risposta.
"Spero che anche la mia fidanzata e io saremo una coppia tanto unita" dice il ragazzo sorridendo.
Il signore anziano si accosta al ragazzo, posa la mano sulla sua spalla e pronuncia le seguenti parole:
"Giovanotto, lei non deve sperare ma deve volerlo."  

Da 89,5 Music FM (stazione radiofonica ungherese)

giovedì 8 maggio 2014

NYC Serenade - Bruce Springsteen





NYC Serenade è uno dei più bei brani di Bruce Springsteen, ma non lo esegue quasi mai. L'anno scorso a Roma ha fatto un'eccezione e ho avuto la fortuna di trovarne il video, insieme al testo originale e una traduzione. 









“Billy he’s down by the railroad tracks
sittin’ low in the back seat of his Cadillac
Diamond Jackie, she’s so intact
as she falls so softly beneath him
Jackie’s heels are stacked
Billy’s got cleats on his boots
together they’re gonna boogaloo down Broadway
and come back home with the loot
it’s midnight in Manhattan
this is no time to get cute
it’s a mad dog’s promenade
so walk tall or baby don’t walk at all
Fish lady, oh fish lady
she baits them tenement walls
she won’t take corner boys
they ain’t got no money
and they’re so easy
I said - Hey, baby
won’t you take my hand
walk with me down Broadway
well mama take my arm
and move with me down Broadway -
I’m a young man, I talk it real loud
yeah babe I walk it real proud for you
ah so shake it away
so shake away your street life
shake away your city life
hook up to the train
and hook up to the night train
hook it up, hook up to the train
But I know that she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
oh she won’t take the train
no she won’t take the train
she’s afraid them tracks are gonna slow her down
and when she turns this boy’ll be gone
so long, sometimes you just gotta walk on, walk on
Hey vibes man, hey jazz man, play me your serenade
any deeper blue and you’re playin’ in your grave
save your notes, don’t spend ‘em on the blues boy
save your notes, don’t spend ‘em
on the darlin’ yearlin’ sharp boy
straight for the church note ringin’
vibes man sting a trash can
listen to your junk man
listen to your junk man
listen to your junk man
he’s singin’, he’s singin’, he’s singin’
all dressed up in satin, walkin’ past the alley
he’s singin’, singin’, singin’, singin’”.
—————————————————-
Traduzione.
“Billy è giù vicino ai binari
seduto nel sedile posteriore della sua Cadillac
Diamond Jackie, lei è così pura
mentre scivola dolcemente sotto di lui
Jackie hai tacchi alti
Billy ha gli stivali decorati
insieme faranno boogaloo a Broadway
e torneranno a casa col malloppo
è mezzanotte a Manhattan
questa non è ora per essere carini
è una passeggiata da pazzi
perciò cammina a testa alta
o baby non camminare affatto
Pescatrice, pescatrice
lei adesca tra le pareti dei caseggiati
non vuole i ragazzi dell’angolo
non hanno soldi
e sono così facili
dissi - Hey baby
non vuoi prendere la mia mano
fatti una camminata con me per Broadway
coraggio mama attaccati al mio braccio
e vieni con me per Broadway -
sono un giovane uomo, parlo a voce alta
sì piccola, cammino davvero orgoglioso con te
perciò scuotitela di dosso
perciò scuotiti di dosso la tua vita di strada
scrollati di dosso la tua vita di città
salta sul treno e salta sul treno della notte
saltaci sopra, salta sopra il treno
ma io lo so che non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
no non prenderà quel treno, no non prenderà quel treno
teme che quei binari la possano rallentare
e che quando si girerà questo ragazzo sarà sparito
lontano, a volte devi solo andare avanti, avanti
Hey vibrafonista, hey jazzista
suonatemi la vostra serenata
un po’ più triste e suonerai nella tua tomba
risparmia le tue note
non sprecarle per i ragazzi tristi
risparmia le tue note
non sprecarle per il bel ragazzo sveglio
vai insieme alle note che rintoccano dalla chiesa
il vibrafonista batte su un bidone dei rifiuti
ascolta il tuo spacciatore
ascolta il tuo spacciatore
ascolta il tuo spacciatore
sta cantando, cantando, cantando, cantando
tutto vestito di seta, cammina oltre il vicolo
sta cantando, cantando, cantando…”.
—————————————————-
Bruce SpringsteenNew York City Serenade - 9:55
Album: The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle (1973)

martedì 15 aprile 2014

Pulitzer



Il premio Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza statunitense per il giornalismo, successi letterari e composizioni musicali, viene assegnato da quasi cent'anni, e oggi ormai sono pochi a sapere che il mondo lo deve a un ungherese, Joseph Pulitzer (Makó, 10 aprile 1847 - Charlestone, 29 ottobre 1911).

