L'incipit della novella "Storia greca" di Lajos Galambos, costola dell'e-book omonimo, fra qualche settimana in uscita con I Dragomanni.
Lajos
Galambos
Storia
greca
1.
L'uomo
può sentirsi a casa in qualsiasi punto della terra per quanto il
mondo sia inclemente e crudele ovunque. Qualche tempo fa mi capitò
fra le mani un quaderno: non so se chiamarlo lettera d'addio o
diario. Non ha importanza. Lo aveva scritto una ragazza poco più che
diciassettenne. Il destino l'aveva costretta ad affrontare questioni
complicate anche per i saggi; per questo motivo vale forse la pena di
diffonderlo, seppure con qualche modifica.
2.
Per
quel che ho appreso dalle mie letture, le lettere d'addio cominciano
tutte così: “Quando leggerete queste righe io non sarò più fra i
vivi”. Io non posso iniziare con queste parole perché non sto
scrivendo una lettera ma svolgendo un'analisi, per capire se la mia
situazione, le circostanze della mia esistenza offrano possibilità
diverse dalla soluzione finale.
Mi
chiamo Andrea Chaitas. Un nome strano: i greci non lo usano, non
possono, perché Andrea è il vocativo di Andreas. Io, però, sono
nata in Ungheria, nel 1949. La mia lingua madre è il greco, ma credo
di parlare meglio l'ungherese; mia madre mi diceva spesso che avevo
imparato facilmente tutt'e due le lingue. Più tardi, al liceo, mi
dettero anche una spiegazione scientifica: le due lingue hanno lo
stesso grado di difficoltà. Se ricordo bene, i manuali di
linguistica attribuiscono a entrambe cinquantaquattro punti.
(Traduzione di Andrea Rényi, revisione di Isabella Zani)