Pulitzer emigra giovanissimo dalla nativa Ungheria negli Stati Uniti dove combatte nella Guerra di Secessione, al termine della quale si stabilì a St. Louis, nel Missouri. In concomitanza  con una brillante carriera nel mondo della finanza e della politica, inizia ad acquistare giornali e a occuparsi di giornalismo. 


Nel 1892, Pulitzer propose al presidente della Columbia University, Seth Low, di istituire una scuola di giornalismo e si offrì come finanziatore del corso. L'università inizialmente rifiutò la proposta ed il denaro, ma nel 1902 il nuovo presidente della Columbia, Nicholas Murray Butler, accolse la richiesta. Ma il progetto venne realizzato solamente dopo la morte di Pulitzer, che non poté ammirare il proprio sogno realizzato. Nel suo testamento, Pulitzer donò 2 milioni di dollari all'università, che portarono alla creazione nel 1912 della Scuola di studi avanzati di giornalismo.
Nel 1917 venne assegnato il primo Premio Pulitzer in ottemperanza alle sue volontà; la scuola di giornalismo da lui voluta rimane ancora oggi la più prestigiosa degli Stati Uniti.
Joseph Pulitzer morì mentre si trovava a bordo del suo yacht, ed è sepolto al Cimitero di Woodlawn a New York. 
Monumento funebre di Joseph Pulitzer al Woodlawn Cemetery, NY, Bronx




giovedì 10 aprile 2014

Roma, anni '60

Alcune belle foto a colori di Roma negli anni '60. Purtroppo non è noto il nome del fotografo/degli fotografi. Fonte: http://ritkanlathatotortenelem.blog.hu
Buona visione!








Marinka e piccoli misteri

I girasoli, dipinto di Marinka Dallos
Da più di anno ogni settimana trascorro alcune ore molto piacevoli in compagnia di Marinka Dallos alla bellissima, accogliente e ben organizzata Casa Totiana diretta da Pia Toti Abelli. Scoprii casualmente questa casa museo dedicata a Gianni Toti, partigiano poeta giornalista e videoartista, e a Marinka Dallos, la sua prima moglie, traduttrice e pittrice italo-ungherese, e mi incuriosì subito.

Sapevo che insieme a suo marito, e in seguito con Jole Tognelli, un'amica scrittrice e drammaturga, Marinka aveva tradotto i poeti ungheresi più importanti e stralci di opere di scrittori contemporanei. "Scritto verso la morte", una delle prime raccolte italiane dei versi del poeta magiaro Miklós Radnóti, fu salutata con entusiasmo non solo dal pubblico ma da poeti della grandezza di Salvatore Quasimodo e Ingeborg Bachmann. Sapevo che Marinka era stata anche una celebre pittrice naif che aveva esposto in mostre collettive e individuali in tutta l'Europa. Marinka Dallos dominava la scena culturale ungherese a Roma già molti anni prima del mio arrivo, e per molti anni ancora, fino alla sua scomparsa prematura nel 1992, ma io non frequentavo l'ambiente italo-ungherese della Capitale e non ebbi l'occasione di incontrarla di persona. Con una sola eccezione.

Non ricordo l'anno ma era la prima metà degli anni '80 del secolo scorso, quando la mia mamma veniva a trovarmi da Budapest ancora con il treno proveniente da Mosca, che impiegava ventiquattro ore e più, permettendo o costringendo, secondo il caso, i viaggiatori a fare amicizia. Andai a prenderla alla stazione Termini, lei scese allegra e volle subito presentarmi la persona con la quale aveva condiviso lo scompartimento. Era Marinka Dallos, che ci invitò ad andarla a trovare, ma non riuscimmo a metterci d'accordo su un appuntamento. Verso casa la mia mamma raccontò che sul treno aveva aiutato Marinka, non molto volentieri per i rischi che ciò comportava, a nascondere alcune bambole di porcellana d'antiquariato che Marinka aveva acquistato in Ungheria per la sua collezione. Sarebbe stato difficile ottenere l'autorizzazione per portarle fuori dall'Ungheria, e per non farle scoprire dai doganieri Marinka dovette trovare un nascondiglio per loro, infilandone tre o quattro anche nella cuccetta di mia madre.

Marinka Dallos (1929-1992)
Nei decenni passati ogni tanto tiravo fuori - ora so che lo facevo distrattamente -, l'antologia Ungheria antiromantica, che Marinka aveva tradotto e redatto con Jole Tognelli per i tipi di Sciascia Editore nel 1971. Quel volume era una delle poche fonti di poesie ungheresi tradotte in italiano. Come dicevo prima, da un anno collaboro con la Casa Totiana per sistemare il lascito letterario di Marinka, mentre della sua pittura si sta occupando una bravissima e giovanissima storica dell'arte ungherese, Mirjam Dénes, per coincidenza originaria della cittadina natale di Marinka, Lőrinci.

Per puro caso il mio primo giorno alla Casa Totiana coincise anche con l'ottantaquattresimo compleanno di Marinka, e questo potrebbe già essere interpretato come un segnale. Ma da allora sono accaduti altri piccoli eventi significativi e soprattutto portatori di forti emozioni.

Marinka Dallos, Isola Tiberina
Imre Bertalan era il vice caporedattore di Nők lapja, l'unica rivista femminile nell'Ungheria degli anni '60. Era anche il papà di Anna, la mia amica di più antica data; siamo amiche per la pelle dalla quinta elementare. Ricordavo del viaggio di suo padre a Roma nel 1966, perché la sua intervista a Moravia aveva fatto scalpore, ma scartabellando fra i ritagli di giornali della Casa Totiana ho trovato anche un'intervista fatta da lui a Marinka nello stesso periodo. Il momento più sorprendente è stato quando ho preso in mano di nuovo l'Ungheria antiromantica di Marinka, e per la prima volta il libro si è aperto alla prima pagina, dove ho trovato, incredula e sconcertata, la firma di Imre Bertalan con la data: 30 marzo 1972. Data che mi ha fatto venire la pelle d'oca, perché Imre Bertalan sarebbe scomparso poco dopo. Per oltre 40 anni ero stata sicura di aver trovato questo libro al mio arrivo a Roma, regalo di un suo amico a noi, coppia italo-ungherese. E non avevo mai notato la firma. Né io né Anna ricordiamo nulla, lei non ricorda il libro che suo padre probabilmente aveva ricevuto dalla stessa Marinka, meno che mai di avermene fatto dono.

Ieri fra le carte di Marinka ho ritrovato una lettera della mia professoressa di disegno delle medie, una storica dell'arte, che era stata anche amica della mia mamma.

L'avventura continua, ogni volta vado sempre più incuriosita alla Casa Totiana dove ho ancora una montagna di carte da vedere e da archiviare, e chissà quante altre sorprese mi attendono ancora.






venerdì 21 marzo 2014

André Kertész

 “La fotografia è la mia sola lingua.
Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto”.

André Kertész


André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 - New York, 28 settembre 1985 è uno dei più importanti fotografi del XX secolo. Come diceva Henri Cartier-Bresson: "Tutto quello che abbiamo fatto Kertész l'aveva fatto prima."
Dimostrò come qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato. Di carattere introverso, guidato principalmente dall'intuito, la sua opera è difficilmente classificabile. 
Bocskay tér, Budapest, 1914
Tiszaszalka, 1914

Partenza di un soldato rosso, 1919

Budapest, 1916



"La mia fotografia è veramente un 'journal intime visuel'.
E' uno strumento, per dare un'espressione alla mia vita, per descrivere la mia vita,
proprio come poeti o scrittori descrivono le esperienze che hanno vissuto."


Esztergom, 1917

Puszta, 1914

Chez Mondrian, 1926









Forchetta, 1928


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